II DOMENICA DI QUARESIMA
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Come sempre vi invito a tenere presente la nostra esperienza.
- I cambiamenti avvengono sempre attraverso un incontro, per mezzo di un incontro. L’incontro è tanto più grande e straordinario quanto più risponde a quello che tu cerchi, a ciò che di fondamentale cerchi. Quanto più risponde alle esigenze fondamentali del nostro cuore: amare ed essere amati. La vita nasce, sboccia e cresce all’interno di un rapporto d’amore tra sposi, con la mamma e con il papà, con gli amici. I miei amici. La donna di Sicar. Una donna che voleva amare ed essere amata.
- L’incontro è un dono. L’incontro non si programma.
Noi crediamo di essere in grado di rispondere al «grido» del nostro cuore, ci diamo da fare con le nostre iniziative, i nostri riempitivi, (pensiamo all’industria del tempo libero, a tutte le iniziative che ci sono), ma non ci riusciamo.
Qual è l’annuncio di oggi?
Solo l’incontro con una Presenza che viene dall’Alto, che ti conosce più di quanto tu conosca te stesso, è in grado di rispondere in modo adeguato alle esigenze vere e profonde del tuo cuore. Questo è Cristo, questo è il cristianesimo.
Per questo diciamo che il cristianesimo non è una religione, ma un Avvenimento. La nostra vita cambia dall’incontro con Cristo, questa grande Presenza la trasforma in Avvenimento come è stato per gli Apostoli, Paolo, i Santi di ieri e di oggi. Quanti di noi sono cambiati per questo incontro!
La religione invece è pensare che questa Grande Presenza ha bisogno di riti, liturgie e adempimenti morali. Come tutte le religioni. Hanno bisogno di templi, di riti, di caste sacerdotali, di norme e precetti morali.
Invece dice Gesù: «… viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Chiese, riti, precetti devono essere solo l’occasione per favorire l’incontro con la Grande Presenza di Cristo.
In tanti di noi un incontro del genere è capitato. Bisogna approfondirlo: nell’incontro con la sua contemporaneità, la Chiesa. Io non saprei vivere senza la Chiesa, che è il Corpo di Cristo che posso seguire ed abbracciare. Infatti Cristo non censura le domande del nostro cuore, la domanda di essere abbracciato, amato nella totalità, una totalità che comprende anche la nostra realtà fisica. Alla donna Samaritana dice: Segui me, stai con me. Piantala di cercare tra tutti gli uomini di Sicar, non ne troverai alcuno adeguato (un limite non è adeguato a rispondere ad altri limiti).
Il test dell’incontro è la missione. Il test che abbiamo incontrato il Mistero Presente, e che non ci riduciamo ai nostri incontri terreni, è la missione. «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto». Allora la missione non è un insieme di iniziative – alias pastorale missionaria – ma l’invito all’incontro con colui che sperimenti conosce te più di te.
La Quaresima non è l’intensificarsi di uno sforzo, ma della domanda.
I DOMENICA DI QUARESIMA 2009
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Rendo e rendiamo grazie a Dio per questo periodo di Quaresima.
Io ne sento un grande bisogno e mi auguro sia così anche per ognuno di voi. Un tempo di 40 giorni che ci viene offerto come tempo di preghiera, tempo di digiuno, tempo di elemosina.
Un tempo per prepararsi, i più giovani, e approfondire, i più grandi, il compito della missione che la Chiesa e noi, come cristiani, abbiamo.
Gesù, prima di iniziare la sua missione pubblica, fu condotto dallo Spirito nel deserto «per essere tentato dal diavolo», cioè per essere distolto dal compiere il compito che il Padre gli ha dato.
Insomma Satana chiede a Cristo di diventare l’Anti-Cristo, come chiede a noi cristiani di diventare gli anti-cristiani e, di conseguenza, chiede a noi uomini di diventare gli anti-uomini.
Lo scopo delle tentazioni diaboliche è sempre quello di indebolire la ragione e la volontà nel nostro compito di testimoni di Cristo.
Ricordiamoci che, per un mistero particolare, il mondo è totalmente posto nel maligno e noi ne facciamo tanto più esperienza quanto più intraprendiamo il cammino di offerta totale della nostra vita a Cristo, perché siamo continuamente tentati.
La pedagogia della Chiesa ci ripropone anche quest’anno tre pratiche cristiane molto care alla tradizione biblica e cristiana: la preghiera, l’elemosina e il digiuno.
Il Papa nel suo messaggio quaresimale insiste soprattutto sul digiuno.
Qual è lo scopo del digiuno? Dimagrire? Disintossicarsi dal fumo e dall’alcool?
Questi aspetti sono utili, ma non sono lo scopo del digiuno. «.. il digiuno rappresenta una pratica ascetica importante, un'arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi. Privarsi volontariamente del piacere del cibo e di altri beni materiali, aiuta il discepolo di Cristo a controllare gli appetiti della natura indebolita dalla colpa d'origine, i cui effetti negativi investono l'intera personalità umana». Digiuniamo per essere facilitati a non peccare. «Digiunare giova certamente al benessere fisico, ma per i credenti è in primo luogo una "terapia" per curare tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla volontà di Dio».
Per questo invito tutti ad iniziare questa quaresima con la confessione, dando particolare attenzione ai peccati che ci allontanano da Cristo e dai fratelli. Infatti il peccato entrò nel mondo per il rifiuto dell’uomo e della donna di astenersi dal consumare il frutto proibito. «"Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire" (Gn 2,16-17) Commentando l'ingiunzione divina, san Basilio osserva che "il digiuno è stato ordinato in Paradiso", e "il primo comando in tal senso è stato dato ad Adamo". Egli pertanto conclude: "Il 'non devi mangiare' è, dunque, la legge del digiuno e dell'astinenza" (cfr Sermo de jejunio: PG 31, 163, 98)».
In conclusione: Confessione, rispettare la pratica del venerdì di astenersi dalle carni, individuare da che cosa dobbiamo digiunare come «grido» per impetrare da Dio il digiuno dai peccati
Poi la preghiera. Il tentatore non vuole che si preghi. Il tentatore semina nel nostro cuore e nella nostra mente un sottile e sempre più intenso fastidio per il tempo della preghiera, fino ad arrivare ad una vera insopportabilità per la preghiera, astio e odio verso Cristo.
Il test della debolezza della nostra vita cristiana è il pochissimo tempo che dedichiamo alla preghiera.
Richiamo il valore della Messa quotidiana o almeno della visita al SS. Sacramento.
E infine l’elemosina. Ciò che risparmiano venga dato ai poveri. L’elemosina espia molti peccati.
Questa sera, a tavola, con i figli, i genitori lavorino su come vivere questi tre aspetti quaresimali.
ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA – SANTE QUARANTORE
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Da dove inizia il cambiamento della società, del mondo? Da dove inizia il cambiamento della cristianità, della Chiesa, della nostra Comunità? Da dove inizia il cambiamento della tua famiglia, se in essa c’è qualcosa che non va?
Risposta netta e chiara.
Il cambiamento parte sempre dal nostro, mio cuore convertito, che decide di cambiare.
Il cambiamento parte dal nostro io che dice sì a Cristo.
Il cambiamento parte dal nostro io che vede la realtà, la osserva con attenzione, la guarda in profondità, e infine sottopone la ragione alla Realtà.
La prima realtà, l’origine di ogni realtà è Cristo.
Il cambiamento parte da me.
Noi di solito pensiamo che il cambiamento parte dal cambiare le regole, strutture, organizzazione, persone, governi. Anche. Ma non è questo il punto di partenza. Tanto meno il cambiamento parte quando cambiano gli altri (succede soprattutto in famiglia).
Il cambiamento parte dal mio cuore che sta di fronte a Cristo e dice «pietà di me Signore perché sono peccatore».
Il cambiamento parte dal fare all’inizio di ogni giornata il segno della croce (Nel nome……) con il desiderio di fare tutto nel suo nome, di stare di fronte alla realtà nel suo nome.
Come si fa? Lo esplicito.
Sta di fronte alla realtà: la vita che vivi oggi ti è data da Dio, il giorno e il tempo vivilo per Lui. Il tempo è un regalo, un dono che ti viene fatto perché tu sia felice, contento.
Sta di fronte alla Realtà: sei cristiano!
Le tue idee, il tuo modo di pensare siano una conseguenza della tua fede: dalla fede nasce il metodo! Sii fedele alle indicazioni della Chiesa.
Sei sposato, sei padre, madre, figlio, sta di fronte alla realtà. Vivi all’interno di questa tua appartenenza.
Il padre ha il compito di ricordare al figlio che è figlio, cioè appartiene. L’appartenenza è libertà, non schiavitù.
L’obbedienza all’appartenenza è realizzazione di sé non repressione di sé. (Certo il padre deve essere sempre figlio di Dio).
Sta di fronte alla Realtà! Sei studente? Studia con il desiderio di penetrare la conoscenza e il sapere.
Lavori? Lavora con serenità, costruendo il suo Regno attraverso il tuo lavoro. Ecc…..
Dopo il segno della croce, dico «Totus tuus». Signore, dico alla sera, o in chiesa, abbi pietà di me perché sono peccatore. Fino ad arrivare ad ammettere e a dice: «Signore io voglio essere tuo, ma le mie contraddizioni, le mie incoerenze mi piacciano. Aiutami a superare il mio dualismo».
Ci si confessa per appartenere totalmente a Cristo. Ci si confessa per «vedere» l’irrazionalità delle incoerenze morali.
Dov’è la colpa del fariseo?
Per lui la salvezza sta nell’osservare le regole, cioè la salvezza nasce dall’uomo, da te. Se tu osservi la realtà e sottoponi la ragione alla realtà, capisci che non sei tu il tuo salvatore.
VI DOMENICA DOPO L’EPIFANIA - 15 FEBBRAIO 2009
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Questa domenica è chiamata anche «della divina clemenza». Infatti il racconto della valorizzazione e del perdono della peccatrice che piangendo gli lava i piedi, glieli asciuga con i suoi capelli, li bacia, li cosparge di profumo, manifesta che Gesù non vuole la morte del peccatore bensì che «risorga e viva».
Dio è il Dio della vita e tutto ciò che fa è per la pienezza della vita dell’uomo nella totalità dei suoi fattori.
Nella diatriba che c’è tra il fariseo, che invita a pranzo Gesù, e Gesù stesso emerge con chiarezza la differenza che c’è tra «conversione e moralismo».
C’è innanzitutto da notare che la maggior parte dei cristiani non ha capito il dono enorme della «confessione», del sentirsi dire: «Alzati va, i tuoi peccati, i tuoi molti peccati sono perdonati».
Quanto meno uno si confessa, tanto più sprofonda nella palude putrida dei suoi peccati, tanto più perde la ragionevolezza del giudizio e la sensibilità morale , al punto che quando il fango putrido gli arriva fino alla gola, alla bocca, alle narici non sente più il lezzo (es. l’assassinio del mafioso).
La confessione è Cristo che spala via da noi il fango putrido, che fa respirare con aria nuova mente e cuore, che ci lava e ci rende nuovi come nel giorno del Battesimo.
Ci si confessa perché la coscienza ci rimprovera per i nostri peccati? Non è questo il primo motivo. Ci si confessa perché il peccato mi allontana dal mio maestro, mi fa perdere il giudizio vero sulla realtà e il rapporto vero con ciò che accade. Il peccato minaccia la fede per Gesù. E questo è l’origine del male. Il male distrugge l’unità della persona. Il male minaccia la salute della persona.
Ci si confessa perché si desidera, si vuole riapprofondire l’appartenenza a Cristo. Ci si confessa per convertirci, non per moralismo.
Il fariseo scandalizzato dai peccati della donna la vuole allontanare. La vuole lasciare morire nel suo male morale. Questo è il moralismo. Si scandalizza della donna e non crede in Gesù. Gesù vede nell’iniziativa della donna nei suoi confronti un grande atto d’amore. Per questo le perdona i suoi molti peccati e le dice: «La tua fede in me ti ha salvato, va in pace».
Non è lo schifo per i peccati che salva, ma lo struggimento per Cristo.
Approfondiamo il nostro rapporto, confessiamoci frequentemente (almeno una volta al mese) perché questo accada.
IV DOMENICA DOPO L’EPIFANIA – GIORNATA DELLA VITA
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Questo brano è da imparare a memoria. (Lc. 8, 22-25)
Dice cos’è il cristianesimo, il metodo cristiano e come si diffonde nel tempo e nella storia.
Segnalo i passaggi del brano. Mi soffermo solo su alcuni.
Il contesto. Siamo in Galilea zona lago. Non dimentichiamo che alcuni degli apostoli facevano di mestiere il pescatore.
«Un giorno, il Signore Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: “Passiamo all’altra riva del lago”. E presero il largo».
Che cos’è il lago? È il segno del mondo, di tutta la terra. Gesù vuole che il suo «vangelo» arrivi a tutti i villaggi e le città della terra, per questo ci invita a «prendere il largo».
Mi ha sempre affascinato questo invito: «Prendi il largo». Anche se poi si deve stare fermi in un luogo, l’importante che con il cuore, con la mente «si prenda il largo». La gratitudine per l’esperienza che faccio nasce da questo. La passione nell’instaurare rapporti, la passione di imparare, di leggere, di sapere è proprio per «prendere il largo» e poter portare Gesù a tutti. La condizione per prendere il largo è il confronto con la Comunità.
Mentre navigavano Egli si addormentò. Cristo è veramente uomo. È stanco, si addormenta. Lascia la responsabilità della traversata ai suoi discepoli.
La barca. Gesù è sulla barca. Il lago del tempo lo si può attraversare solo sulla barca che è la Chiesa. È sulla barca della Chiesa che c’è Gesù.
La barca è l’istituzione ecclesiale, talvolta bella, talvolta brutta, presenta ammaccature.
Questa barca è mandata avanti da Pietro (dal Papa) e dagli Apostoli (i vescovi).
Solo appartenendo alla Chiesa e vivendo nella Chiesa sei certo che incontri Gesù.
Gesù è lì dove ci sono i 12, anche se talvolta la barca è scomoda.
Infatti fa acqua. Quando sorge all’improvviso la tempesta, una grande tempesta, i pescatori si spaventano e gridano: «Maestro, maestro siamo perduti». Gesù si sveglia e … ci fu bonaccia. E poi dice: «Dov’è la vostra fede?» Vi fidate o no? Siete certi di me o no?
Perché stiamo nella Chiesa? Perché c’è Gesù. Perché ce lo rende contemporaneo ovunque. Questo è il motivo della mia fede nella Chiesa e il mio amore appassionato per Lei. «Extra ecclesia nulla salus».
La mia fede non sta nella barca, istituzione ecclesiastica, perché può far acqua e quando c’è tempesta non è in grado di salvarmi. Questo è il dramma della «pastorale». Pensare che la salvezza stia nei «piani pastorali», iniziative, riunioni, consigli ecc. e non in Cristo.
Usiamo pure la barca, non se ne può fare a meno. Ad un patto: che ci sia Gesù.
Questo vale anche per gli Apostoli, il Papa e i vescovi. Ci fidiamo di loro perché custodiscono il Corpo addormentato di Gesù e quando non ce la fanno, lo svegliano. L’obbedienza e al magistero in quanto «custos Christi».
Riflettiamoci.
Per questo insisto sulla preghiera e sul silenzio.
FESTA DELLA FAMIGLIA - 25 GENNAIO 2009
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
L’Arcivescovo di Milano ha scritto una lettera alle famiglie dal titolo: «Famiglia diventa anima del mondo». A partire dal mondo che abito: quartiere, città, comunità, luogo di lavoro, scuola, ecc.
Vi offro alcuni spunti che mi sono nati nel monastero della Cascinazza mentre riflettevo sulle letture di questa festa. Hanno bisogno di essere approfondite e riflettute.
1) «Famiglia diventa anima del mondo»
Che cos’è l’anima o l’io? L’anima è ciò che permette all’uomo di dare alle cose che incontra il nome, di dare il nome alla realtà, di dire che cos’è la realtà che incontra (leggere Gen. 2, 18-20).
L’anima è ciò che permette all’uomo di dare il nome agli animali, alle piante, alle cose.
L’anima modella il nostro cuore, cioè forma il nostro modo di giudicare e il nostro modo di rapportarci con la realtà. Se non avessimo l’anima non sapremmo giudicare e non sapremmo stabilire un rapporto affettivo con la realtà.
Perciò: famiglia diventa anima del mondo. Famiglia sappi giudicare il mondo che ti circonda, anzi contribuisci a creare il mondo che ti circonda, plasmalo e sappi entrare in rapporto positivo.
2) Quando l’uomo perde l’anima, muore. Quando l’anima, l’io, esce dal corpo, il corpo muore. Non sta in piedi. (Ha orecchi, ma non sente….). ma «l’anima» può perdere la coscienza e continuare a vivere. E questo è il dramma di tante malattie (malati in coma: Eluana, malati di Alzheimer). L’anima è in apnea. C’è ma non opera. Oppure si ha l’anima, è cosciente, ma il giudizio è tutto deviato e nasce un comportamento morale seminatore di morte. (L’inferno è il luogo abitato da anime perse. È il dramma che il popolo percepisce essere gravissimo. Ha perso la testa, ha perso l’anima).
L’anima perde la testa quando pretende di fare a meno del Padre Dio, quando odia il Padre. L’inferno è l’esperienza dell’odio verso Dio e quindi verso i suoi figli (gelo).
3) Perdere l’anima significa perdere il giudizio, sfaldare il giudizio. Si perde l’unità della realtà. Il relativismo culturale e il relativismo morale, che sfociano nella cultura nichilista, sono la conseguenza dello sfaldamento dell’io. Infatti tutta la questione antropologica, la questione della famiglia, la questione sessuale (non sapere più chi è maschio e chi è femmina), sono la conseguenza tragica della «perdita» dell’anima.
4) Allora la questione dell’anima, dell’io, e diciamo finalmente il temine più comprensibile, la questione dell’educazione, è questione terribilmente seria.
«Famiglia diventa anima del mondo». Famiglia diventa il luogo, la compagnia dove l’educazione totale dei componenti la famiglia stessa è messa al primo posto.
Oggi si assiste a «cure» parcellizzate, non all’educazione totale. Infatti non si cresce curando una parte, ma il tutto (solo il corpo, solo lo sport, solo studio di alcune materie ecc.).
La cura di una parte trasforma l’educazione in ossessione o in fissazione. (Esame profondo). L’educazione o riguarda la totalità dell’io, incluso il corpo, o non c’è. Per questo Cristo è RISORTO.
In Cristo la morte è sconfitta in ogni aspetto e questo è il nostro destino.
5) Il test per verificare lo stato dell’anima di una famiglia è la sua capacità educativa. Maria e Giuseppe perdono Gesù (il figlio) senza accorgersi. Lo cercano e lo trovano dopo tre giorni. L’hanno perso perché? Hanno dimenticato il destino del Figlio ( Non sapevate che ….).
Ecco l’educazione: avere sempre chiaro il destino del Figlio. Per avere chiaro il destino del Figlio, devo avere chiaro il mio.
6) Mistero. Maria dimentica (?) per un istante che la vocazione del Figlio ha un suo metodo, quindi una sua modalità. Gesù si trovava nel luogo (Tempio di Gerusalemme) che sulla terra era stato scelto come luogo sacro per eccellenza. Per la prima volta il Tempio di Gerusalemme ospita Dio, Presente in Carne ed Ossa. La Madonna e Giuseppe lo trovano nella sua casa.
Il Cristo totus lo si trova solo nella sua Chiesa.
II DOMENICA DOPO L’EPIFANIA - 18 GENNAIO 2009
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Che umanità trova il Figlio di Dio quando viene sulla terra? Se volessimo dipingere una parete usando le immagini di Isaia dovremmo tenere presenti due quadri.
Il primo: Tenebre dense e nebbia fitta avvolgono le nazioni della terra. Un velo copre la faccia di tutti i popoli e una coltre è distesa su tutte le nazioni. La morte domina incontrastata, le lacrime irrigano i volti degli uomini e il popolo di Israele vive nell’ignominia. Un popolo del quale ci si vergogna di pronunciare il nome.
Questa è la situazione.
Popoli, nazioni e individui sono avvolti dalla cecità. Incapaci di un movimento positivo perché tenebre dense e nebbia fitta, buio e freddo, impediscono un movimento libero, sereno, caldo.
Ci si muove a tentoni e con estremo impaccio; anche perché, come se non bastasse, un velo e una coltre coprono i nostri volti e i volti delle nazioni. Cecità totale che porta alla morte. Per questo le lacrime scorrono a fiumi. Una umanità senza speranza di vita e di felicità. Questa immagine è resa «plastica» oggi dall’azione dei terroristi. Un movimento, degli individui che vivono nelle tenebre e nella nebbia fitta, con un velo e una coperta che copre la loro ragione e identità e che nella disperazione (lacrime) hanno come scopo di seminare la morte.
Questo è il primo quadro.
Il secondo quadro: Qual è il compito del Messia appena arriva? Cinque verbi al futuro: Preparerà, strapperà, eliminerà, asciugherà, farà scomparire.
«Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato».
Organizza una festa, prepara un banchetto. Un banchetto abbondante. Il mangiare insieme è il segno di una riappacificazione, di una vita comune che sta nascendo e si sta rassodando. Un banchetto con la Presenza permanente di Cristo, dello sposo vero dell’umanità.
Tutti i banchetti ai quali partecipa Gesù sono «segni» della festa e del banchetto eterno.
La vita terrena di Gesù inizia e termina con due banchetti di nozze: Cana e ultima cena.
Nella prima è invitato, ma è Lui che dovrà mettere una pezza alla poca capacità organizzativa dello sposo terreno. Per dire che lo sposo reale in grado di organizzare un banchetto vero, una festa vera è solo Gesù. E la organizza con grande abbondanza (80/120 litri x 6 giare = 480/720 litri).
L’ultima cena. Lo sposo si consegna alla sposa, all’umanità, alla Chiesa. Si consegna e offre sé, corpo e sangue, per la vita della Sposa, per la vita della Chiesa, per la vita dell’umanità.
I banchetti successivi sono tutto un rimando al banchetto dell’ultima cena (Emmaus, pesce arrostito sulla spiaggia.
Sono tutte opportunità per riconoscere Cristo.
Conclusione da fissare. Ogni nostro rapporto, festa, banchetto o rimanda e porta alla Messa, alla Comunità o inevitabilmente i convitati, prima o poi, resteranno senza vino.
Un banchetto che delude e che finisce perché lo sposo del momento si è dimostrato incapace.
BATTESIMO DEL SIGNORE - 11 GENNAIO 2009
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Il Battesimo di Gesù per opera di Giovanni nel fiume Giordano è l’occasione per il Battista di rivelarci la missione di Gesù. «Egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Siccome noi siamo stati tutti battezzati nello Spirito Santo è l’occasione per approfondire questo grande avvenimento che ci è capitato all’inizio della vita e che deve segnarla tutta.
«Egli vi battezzerà in Spirito Santo».
«Siamo stati battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Chi è lo Spirito Santo? La Sapienza del Padre e del Figlio. L’Amore del Padre e del Figlio.
Approfondiamo un attimo.
Che rapporto c’è tra la Sapienza/conoscenza e Amore? Fondamentale.
Si può conoscere e quindi essere sapienti senza Amore? NO.
Perché solo chi ama conosce. Solo chi ama possiede la realtà. La persona che ha davanti, i fatti che avvengono, ecc. (es. lo studente impara e approfondisce la materia che ama o la materia del professore che gli è simpatico, ecc.).
Facciamo fatica a capire questo perché noi abbiamo una concezione intellettualistica della conoscenza e della sapienza.
Conoscere non significa possedere nozioni. Conoscere significa penetrare l’io di una persona, la realtà profonda di una persona.
Si conosce solo nello Spirito Santo.
«L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che con il cuore» (La volpe ne Il Piccolo principe di Saint-Exupery).
Lo Spirito Santo ci è dato «per conoscere Cristo, per amare Cristo».
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Il discrimine è questo. Tutto lo studio e l’esperienza umana se sono guidati dallo Spirito Santo portano a conoscere Cristo come Figlio di Dio e quindi a «consegnarsi» a Lui. Se non portano a questa conoscenza sono uno studio e una esperienza avvolte da una «fitta nebbia e tenebre».
Giovanni Battista capisce chi è Gesù quando dopo averlo battezzato «… subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba».
Soffermiamoci un attimo sui «cieli che si squarciano».
Lo squarciarsi dei cieli è dono di Dio. Isaia ha parlato di tenebra e di nebbia fitta che avvolge la terra. C’è una cecità intrinseca alle nazioni, all’umanità, popoli, persone che impedisce di vedere il cielo. Il cielo, l’al di là, il di sopra della terra, di ogni nostra esperienza.
Ormai da parte di Dio «i cieli sono squarciati» e con l’incarnazione Cristo c’è, è presente. Bisogna togliere la nebbia che offusca mente e cuore. È il cammino di conversione che consiste nell’appartenenza approfondita alla Chiesa che rende Cristo a noi contemporaneo.
Per togliere la nebbia occorre seguire la Chiesa (obbedienza) nel sacramento della Confessione per farci aiutare a togliere le nostre nebbie.
Amicizie che annebbiano, concezioni di vita (es. della domenica), riduzioni dell’esperienza (riduzione della domenica al rito della messa e basta), vizi che causano dipendenza, mancanza totale di silenzio e di riflessione, mancanza totale di domanda.
Veni Sante Spiritus, veni per Mariam. Eccomi.
FESTA DI S. GIOVANNI E DEI SANTI INNOCENTI 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Nell’ottava di Natale la Chiesa ci invita a contemplare il «Verbo fatto carne» attraverso la testimonianza di alcuni santi (S. Stefano, S. Giovanni Evangelista, i Santi bambini di Betlemme uccisi a causa di Cristo).
Il «Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi», e da allora continua ad abitare tra noi ORA e sempre.
È una compagnia quella di Cristo che è e sarà sempre con noi. A meno che noi decidiamo per l’Inferno. L’esperienza dell’assenza di Cristo. L’esperienza della totale assenza di amore. L’esperienza di gelo assoluto. All’inferno non si muore di caldo, ma di freddo per l’assenza di amore..
La certezza della compagnia di Cristo per sempre è quella che mi ha affascinato e mi affascina. È ciò che mi ha fatto e fa vedere la ragionevolezza del seguire Gesù, 24 ore su 24, ecc. lui c’è e ci sarà sempre. Quando ero giovane, ora che sto invecchiando, quando celebro i sacramenti e quando sbaglio. Sempre. È l’unico che mia ha preso e mi prende sul serio. Sempre. Ora nella vita terrena, domani nella vita eterna.
Dal «verbo fatto carne» è nato e rinasce il cristianesimo. È nata e rinasce la Chiesa.
La Chiesa in questi giorni incomincia a farci toccare con mano le conseguenze sulle persone della Presenza corporea del Verbo: il martirio di S. Stefano, l’amore appassionato di Giovanni, il sangue sparso in odio a Cristo.
Soffermiamoci un attimo su Giovanni e gli Innocenti.
S. Giovanni
I primi 10 versetti del primo capitolo della I lettera di Giovanni devono essere imparati a memoria. In queste righe Giovanni ci dice il metodo per diventare cristiani e il metodo per diffonderlo nel mondo.
«Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito., quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.
Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c'è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi».
Non si diventa cristiani perché si fanno corsi di teologia, perché si va al catechismo, perché si legge la Bibbia. Come non si diventa amici di una persona perché si leggono libri sull’amicizia. Si diventa cristiani quando, per grazia, si incontra Gesù e, affascinati, lo si segue e si sta con Lui. Ora questo è possibile seguendo la Chiesa
Santi Innocenti.
Erode uccide, in odio a Cristo, tutti i bambini dai due anni in giù di Betlemme e del suo territorio.
Due evidenze.
a) Come Dio diventa carne e, dal cielo dove noi lo releghiamo, scende sulla terra, immediatamente scorre «sangue». Nasce subito il conflitto cruento con il potere assoluto del potere e con Cristo che riafferma di essere sopra ogni potere. Il potere si è sempre considerato Dio. A Lui solo appartiene tutto l’universo, compresi i piccoli regni del minuscolo pianeta terra.
È storia che ha attraversato e attraversa tutti i 2000 anni di cristianesimo. Compreso oggi. Le persecuzioni continuano, i bambini cristiani uccisi, o che devono scappare con i loro genitori. È attualità. La strage degli innocenti a causa di Cristo continua.
b) Il potere quando si fa Dio, fa morti. È la storia di tutte le dittature. E l’uomo è la vittima illustre, l’ambiente terra è l’altra vittima illustre, l’eliminazione di ogni pace e giustizia è la terza vittima illustre.
Comunismo, Nazismo con la dependance del fascismo, laicismo con la deriva della Statolatria. Il potere dello stato che si autoproclama Dio e che decide chi è Persona e chi non è, quando è tempo di nascere e quando è tempo di morire, se la sessualità è intrinseca alla natura umana oppure se è un sopramobile, se il matrimonio si contrae tra diversi o tra simili, se la «legge naturale» esiste o no.
È un capitolo apertissimo.
Questo per dirci che «quando nasce un Figlio» la sua Presenza si fa sentire. Soprattutto se questo Figlio è il »senso ultimo» di tutto.
S. STEFANO 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Che cosa ci insegna la Chiesa proponendoci subito dopo il Natale la festa di S. Stefano?
C’è un salto nel tempo. Gesù ha già trascorso la sua vita di 33 anni, ha patito, è morto, è Risorto, è Asceso al cielo, con la Pentecoste la Chiesa, Corpo di Cristo che continua la sua missione, incomincia ad essere visibile e ad operare. Il Corpo della Chiesa incomincia anche ad organizzarsi e gli apostoli impongono le mani su alcuni giovani perché collaborino a tempo pieno con loro nel servizio della carità, compresa la carità di annunciare il vangelo di Gesù.
Stefano è uno di questi. Posiamo lo sguardo su questa pagina degli Atti degli Apostoli.
Che cosa appare.
1) Il discepolo ripercorre la stessa strada di Gesù. In primis la persecuzione fino al martirio. Chi crede di seguire Gesù eliminando la persecuzione del mondo, del mondo presente anche nelle istituzioni religiose, se ne può andare. «Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». I cristiani perseguitati dai comunisti, dai nazisti, dai fascisti (chiusura delle sedi dell’A.C.), molti preti uccisi dai partigiani dopo il 25 aprile, i cristiani perseguitati in India nello stato di Orissa, in Iraq, i cristiani che devono scappare dalla Palestina, da Israele, da molti stati a dominazione islamica, e così via.
Amici: seguire Cristo, stare con Gesù significa mettere in conto la persecuzione fino alla morte fisica. Questo ce l’abbiamo chiaro? Secondo me, NO.
2) Come Gesù è stato accusato con accuse false, così Stefano. «Allora istigarono alcuni perché dicessero: “Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio”. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso e lo condussero al sinedrio
Il potere, anche religioso, che odia Cristo non trovando motivi validi inventa falsità: contro Cristo, contro Stefano, contro i cristiani, contro la Chiesa, contro noi. Sa resistere alla calunnia chi è innamorato di Gesù e chi conosce e approfondisce i fatti, soprattutto la Bibbia, la storia della Chiesa, la sua dottrina e il suo magistero.
Per questo è peccato grave l’ignoranza, soprattutto della propria storia e della propria identità cristiana.
3) La persecuzione, lungi dal distruggere il cristianesimo, ne favorisce la diffusione. Non solo, Cristo sceglie tra i primi persecutori chi darà un enorme contributo alla diffusione della fede. Saulo che cercava di distruggere la Chiesa, con l’incontro di Cristo la diffonderà in tutto l’impero romano. Che significa? Che tutto è grazia. Come Cristo ha vinto la morte, così vince ogni tentativo del mondo di eliminarlo.
4) I martiri cristiani non chiedono vendetta per i loro persecutori, ma chiedono perdono e pace. La differenza enorme con i terroristi è atroce.
I terroristi minacciano e seminano morte. Segno di debolezza e di falsità di ciò che vivono.
I martiri cristiani sanno che Cristo ha vinto la morte e si fanno, con l’effusione del loro sangue, costruttori di civiltà e di pace. Vi chiedo di seguire la catena dei santi che la Chiesa celebra dopo il Natale
Noi di questo siamo certi. Noi abbiamo ferma speranza che Cristo ha vinto, sta vincendo e vincerà.
Ciò non toglie che i cristiani devono fare la loro parte.
NATALE 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Perché la notte di Natale la Chiesa ci fa leggere il prologo di San Giovanni? Perché in esso si trova l’espressione più autentica e la sintesi più profonda di questa festa e del fondamento della sua gioia. «Et verbum caro factum est, et habitavit in nobis». «E il verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gio. 1,14).
Questa è la notizia che dà inizio al cristianesimo.
A Pasqua diremo: «Cristo Signore è Risorto». Questa è la notizia che caratterizza il cristianesimo e che lo manifesta come esperienza vera per la nostra salvezza, della sconfitta della morte fino alla pienezza del Paradiso.
Stiamo per ora al mistero del Natale.
Dice il Papa: «A Natale dunque non ci limitiamo a commemorare la nascita di un grande personaggio; non celebriamo semplicemente ed in astratto il mistero della nascita dell'uomo o in generale il mistero della vita; tanto meno festeggiamo solo l'inizio della nuova stagione. A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: "il Verbo si è fatto carne". Si tratta di un evento storico che l'evangelista Luca si preoccupa di situare in un contesto ben determinato: nei giorni in cui fu emanato il decreto per il primo censimento di Cesare Augusto, quando Quirino era già governatore della Siria (cfr Lc 2,1-7). E' dunque in una notte storicamente datata che si verificò l'evento di salvezza che Israele attendeva da secoli. Nel buio della notte di Betlemme sì accese, realmente, una grande luce: il Creatore dell'universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere realmente "Dio da Dio, luce da luce" e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni, chiama in greco "ho logos" - tradotto in latino "Verbum" e in italiano "il Verbo" - significa anche "il Senso". Quindi potremmo intendere l'espressione di Giovanni così: il "Senso eterno" del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo (cfr 1Gv 1,1). Il "Senso" che si è fatto carne non è semplicemente un'idea generale insita nel mondo; è una "Parola" rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo , ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme».
Quando nasce un bambino tutta la vita della casa cambia. C’è una nuova presenza. Bisogna fare spazio, cambiare gli orari, rivedere i programmi. Nulla è più come prima.
Quando nasce un bambino la prima conseguenza non è che i genitori diventino più buoni. No, la conseguenza è che questa nuova presenza cambia l’impostazione della casa, della vita dei coniugi. Inevitabilmente il figlio spingerà con la sua presenza a che anche i genitori cambino il modo di stare e di guardarsi tra loro.
La nascita di un figlio è un fatto che cambia tutta la vita di una persona e di una famiglia. Anche quando il rapporto tra i coniugi dovesse subire scossoni traumatici, il rapporto con il figlio non si mette in discussione.
Infatti dalla grotta di Betlemme è nato il cristianesimo. La terra non è stata più la stessa, l’umanità, le nazioni, i popoli, le persone sono cambiate.
Prima ho detto. Quando un bimbo nasce non è detto che i genitori diventino più buoni. Possono stare con i loro difetti, tuttavia la loro vita cambia.
O lo fanno fuori questo bambino o cambiano.
Per questo il cristianesimo è un Avvenimento, un fatto. Ci è chiesto, incontrandolo, di fare spazio a Lui. Cambia tutto.
I genitori che prendono sul serio la nascita di un bambino, la sua richiesta di sapere il «perché» di tutto, il suo bisogno educativo, sono «costretti» a diventare più uomini, più maturi, più impegnati, più ragionevoli, più essenziali.
Così è l’incontro con Cristo. Se incontri Cristo e non lo censuri diventi più uomo, più libero. Diventi costruttore di una nuova civiltà.
L’accoglienza del Figlio di Dio rende tutti più capaci di accogliere ogni creatura di Dio. Per questo al Natale è legata l’esigenza di Pace e di carità.
Buon Natale
INAUGURAZIONE E BENEDIZIONE CASERMA CARABINIERI
29 NOVEMBRE 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Signor Generale,
Signor Colonnello,
Signor Comandante la Stazione dei Carabinieri di Cormano,
Illustri Autorità militari e civili,
Signor Sindaco,
Carissimi amici,
riflettendo sul gesto che stiamo compiendo mi è venuto in mente un canto che ho sentito eseguire tempo fa, per la prima volta, da un gruppo di ragazzetti della scuola primaria, che mi ha particolarmente sorpreso e colpito.
Il canto si intitola «Inno alle scolte (sentinelle) di Assisi». È ambientato nell’Assisi medioevale, questa cittadina bellissima circondata da mura.
Alla sera, quando viene buio, le porte della città vengono chiuse, la tromba invita gli abitanti a ritirarsi nelle loro case, mentre le sentinelle salgono sugli spalti delle mura per «vigilare» che nulla turbi la pace e la quiete dei cittadini.
Dice il canto:
«Squilla la tromba che già il giorno finì
già del coprifuoco la canzone salì.
Su,scolte, alle torri,
guardie armate, olà!
Attente, in silenzio vigilate!
Attente o scolte, su vigilate!
O nostri santi che in cielo esultate,
vergini sante gloriose e beate,
noi vi invochiam:
questa città
col vostro amore salvate.
Contro il nemico che l’anima tiene,
contro la morte che subita viene,
in ogni cuor
sia pace e bene,
sia tregua ad ogni dolor.
Pace!»
Chi «vigila» sulla nostra città di Cormano? Chi vigila contro i nemici della nostra città e dei suoi abitanti? Chi vigila perché tra noi alberghi la pace, la serenità e l’armonia?
Il canto individua due soggetti che sono veri anche per noi.
Le prime sentinelle di Cormano sono i nostri Santi e le nostre Sante.
Innanzitutto i nostri Patroni ai quali sono dedicate le nostre chiese.
Il primo Patrono è Gesù adorato come il Salvatore, il Buon Pastore (Ospitaletto), il Sacro Cuore (Molinazzo) e poi S. Cristoforo e S. Vincenzo Martire.
E poi la schiera enorme di tutti i Santi e Sante che lungo il tempo hanno abitato la nostra terra e quelli che attualmente riposano nei nostri due cimiteri.
Tra questi Santi che vigilano sulla nostra città mi piace ricordare don Sandro che per oltre quaranta anni abitò tra noi e che ha benedetto l’inizio di questa opera, di questa Stazione dei Carabinieri.
Sono loro che per primi vigilano sulle nostre anime, perché non siano ottenebrate dal nemico della luce e della pace. Mi permetto di invitare tutti voi carissimi a coltivare la devozione dei nostri Santi e Sante.
« O nostri santi che in cielo esultate,
vergini sante gloriose e beate,
noi vi invochiam:
questa città
col vostro amore salvate».
L’altro soggetto che vigila sulla nostra città di Cormano siete voi, carissimi militi che abitate e lavorate in questa vostra Stazione posta proprio al centro della città e vicina alle arterie che portano a Milano, in Brianza e vicino alle autostrade che portano in ogni parte d’Italia e anche d’Europa.
« Su,scolte, alle torri,
guardie armate, olà!
Attente, in silenzio vigilate!
Attente o scolte, su vigilate!».
Dovete vigilare innanzitutto sul buio che può penetrare la mente e il cuore di ognuno di noi e che può portare a compiere azioni delittuose che turbano la pace degli individui, delle famiglie, della comunità. Per questo la vostra caratteristica deve essere l’attenzione e il silenzio.
«Attente, in silenzio vigilate».
Certo, questo compito non è solo vostro. La comunità cristiana, l’amministrazione comunale, le scuole, le molteplici associazioni sportive, hanno anch’esse il compito di seminare il bene e di ostacolare il male.
A me e a noi oggi piace però ringraziarvi perché la vostra attenta e silenziosa presenza, una presenza armata come dice il canto, che talvolta deve usare la forza contro l’irrazionalità presuntuosa, contribuisca insieme a tutti noi a diffondere pace e serenità.
La benedizione del Signore Padre e Protettore della nostra città suggelli il vostro compito di «difensori e di costruttori di pace».
Grazie.
AVVENTO 2008 – PRIMA DOMENICA
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Quante volte ci è capitato e ci capita di contemplare quasi estatici un bel panorama, una bella opera d’arte, un bel monumento e dire: «Guarda che bello!».
L’hanno fatto anche gli Apostoli con Gesù: «Maestro, guarda!».
Gesù li invita e ci invita a stare di fronte alla realtà, al limite che «condiziona», ogni opera umana. «Non sarà lasciata pietra su pietra che non venga distrutta».
Questa opera che voi mi invitate a contemplare è condizionata dal limite: prima o poi cadrà, finirà, non ci sarà più.
L’archeologia è la scienza che studia costruzioni, spaccati di paesi e città che non ci sono più.
Quando andiamo a contemplare «siti archeologici» o «scavi», vediamo «resti» di opere, di civiltà passate.
C’è qualcosa che trapassa il tempo, le generazioni, le culture, le civiltà? Si. Cristo Risorto dai morti.
Questa grande verità, questo grande evento non deve mai essere dimenticato. Da qui il valore enorme della Domenica. Da qui lo scopo pedagogico della liturgia ambrosiana che, da oggi, nella messa vigiliare del Sabato ci riannuncia il fatto della Risurrezione di Gesù.
Anche il corpo di Gesù è stato assalito dalla morte; per un attimo (tre giorni cronologici) è crollato. Ma il primo giorno dopo il Sabato è Risorto. Cristo Risorto è il cuore dell’annuncio cristiano. Noi attendiamo che il limite, anticamera della morte, sia sconfitto. La Risurrezione è già in atto. Cristo Risorto, che opera oggi nella carne della Chiesa attraverso i sacramenti, ci fa risorgere dalla morte spirituale, dalla morte del giudizio e dalla morte delle relazioni umane.
Nell’attesa della Risurrezione fisica accogliamo il dono della Risurrezione dell’io.
Grazie al Battesimo, grazie alla compagnia della Chiesa possiamo già avere un giudizio nuovo e su quanto avviene nella Realtà.
Comunicato CEI sulla questione Eluana Englaro.
Leggo.
La presidenza della Cei: «Pietà e chiarezza»
La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, è ormai incamminata verso la morte.
Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza. La convinzione che l’alimentazione
e l’idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico è stata più volte, anche di recente, resa manifesta dalla Chiesa e non può che essere riaffermata anche in questo tragico momento. In tale contesto si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà.
La Presidenza della Cei
Non si giudica un fatto a partire dai «sentimenti». I sentimenti sono a rischio di parzialità. Il sentimento deve essere guardato dal punto di vista della Ragione e di ciò che viene Prima.
La vita della persona deve essere guardata dal punto di vista del Prima. Prima c’è Dio, che te la dà e continua a dartela.
Le sentenze fanno cultura (divorzio, aborto)
Qual è la posta in gioco nel perdere al tua identità?
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – 2 NOVEMBRE 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Vorrei riflettere con voi sul brano tratto dal Libro di Giobbe (libro sapienziale).
Riporta il testamento che Giobbe lascia prima di morire.
1) Innanzitutto Giobbe, consapevole che sta per fare una rivelazione importante, vuole che non vada assolutamente persa e lo dice con immagini bellissime: «Oh, se le mie parole si scrivessero, si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io lo so che il mio Redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere;…».
Vuole che le sue parole non si dimentichino. Sa che che sono vere per tutte le generazioni. «Incisi sulla roccia». I graffiti incisi sulla roccia che noi andiamo a vedere e che hanno millenni di storia.
Giobbe vuole che ciò che sta per dire sia inciso nella roccia in modo che tutti lo possono sapere.
2) Cos’ha da dirci di così importante?
a)Il mio Redentore è vivo. Dio non è un’astrazione. Dio è il vivente, è il mio Redentore. La polvere sommergerà il mondo (La strada di Cormac McCarty- Il Film Wall-E: la terra sommersa dalla spazzatura). Ma Egli si ergerà dalla polvere.
Nel vangelo Gesù dice di ognuno di noi: «È questa la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Non solo Cristo si erge sulla e dalla polvere, ma farà ergere anche noi.
b) «Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero».
Senza la mia carne vedrò Dio.
L’altra cosa da scrivere è che la nostra carne, la nostra fisicità, ci impedisce di vedere la Realtà tutta intera. Ci impedisce di vedere Dio. È un ostacolo. Esattamente come l’utero della mamma impedisce al bambino di vedere ciò che sta oltre.
Giobbe dice: Guarda che la Realtà la vedrai veramente dopo che «la tua pelle sarà distrutta». Prima no, vedi solo una parvenza di realtà.
Cosa vedrò? Dio e i miei occhi lo contempleranno non da straniero, estraneo.
Chi è lo straniero? Uno che è estraneo al mio paese, casa, cultura ecc. Uno che non è del mio mondo, amicizie, interessi. Quindi sulla terra noi corriamo il rischio di pensare a Dio come a un estraneo. O no?
Dio ti è familiare o estraneo? Gesù ti è familiare o estraneo? Quante ore al giorno? Anche quando studi, lavori, giochi, ti diverti? Sempre? Ci è estraneo. È la differenza tra i Santi e noi.
Perché ci è estraneo?
a) Perché siamo rivestiti di pelle. La materia è un ostacolo. Questo dobbiamo saperlo. Il nostro io è prigioniero.
b) Il peccato originale ha complicato la nostra capacità di vedere la Realtà. Ha leso giudizio e affezione. Ognuno ha dentro il senso del mistero, eppure quante facce ha avuto e ha Dio per noi uomini!
c) Infine: viviamo in una società che ha estraniato Dio. E questa estraneità emerge laddove i nostri interessi privati si impongono (Tempo libero, soldi, rapporti affettivi).
E allora? Il grido di Giobbe è il grido di tutti coloro che hanno già la pelle distrutta.
Se tu ti ponessi seriamente di fronte a loro che ti direbbero? Vai avanti nella tua illusione? Vai avanti con le tue censure? Vai avanti con le tue schizofrenie?
Preghiamo per i nostri morti. Preghiamo per i nostri Santi patroni, i nostri parenti, amici, conoscenti defunti perché ci aiutino a stare, pur ancora nella carne, in modo più vero di fronte al Reale.
DEDICAZIONE DEL DUOMO 2008 – GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Oggi la Chiesa ci invita a contemplare, quindi a riflettere e lavorare, su due fatti.
1) Primo fatto: la Missione della Chiesa
Qual è il compito della Chiesa nel mondo? Che significa: Qual è il compito della Chiesa che è a Cormano nel mondo di Cormano e nel mondo (scuola, lavoro, sport, casa, ecc.) che ognuno di noi frequenta? La Chiesa qui ed ovunque esiste per che cosa? Per celebrare riti?
Dice il Papa nella lettera che ha scritto alla Chiesa nell’anno in cui ricordiamo il bimillenario della nascita di S. Paolo: «L’amore di Cristo lo portò a percorrere le strade dell’Impero Romano come araldo, apostolo, banditore, maestro del Vangelo, del quale si proclamava “ambasciatore in catene” (Ef 6,20). La carità divina lo rese “tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,22). Guardando all’esperienza di S. Paolo, comprendiamo che l’attività missionaria è risposta all’amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la missino ad gentes, … È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell’umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi “a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l’amore di Dio” (Deus caritas est, 7). Solo da questa fonte si possono attingere l’attenzione, la tenerezza, la compassione, l’accoglienza, la disponibilità, l’interessamento ai problemi della gente..».
La giornata di oggi ci sproni ad essere testimoni di Cristo ovunque, 24 ore su 24.
Testimoniare Cristo non è questione di iniziative, ma di fuoco d’amore per Cristo e per le sue membra, che si manifesta ovunque
2) Secondo fatto: Oggi la Chiesa ambrosiana ricorda la consacrazione del Duomo alla Trinità, a Cristo.
Riflettendo mi è venuta una domanda: «Come è nato il Duomo? Come sono nate le cattedrali? Quale cultura, quale civiltà le ha generate, fino a trovare architetti che le hanno pensate, impresi edili che le hanno costruite e il popolo, poveri e ricchi, santi e peccatori, che hanno contribuito ad edificarle/lo?».
Le cattedrali, il Duomo di Milano, sono opera di una cultura, di una mentalità, di una concezione della Chiesa nella città. Sono il segno della «Civitas Dei» che abita dentro la «civitas hominis», anzi ne è l’anima.
«Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è vasto il luogo del suo dominio! È alto e non ha fine, è alto e non ha misura!»
La cattedrale è grande perché vuole esprimere la grandezza della casa di Dio che accoglie tutti.
Il Duomo di Milano, come ogni cattedrale, è il luogo abitato dalla Sapienza di Dio. Sapienza che «è apparsa sulla terra ed ha vissuto fra gli uomini». Questa Sapienza è Cristo che continua a vivere nella contemporaneità della Chiesa.
La cattedrale conserva la «cattedra del Vescovo« che è il portavoce di Cristo.
Qual è la verità che Cristo manifesta di sé? «Io e il Padre siamo una cosa sola». È l’unità del Figlio con il Padre, è la radicale consegna del Figlio al Padre, il metodo che Cristo ci indica per la nostra salvezza e per la salvezza dell’umanità
Lavoro: Contempliamo questa verità. Chiediamo che possiamo dire questo anche di noi.
ESALTAZIONE DELLA S. CROOCE 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Nel passaggio da una terra di schiavitù (l’Egitto), ad una terra di libertà (la Palestina), il popolo deve attraversare il deserto. Un terreno arido dove c’era scarsità di cibo e di acqua, e per di più i serpentelli velenosi mordevano le persone che morivano.
Allora «Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita».
La prima riflessione su questi fatti la fa Gesù secoli dopo e Giovanni la riporta pari pari: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Fuor di metafora:
Il deserto è la vita che noi dobbiamo attraversare perché il nostro io giunga a fare esperienza di libertà.
La vita è un movimento di liberazione che tuttavia non è semplice. Ci sono tanti ostacoli che portano allo sfinimento e alla morte.
Il veleno dei serpenti ricorda il veleno del Serpente-Satana che avvelenò Adamo ed Eva e li spinse alla ribellione contro Dio.
La conseguenza noi la conosciamo: l’ingresso della morte nel mondo.
Chi ci libera dal serpente velenoso? Cristo crocifisso sulla croce e Risorto dai morti.
Può sembrare una lezioncina di catechismo che non suscita in noi nessun interesse, nessuna emozione. In realtà solo Cristo ci libera veramente, totalmente, definitivamente.
Ma in che cosa consiste la croce di Cristo? Questa croce che anche noi dobbiamo salire con Lui se vogliamo salvarci, che cos’è? «Cristo Gesù… apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (S. Paolo ai Filippesi).
La morte di Cristo si chiama «obbedienza radicale al Padre». Obbedienza totale. Per tutta la vita.
Infatti Gesù stesso dice: «Chi di voi mi può accusare di peccato?» chi di voi mi può accusare di non obbedire in ogni istante a Dio!
Per questo Cristo è Risorto dai morti. Per questo Cristo ci salva. Per questo la croce è un’esaltazione. Ha obbedito alla Realtà. E la Realtà è Dio. E noi?
«L’impaccio più profondo, però, nasce dal fatto che Gesù Cristo non è una presenza familiare, nemmeno tra la nostra gente, per cui si potrebbero fare tutte le nostre iniziative anche se non ci fosse Gesù Cristo».
Come si fa a capire se Cristo c’è o non c’è nella tua vita? Se sei annoiato (stanco, incapace di stare fermo, incapace di lavoro serio).
Se il tuo sguardo è rivolto a quello che hai in mente tu e non alla Realtà: alla Realtà della Chiesa, alla Realtà dell’uomo .
Se elimini l’autorità
Senza obbedienza a Cristo, usque ad effusionem sanguinis, non c’è possibilità di salvezza. È la testimonianza dei martiri.
FESTA PATRONALE 2008 – X PER ANNUM
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La Festa Patronale è un momento significativo nella vita di una Comunità e, come tale, noi vogliamo viverla.
La nostra Comunità è stata, dai nostri padri, affidata all’abbraccio di Cristo, contemplato nella sua realtà affettiva. Noi siamo affidati al Sacro Cuore di Gesù.
Il cuore! Muscolo che permette all’organismo di vivere.
Il cuore spirituale che permette al nostro Io di vivere è l’Amore, l’Amore divino. Noi non possiamo vivere senza essere amati e senza amare.
Il nostro Amore è Cristo.
Qual è il passo che Cristo chiede alla nostra Comunità di fare, oggi?
Perché la Festa Patronale o è un’occasione per la crescita del nostro Io e della nostra Comunità, altrimenti è una ripetizione stanca e monotono di un rito privo di contenuto e di significato.
Il passo è contenuto tutto nelle poche righe con cui inizia il Vangelo: «…In quel tempo Gesù, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì».
- Passando – vide
- Seguimi
- Si alzò e lo seguì
In questa brevissima azione è raccontato il cristianesimo.
In questa brevissima azione è descritto chi è il cristiano.
Il passo da fare è: riflettere ancora una volta su chi è il cristiano e su che cos’è il cristianesimo.
In quel tempo, che è ieri e oggi, Gesù passando.. Passando. Il cristianesimo nasce sulla terra per esplicita decisione del Padre, che manda il Figlio a camminare sulla terra, Uomo tra gli uomini. Gesù figlio di Maria e adottato dal suo sposo Giuseppe. Il cristianesimo è nato, nasce oggi, perchè Cristo, il Dio tra noi, è passato e passa in mezzo agli uomini. Il cristianesimo c’è a Cormano/Molinazzo per decisione di Dio.
Fatto bellissimo, stupefacente e sconvolgente.
Gesù passando, vide.
Guarda la realtà. Non è l’epidermide dell’uomo che guarda, ma l’io profondo dell’uomo che guarda. Questo significa «vivere intensamente il Reale», vedere la fisicità dell’umano e scrutare l’Io umano.
Ragione: esigenza di verità.
L’esigenza di verità alberga nell’io dell’uomo.
Vide Matteo mentre sta facendo il suo lavoro, un lavoro che garantiva un certo benessere. Stipendio fisso, statale diremmo oggi, arrotondato da qualche furto.
Gesù sa che il bisogno profondo di Matteo non sono i soldi. Probabilmente Matteo in quel momento non se ne accorgeva che il suo Io aveva un bisogno più profondo, come noi.
«Come stai?». «Bene, tutto a posto». Molte volte è una frase fatta. Altre volte NO. Eppure Dio/Gesù sa che non è così. C’è una esigenza profonda nel nostro cuore che ha bisogno di un infinito, di qualcosa di più grande del mangiare, studiare, lavorare, divertirsi.
Gesù viene per svelare Matteo a Matteo. (Così è per ciascuno di noi).
Anche qui: non è Matteo che si rivolge a Gesù, che vede Gesù. È Gesù che vede e si rivolge a Matteo.
Il cristianesimo è iniziativa di Dio, che manda suo Figlio sulla terra, si fa Gesù, uno di noi. Sta con noi, passa tra noi, ci vede nel profondo, e dice: «Seguimi».
Vieni con me. Il cristianesimo non nasce come proposta di comportamenti morali da osservare o come riti da praticare. Il cristianesimo nasce come richiesta di stare con Gesù. Venite e state con me. Seguimi. Stiamo insieme. Di giorno e di notte, oggi, domani, sempre. Stai con me, condividi la mia vita, perché io conosco tutto di te. Tu Matteo non ti conosci, ma io si. Stai con me. Seguimi.
Tutte le nostre strutture ecclesiastiche, tutti i nostri gesti, iniziative, proposte devono lasciar trasparire la chiamata di Gesù: «Seguimi».
Se non è così sono «ambigue e scandalose», cioè «pietra d’inciampo» e quindi destinate al fallimento.
L’emergenza educativa presente anche nel popolo cristiano è la conseguenza dell’oscuramento della chiamata «Seguimi» (Esempi: gioco del pallone, studio, compagnia, ecc.).
Epifania del «Seguimi».
Ed Egli si alzò e lo seguì: Per la vita. Non per un’ora di Messa o di catechismo. Per la vita. Da sposato o da consacrato. Per la vita.
Da soli non ce la facciamo.
Per questo Cristo è contemporaneo a noi nella Chiesa.
Oggi Cristo ti chiama, attraverso la voce della Comunità. E tu ti alzi seguendo la voce della Comunità e stando con la Comunità sempre.
Lavoriamo su questo.
CORPUS DOMINI 2008 – Messa di Prima Comunione
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Fissate nella memoria questa data del 25 Maggio 2008, come io ho fissato nella mia memoria la data del 22 Maggio 1948. Nel contempo invito i vostri genitori, i vostri fratelli e sorelle e tutti quanti condividono con voi l’avvenimento della vostra Prima Comunione a fare memoria della loro Prima Comunione e a verificare che conseguenze ha avuto ed ha nella loro vita questo fatto.
Perché si fa festa il giorno della Prima Comunione?
Perché oggi viene data risposta a ciò che noi desideriamo sopra ogni cosa.
Sopra ogni cosa desideriamo vivere e, per questo, desideriamo essere amati e poter amare.
Gesù vi ha chiamati qui oggi per dirvi: «Andrea, Simone, Manuel, Simone, Stefano, Simone, Veronica, Martina, Virginia, Roberto, Martin, Francesco, Elena, Eleonora, Matteo, Federica, Daniele, Roberta, Michelle, Michela, mi permetti di amarti? Vuoi che io e te diventiamo una cosa sola, che viviamo in unione intima, che facciamo comunione? Unione con».
Colui che ci fa questo invito è Gesù, Dio fatto uomo. Non solo è colui, tramite il quale, Dio Padre mi ha dato e mi dà e mi darà la vita. È colui che è andato a prepararmi un posto nella casa del Padre. In Paradiso c’è una cameretta pronta per me e per ognuno di noi.
Se diciamo: «Sì, ci sto» Gesù si fa mangiare e bere da noi. Ci nutre e ci disseta. Due corpi e due spiriti si compenetrano, diventano una unità in modo che ognuno di noi può dire: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
E così sono «Io e non più Io» Come la Trinità. Uno-Tre.
Silvano è Silvano, ma non è più Silvano, perché Cristo ha penetrato me, il mio giudizio, la mia realtà affettiva per questo posso giudicare e amare come Cristo.
Dice Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui».
Oggi tutto cambia. Per questo avete un abito nuovo. Tutto cambia.
Quando ritornerete ad indossare i vostri abiti normali, dovete conservare l’abito nuovo nei vostri cuori.
L’amicizia con Gesù è un fatto dell’altro mondo ed è impegnativo perché ti cambia la vita, il giudizio. «Avete sentito che vi fu detto…. ma io vi dico….»
Domanda. Come si fa a permanere abbracciati a Cristo?
Stando con Lui che si rende presente in due modi.
- Nel corpo della Chiesa, nel corpo della Comunità, nella modalità con cui voi lo state incontrando, che per voi è la vita dell’Oratorio, che è la vita della vostra famiglia, nella misura in cui è sempre più Chiesa domestica. Si viene in oratorio per incontrare Gesù, presente soprattutto nella persona dell’Autorità. Per questo venite innanzitutto per incontrare Me.
- Nell’Eucaristia. Nel Corpo e nel Sangue consacrato. Il centro dell’Oratorio è la chiesa, dove c’è Gesù.
Quando venite in Oratorio d’ora in poi farete così:
- Entrate in chiesa, dopo aver fatto la genuflessione e il segno della croce con l’acqua santa a pregare e a stare con Gesù;
- Entrate in Oratorio e venite a salutare me, stando attenti a tutti gli avvisi che la Comunità vi propone. Soprattutto d’ora in poi la Messa alla Domenica con la comunione e accostandovi alla confessione almeno una volta al mese.
Cari genitori e amici adulti.
Senza la comunione con Cristo è faticoso, anzi impossibile vivere in pienezza. Invito tutti per amore della vostra vita, e per amore dei vostri figli, a rimuovere gli ostacoli che impediscono una partecipazione piena alla comunione. «Non abbiate paura di Cristo».
S.S. TRINITÁ 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Emergenza educativa. È da tanto che ne parliamo. Tra i tanti fatti negativi ricordo solo i fatti di Verona e di Niscemi.
Da dove nascono questi orrori?
Leggo un volantino distribuito da Elisa, una compagna di classe di uno dei ragazzi assassini.
« DI FRONTE ALL’INASPETTATO EVENTO CHE CI HA COLPITO MOLTO DA VICINO, quello dl trovarsi con un compagno di classe in carcere, la domanda che sorge spontanea è: ma come è possibile arrivare a questo? Arrivare a un punto tale che una piccola scintilla provoca una tragedia? Questa domanda ce la siamo posta tutti, studenti e professori, esterrefatti di fronte al macigno che ci è precipitato addosso. Banalmente si può rispondere che è colpa dell'appartenenza politica estremista se si è compiuto un simile gesto, oppure che era una persona aggressiva; ma non ci basta. Queste motivazioni non rispondono veramente a quelle domande. Da una discussione in classe è venuta fuori la possibilità che ciò che ha portato a una cosa simile sia in realtà un vuoto che è presente in tutti noi, un vuoto che ognuno di noi cerca di colmare e che nessuno riesce a ignorare; il bisogno che ci sia qualcosa che ci completi, il bisogno che quello che facciamo e quello che siamo non vada perduto, il bisogno di essere presi sul serio in tutto il nostro io, sempre. Raffaele non è un mostro, un pazzo o un esaltato: è un ragazzo che ha fatto un errore gravissimo, e pagherà per questo. Ma oltre a questo è un ragazzo che ha questo bisogno come tutti noi e la sua domanda è anche la nostra: perché? Similmente Nicola era un giovane come noi, non un nemico da abbattere, che adesso non c'è più e i suoi genitori si pongono la stessa nostra domanda: perché? Qual è il senso di quella vita spezzata e delle altre segnate per sempre? Ma chi ci risponderà in modo veritiero abbastanza da salvarci dal vuoto che ci avvolge?»
Chi ci risponderà in modo veritiero abbastanza da salvarci dal vuoto che ci avvolge? Non le famiglie, non la scuola, non le compagnie, non le prediche televisive, non le sedute di psicanalisi, non la politica. Chi ci risponderà e chi colmerà il vuoto?
È arrivato il momento di indicare con precisione e decisione il Metodo e la strada per poter affrontare l’emergenza educativa.
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità»(Es. 4,9).
La questione educativa si è sempre posta. La durezza di testa ha accompagnato ogni generazione. L’emergenza educativa incomincia a risolversi quando ogni educatore ed ogni educando, nella sua libertà, decide di incontrare Gesù e di seguire Gesù.
Infatti Gesù è venuto e continua a essere presente nella contemporaneità della Chiesa tra noi.
«Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui…»(Gv. 3, 16-18).
Solo Cristo può riempire la vita di ogni persona «di senso e di significato».
Ogni volta che noi adulti (genitori, insegnanti, società sportive, psicologi, anche preti) vogliamo dare risposte diverse, offrendo ai ragazzi le nostre iniziative, i nostri piani, i nostri tornei, i nostri stadi, le nostre sedute psicanalitiche, imbrogliamo i ragazzi.
Le nostre iniziative e le nostre strutture sono solo strumenti offerti alla libertà dei ragazzi per arrivare a superare il vuoto che hanno nel cuore. Il vuoto è riempito da una Presenza: Cristo.
Per questo c’è bisogno di testimoni. L’emergenze educativa si risolve se tutti noi adulti, a partire da quelli che per vocazione sono chiamati ad educare, ci lasciamo educare.
Da dove nasce l’esigenza affettiva che noi abbiamo nel cuore? Dal fatto di essere creati ad immagine e somiglianza di Dio che è la Trinità.
«Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza». Dio è Padre – Figlio – Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è l’amore che lega il Padre al Figlio. Un amore infinito e fecondo che crea, rinnova e salva.
Per questo la Trinità non è una verità astratta. La comunione di vita cui dobbiamo guardare è la Trinità. A Lei siamo indirizzati. Per questo ci è stato donato lo Spirito Santo che ci dà la conoscenza trinitaria della Realtà.
ASCENSIONE DEL SIGNORE – 4 Maggio 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La liturgia della solennità dell’Ascensione di Gesù ci fa contemplare quattro verità, quattro avvenimenti straordinari che, come tali, sono chiamati ad incidere nella nostra vita.
1) L’avvenimento dell’Ascensione del Signore al cielo.
«.. dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo…».
Luca dice che l’Ascensione di Gesù è avvenuta 40 giorni dopo la sua risurrezione.
In Cristo, il corpo dell’uomo ridiventa immortale. La morte fisica non è un avvenimento
Definitivo, ma un fatto transitorio.
In Cristo, morto e Risorto e nuovo Adamo, si ristabilisce una Nuova unità, una Nuova Alleanza tra cielo e terra, tra tempo ed eternità, tra la storia umana vissuta nel tempo e la realtà ultraterrena.
2) Il dono dello Spirito Santo.
Prima di ascendere al cielo Gesù dice: «.. Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni.»
Che compito ha lo Spirito Santo?
Lo dice con chiarezza Paolo scrivendo agli Efesini: «Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui».
Lo Spirito Santo dà agli Apostoli e a tutti coloro che ricevono il Battesimo il dono della conoscenza. La vera «conoscenza» non è tanto una questione intellettuale, ma una questione di esperienza. Si conosce solo ciò di cui si fa esperienza. Ma la conoscenza nata dall’esperienza umana è sempre limitata perché l’uomo è creatura e in quanto tale è limite.
Il peccato originale nasce qui.
Il primo uomo/donna (Adamo ed Eva) peccano perché non accettano di essere «fatti da un Altro», vogliono diventare il «creatore» per questo cercano di mangiare del frutto dell’albero della «conoscenza del bene e del male». Con questa pretesa diabolica non solo perdono il dono «soprannaturale della conoscenza», ma feriscono anche la «conoscenza naturale», la ragione.
Tutti noi facciamo esperienza di quante volte la «ragione umana» si perda, sragioni.
Solo il dono dello Spirito Santo, che è l’anima della Chiesa, rifà, rinnova la conoscenza dell’uomo.
3) «La contemporaneità di Cristo».
Gesù Cristo, prima di salire al cielo dice agli Apostoli e alla Chiesa: «Ecco, io sono con voitutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Come fa ad essere presente? Per mezzo del Corpo della Chiesa. «Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose».
La Chiesa è il «Corpus Christi» morto, risorto, che continua la Sua Presenza nel tempo della storia. Noi siamo le membra di Cristo. Questo è un aspetto grandioso della verità della vita. Dobbiamo invocare la Spirito Santo perché ci aiuti a «conoscere» questa verità.
4) Infine la Missione.
Il compito di testimoniare ovunque quello che abbiamo visto ed udito.
«Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole non nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato». «.. ma avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».
Viviamo la novena dello Spirito Santo per impetrare il dono della conoscenza.
GIOVEDÌ SANTO 2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Venuta la sera, si mise a mensa con i dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà!”»…«Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”».
Mi ha sempre colpito la figura di Giuda. Mi ricordo l’omelia registrata di Don Primo Mazzolari, un grande parroco di Bozzolo (Mantova), che sviluppava questo tema proprio la sera del Giovedì Santo: «Nostro fratello Giuda».
Stasera voglio proprio tentare di capire questo mistero di Giuda che è diventato l’emblema di tutti i traditori.
Perché Giuda ha tradito Gesù? Perché lo ha venduto? Perché lo ha consegnato ai suoi nemici? Perché da discepolo è diventato complice di quelli che volevano a tutti i costi eliminare Gesù?
Giuda ha venduto Gesù!
Per capire l’enormità del fatto bisogna ridirci chi è Gesù. «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta…..E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità». (Prologo Vangelo di S. Giovanni).
Giuda è stato chiamato dal centro di tutto il cosmo ad essere suo discepolo, e Giuda lo vende ai suoi uccisori. L’essere e il nulla. Il Nulla, l’inconsistente vuole eliminare l’Essere, la sostanza di tutto (anche di Giuda). Mistero tenebroso. Perdita totale della Ragione.
Perchè?
«Giuda vieni e seguimi» gli ha detto un giorno il Signore. E Giuda lo ha seguito. Perché? Il tradimento svela l’ambiguità di Giuda.
In realtà Giuda non ha seguito Gesù per Gesù, ma ha seguito Gesù perché lo pensava funzionale a un suo progetto.
«Io ero un uomo tranquillo,
vivevo bene del mio,
rendevo anche gli onori
alla casa di Dio.
Ma un giorno venne quest’uomo,
parlò di pace e d’amore,
diceva ch’era il Messia,
il mio Salvatore.
Per terre arate dal sole,
per strade di ogni paese,
ci soffocava la folla,
con le mani tese.
Ma poi passavano i giorni
E il regno suo non veniva,
gli avevo dato ormai tutto
e lui mi tradiva». (Il monologo di Giuda – Chieffo).
«È questo, potremmo dire, il sintomo della verità, della autenticità o meno della nostra fede: se in primo piano è veramente fa fede o in primo piano è un altro tipo di preoccupazione, se ci aspettiamo veramente tutto dal fatto di Cristo, oppure se dal fatto di Cristo ci aspettiamo quello che decidiamo di aspettarci, ultimamente rendendolo spunto e sostegno a nostri progetti o a nostri programmi» (Luigi Giussani).
Giuda si impicca. Tentare di manipolare il Reale, l’Essere, la vita, il senso di tutto è Mortale. Tentare di uccidere Dio vuol dire «inevitabilmente perdersi»; perdere l’uomo, uccidere l’uomo.
Giuda si uccide. Vivere «etsi Deus non daretur», come se Dio non ci fosse, in nome del progetto astratto di costruire una giustizia umana, una pace umana, una felicità umana senza Cristo, senza Dio è astratto.
È astratto ed è la causa di tutte le catastrofi. L’eliminazione dei cristiani in tanti paesi a prevalenza musulmana, ad opera di terroristi e fondamentalisti, è la conseguenza dell’eliminazione di Dio e di Cristo dalla storia. Anche le repressioni in Tibet, in Miammar (birmania).
I monaci, in nome del senso religioso, vogliono difendere la loro identità di popolo e di nazione, la loro identità culturale. Il potere lo nega. Il potere che vuole eliminare Dio dalla terra, dal cuore dell’uomo e dei popoli, inevitabilmente elimina popoli, nazioni, culture, la famiglia, la persona.
Tentare di eliminare l’appartenenza a Dio, si risolve di fatto nell’uccidere l’uomo.
Tutte le volte che noi pecchiamo «mortalmente» facciamo la stessa cosa. Diamo la precedenza ad un nostro progetto, piuttosto che seguire Cristo «contemporaneo» a noi nel corpo vivente della Chiesa. L’esito? È sotto gli occhi di tutti. Soprattutto è sotto gli occhi di tutti l’emergenza educativa. Non si tratta di sfornare progetto su progetti, ma di educarci ad «appartenere a Cristo».
Seguiamo la Chiesa nella modalità in cui la stiamo incontrando e, in essa, seguiamo l’autorità anche quando ci chiede di rivedere i nostri progetti.
DOMENICA DELLE PALME 2008 – GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
All’inizio della Quaresima vi ho comunicato con quale tensione interiore avrei cercato di viverla e con quale tensione voglio vivere la mia vita.
«Vivere con intensità il Reale».
La Settimana Santa è il tempo che la Chiesa ci offre per stare con intensità di fronte al Reale, che è Cristo. Nella Settimana Santa la Chiesa ci invita a ricelebrare gli eventi essenziali per la salvezza di ogni uomo, per la salvezza dell’umanità e per la salvezza del mondo.
Questi avvenimenti sono la Passione, morte e Risurrezione di Gesù Cristo.
L’esito di questo avvenimento è la possibilità di passaggio, per ogni uomo, dalla morte alla vita. É la possibilità di fare Pasqua per ogni uomo.
Per questo la Chiesa ci invita ad esultare, ad essere contenti e non avere paura. «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re» (Dal libro del profeta Zaccaria)
«Non temere, figlia di Sion! Ecco il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina» (Giov.).
Vi invito a voler vivere con intensità il Reale. A voler stare solo di fronte al Reale. Oggi aggiungo: «Senza ambiguità».
Viviamo intensamente il Reale senza ambiguità. Stiamo di fronte a Cristo senza ambiguità. Viviamo il nostro essere cristiani senza ambiguità.
L’ambiguità della vita cristiana ha un nome: la secolarizzazione.
La secolarizzazione è vivere «etsi Deus non daretur» (vivere come se Dio non ci fosse).
Ha detto recentemente Benedetto XVI: «La secolarizzazione, che si presenta nelle culture come impostazione del mondo e dell'umanità senza riferimento alla Trascendenza, invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall'esistenza e dalla coscienza umana. Questa secolarizzazione non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa. Snatura dall'interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti. Essi vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell'immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c'è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.
La “morte di Dio” annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell'individuo. In questo contesto culturale, c'è il rischio di cadere in un'atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo…».
Per vincere la secolarizzazione bisogna lasciarci guidare dallo Spirito Santo. Meglio: per vivere intensamente il Reale senza ambiguità bisogna approfondire la conoscenza personale dello Spirito Santo. È il tema che il Papa propone oggi ai giovani in questa Giornata Mondiale della Gioventù. «Chi è per me lo Spirito Santo?» Non sono pochi i cristiani per il quale Egli continua ad essere il grande sconosciuto.
Approfondire la conoscenza personale dello Spirito Santo come condizione per vivere, con intensità, il Reale senza ambiguità. Occorre accoglierLo come guida delle nostre anime, come il Maestro interiore, perché Egli solo può aprirci alla fede e permetterci di viverla ogni giorno in pienezza.
La testimonianza della Chiesa martire Irakena ci dice cosa significa vivere con intensità il Reale senza ambiguità. Testimoniare, anche a costo del martirio, Cristo senza nessuna riduzione.
Buona Settimana Santa.
Ingoranti quem portum petat, nullus suus ventus est. (Seneca, Lettere a Lucilio, Libro VIII, 71,3)
(A chi ignora quale porto cerca, ogni vento è inutile)
«A chi ignora qual è lo scopo della sua vita, ogni circostanza è inutile».
FUNERALE MAMMA 14.2.2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Signore, mi hai dato una bella voce, che ho adoperato molto per te, per cantare le tue lodi».
Chi di voi ha avuto occasione di frequentare un poco mia madre, certamente si sarà sentito comunicare, e più di una volta, questa sua esperienza.
«Sia che mangiate, sia che beviate, sia che cantiate, fate tutto nel nome del Signore» (S. Paolo).
Ciò che testimoniano queste persone anziane, ciò che ci lasciano in eredità è che la fede in Cristo Gesù è stata la «forma» della loro vita. È stata la «forma»del loro giudizio, del loro modo di vivere il matrimonio, del loro modo di educare i figli, del loro modo di stare di fronte all’imprevisto.
Una «forma», una «mentalità», una «cultura» coltivata e rafforzata dall’appartenenza seria ed entusiasta alla Chiesa, che man mano assumeva modalità diverse. Dall’appartenenza entusiasta, per quanto riguarda mia madre, alla sua Comunità di Incirano, alla sua Comunità di Cascina Nuova di Bollate, fino all’ultima sua Comunità che è stata questa, questa di Bresso.
Mia mamma, come la maggior parte delle persone anziane dei nostri paesi, non ha mai vissuto un dualismo: da una parte la propria vita privata/familiare, dall’altra i riti e le funzioni della Chiesa. NO. Ciò che abbiamo imparato dai nostri anziani genitori e nonni, è una «passione» profonda per la Chiesa nella «forma» delle loro Comunità, che ci permette di vivere in unità con noi stessi.
Questo, se permettete, è l’eredità che dobbiamo non solo conservare, ma far fruttificare per non soccombere, come ci ha detto il Papa, «al pericolo del mondo occidentale di arrendersi davanti alla questione della verità», cioè «Cristo».
L’appartenenza «seria ed entusiasta» a Cristo, vissuta nell’appartenenza alla propria comunità ecclesiale si è rafforzata in nostra madre, e in molte persone anziane nella fedeltà alla Messa quotidiana e alla preghiera familiare.
In casa nostra la giornata iniziava con la recita dell’Angelus.
Fino al mese di settembre 1981, quando da Bresso mi sono trasferito a Redecesio, mia madre mi ha educato a iniziare la giornata con la recita dell’Angelus.
In casa nostra le prime parole che risuonavano al mattino, erano parole di preghiera, e poi la Messa quotidiana.
Credo di poter dire che dal 2 Dicembre del 1939, fino a qualche anno fa, quando nella Casa dell’Anziano si celebrava la Messa tutti i giorni, sono stati pochissimi i giorni feriali che mia madre ha vissuto senza la Messa. Questa è la caratteristica ancora di tante persone anziane.
Ora l’anima di nostra madre, gli occhi suoi, contemplano Dio, la Trinità, Cristo Risorto, non da straniera (Giobbe).
Finalmente ha incominciato un movimento eterno di «conoscenza» del volto di Dio. Quel Dio che lei ha contemplato sulla terra, solo vedendone le spalle. Ora comincia a vederne il volto. L’eternità è un movimento di conoscenza di Dio, e in Lui di conoscenza di noi stessi, e di tutta la storia umana e universale.
In Dio vede me, mio fratello, cognata, nipoti, la sua Comunità. Per questo può intercedere per tutti noi.
La devozione e la preghiera ai defunti, lungi dall’essere una sublimazione del dolore per il distacco della persona amata, è una ragionevole pedagogia a vivere la certezza che la vita è UNA, anche se vissuta in modalità piene e avvolte dal Mistero.
Credo «la comunione dei Santi».
Con questa certezza continuiamo la celebrazione della S. Messa.
I DOMENICA DI QUARESIMA
VIVERE INTENSAMENTE IL REALE
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Qualche settimana fa dialogando a tavola con alcuni miei amici preti è uscita questa affermazione: «Bisogna vivere con intensità il Reale».
Ho letto questa affermazione come il mio programma quaresimale. Mi piace molto questa affermazione, la sento mia, la sento viva, vera. Io voglio vivere con intensità il Reale, ciò che è Reale.
Non mi interessano i sogni o le utopie (progetti e ideali irrealizzabili). E ho pensato di proporvelo. Anzi vi propongo di vivere questo periodo quaresimale con questa particolare passione/desiderio: Vivere intensamente il Reale.
Bisogna però procedere. Cos’è il Reale? Cos’è Reale? Infatti non posso vivere per qualcosa che non capisco. Non posso innamorarmi di una bella frase che non abbia un contenuto chiaro e preciso.
Il Vangelo di oggi risponde. Guardiamo bene le tentazioni di Cristo.
Innanzitutto è interessante sapere che Gesù prima di compiere il compito che il Padre gli affida negli ultimi anni della sua vita, si prepara ritirandosi in un luogo deserto per riflettere, pregare, digiunare dalle parole e dal chiasso. Per stare di più con il Padre. Proprio per questo vince la tentazione del diavolo.
Partiamo dall’ultima tentazione, la più tremenda. Dice Satana a Cristo: «Tu sei venuto per riportare l’umanità, i suoi regni, alla verità, alla giustizia, cioè a Te. Te li do. Sono miei più che tuoi. C’è ingiustizia e menzogna nel mondo. Sono pochi che seguono Dio con la profondità del cuore. Li vuoi tutti questi regni? Prostrati davanti a me e adorami».
La Menzogna, colui che ha introdotto nel mondo la Morte, chiede alla vita, a Colui per il quale tutto sussiste, compreso il demonio, di inginocchiarsi di fronte e lui. Chiede al Reale di inginocchiarsi e di adorare la Menzogna, cioè il non Reale.
Infatti cos’è la menzogna? Cosa sono le bugie? Cercare di dare contenuto, forma a ciò che non esiste.
Vivere intensamente il Reale significa questo. Il Reale è Cristo. Devo eliminare ogni aspetto di menzogna della mia vita, ma non come sforzo volontaristico. Bensì come riconoscimento della natura dell’Uomo che è Ragione e l’oggetto della Ragione è la Verità e il Bene. Quindi Cristo.
Da questo salta fuori l’essenzialità della Chiesa. infatti da soli non riusciremo mai a non lasciarci sedurre dalla menzogna.
Infatti, la menzogna, all’inizio dà sempre una sensazione di potere. Poi, la verifica smentisce tutto.
In questa Quaresima stiamo attaccati alla Chiesa.
Ci sono le altre due tentazioni. Approfondiamole e lavoriamoci sopra.
FESTA DELLA FAMIGLIA 27.1.2008
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io, angosciati ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole». (Lc. 2, 46-50)
Se la Madonna e S. Giuseppe hanno fatto fatica a comprendere la risposta di Gesù, dobbiamo onestamente ammettere che questa fatica a comprendere Cristo, a comprendere la Realtà, la verità che è Cristo, la facciamo di gran lunga anche noi.
Allora, volendo essere ragionevoli, cerchiamo di iniziare a comprendere il significato della risposta di Gesù, perché queste parole ci riguardano.
Infatti dove nasce il nostro grande peccato contro la Ragione? Spesse volte le Parole del Vangelo non ci interrogano, scivolano via come astratte.
«Perché…… mi devo occupare delle cose del Padre mio?». Gesù ha chiaro il motivo per cui si è fatto uomo: per occuparsi della volontà del Padre. Dirà più tardi: «Io faccio sempre la volontà del Padre mio (Giov.). «Padre, se è possibile… non la mia, ma la mia volontà sia fatta». E nel Padre nostro ci insegna a recitare «Padre… sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra».
L’unica occupazione del Figlio primogenito del Padre è occuparsi del disegno che Dio ha sulla terra, su ogni uomo, in ogni tempo e spazio. Gesù si occupa di questo sempre.
Nei 30 anni di Nazareth, lavorando con suo padre, facendo compagnia e aiutando sua madre, condividendo la vita dei suoi compaesani di Nazareth, dei suoi contemporanei e nei tre anni di vita pubblica.
S. Paolo questo l’aveva capito e scrive: «Sia che mangiate, sia che beviate, sia che dormiate fate tutto per l’amore di Cristo». Qualsiasi cosa, è una modalità per occuparsi della volontà del Padre.
Anche noi siamo figli di Dio. Con il Battesimo abbiamo ricevuto la Spirito Santo, siamo diventati Figli di Dio, membra del Corpo di Cristo, eredi della vita Trinitaria.
Siamo figli di uomini adottati da Dio. Il Padre ci ha donato lo Spirito suo e del Figlio. Siamo diventati Uomini Nuovi.
Anche noi,come figli, abbiamo l’unico compito di occuparci delle «cose del Padre nostro». Sia che ci sposiamo, sia che ci consacriamo a Lui nella verginità. Altra occupazione non c’è. Tutte le nostre occupazioni (lavoro, studio, sport, divertimento, politica ecc.) se non sono una modalità per costruire il suo Regno, è tempo perso. È tempo buttato via, quindi fa danno.
Invece tutto serve se è per Lui, anche il tempo da passare in ospedale per una malattia grave.
Come si fa ad occuparsi 24 ore su 24….delle cose del Padre?
Seguendo fino in fondo il Sacramento principe della sua contemporaneità tra noi che è la Chiesa nella modalità con cui la incontriamo, normalmente una Comunità Parrocchiale, una realtà di Movimento o Associazione. La Chiesa esiste per occuparsi delle cose del Padre. Da questa occupazione nasce pace, giustizia, fraternità.
Come faccio a capire che seguo la Chiesa? se do del tu a Cristo.
Domanda: Siamo qui in tanti, ma in quanti stiamo dando «Tu» a Cristo?
Se non entriamo in rapporto con il Mistero, con Cristo, possiamo fare tutti i riti e le riunioni che vogliamo, perdiamo tempo.
La nostra vita vive nell’attesa e nell’angoscia delle cose da fare.
Questo è lo scopo del matrimonio: un’alleanza per aiutarsi ad occuparsi della volontà dello sposo della Chiesa, dello sposo dell’umanità che è Cristo.
Al temine di questa riflessione possiamo dire come Maria: «Ma io non comprendo le tue parole».
Non importa. Come Maria continua a stare attaccato a Gesù, continua ad osservarlo. Ad ascoltarlo. A poco a poco capiremo
NATALE 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Buon Natale a tutti, carissimi.
Preparandomi a questa festa ho pensato ai miei 67 Natale. Il primo, in modo inconsapevole, l’ho attraversato quando avevo 19 giorni, oggi l’attraverso con 67 anni e 19 giorni di vita.
Penso: «Queste feste di Natale che incidenza hanno avuto nella mia vita? La nascita di questo bambino, Cristo Gesù, che incidenza ha avuto e ha nella mia vita? Certo: sono suo discepolo, sono membra del suo Corpo, la Chiesa, sono suo prete …. ma ho l’impressione che non incida ancora come dovrebbe».
Allora ho deciso di fare a me e a voi questa domanda, anzi questa richiesta: «Non è l’ora di correre il rischio di verificare la proposta che Cristo ci fa?».
San Giovanni nel suo vangelo ci dice che «Tutto è stato fatto per mezzo di Cristo, e senza di lui (Cristo) niente è stato fatto di tutto ciò che esiste». (Io ci sono perché c’è Cristo ecc…).
San Giovanni, ancora: «Cristo è la vita, Cristo è la luce degli uomini (la luce del giudizio). Tutto il mondo è stato fatto per mezzo di Cristo».
Allora sento urgente dentro di me questa domanda, questa esigenza: «Non è ora di verificare se questa…. pretesa di Cristo è vera? È vera per la mia vita?».
La verifica è uno dei pilastri dell’educazione. Il figlio, man mano che cresce, sente l’esigenza di verificare se ciò che gli hanno insegnato i genitori è vero o no.
La Pretesa di questo bambino è vera o no?
Come faccio a verificare?
Seguendo il Sacramento che rende contemporaneo a noi ora questo bambino; che è diventato grande, a 33 anni è stato ucciso, dopo 3 giorni è Risorto, dopo 40 giorni è asceso al cielo, ora siede alla destra del Padre, dopo 50 giorni ha mandato lo Spirito Santo ed è nata la Chiesa.
Tra poco diremo: «Credo la Chiesa: Una, Santa, Cattolica e Apostolica». Credo la Chiesa con una fede profonda, personalizzata e salda, perché la Chiesa è il vivo Corpo del Signore che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi (Benedetto XVI 24 marzo 2007, Roma verso le 12,30 del mattino).
Allora: per verificare se Cristo è il centro dell’universo, della terra, della mia vita si o no, non c’è altra strada che porsi con fede profonda, personalizzata e salda davanti alla Chiesa. Altra strada non c’è.
L’obbedienza al magistero della Chiesa.
Conoscere, studiare, riflettere e applicare l’insegnamento della Chiesa che diventa riferimento del mio modo di giudicare, di stare di fronte a ciò che accade. In modo che il nostro parlare sia Sì se è Sì, No se è No.
Questo oggi è urgente in modo particolare sulla questione della Persona e della Famiglia. Oggi la questione culturale in atto è Antropologica.
Immediatamente dopo l’Obbedienza c’è la Preghiera che ti permette di instaurare un rapporto vero con Cristo («Cristo me trae tutto tanto è bello») e con tutti e con le altre manifestazioni del reale: persone, fatti, notizie, ecc.
Non solo. La preghiera ti permette di rendere sempre attuale il Mistero della nascita. Il mistero dell’essere fatto. Chi non prega censura l’evento della sua nascita, l’evento del suo inizio che continua nel tempo, perché il tempo è lo svolgimento dell’inizio. (Io sono lo svolgimento dell’embrione e del feto che ha abitato per 9 mesi il ventre di mia madre). Dimenticare l’origine, l’inizio è non capire nulla della tua vita.
Per verificare se Cristo è il tuo Salvatore non puoi saltare l’obbedienza e la preghiera. Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra.
Buon Natale. Buona verifica.
FESTA NUOVA MOLINAZZO 14.12.2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Cristo me trae tutto tanto è bello». (Jacopone da Todi) – Oratorio feriale.
Perché vi piace giocare a pallone? Perché è bello. Perché vi piace giocare al pallone tant’è che non sentite la pioggia quando piove, non vi dà fastidio il fango quando il campo è bagnato e scivoloso? Perché è bello.
E perché è bello? Perché sperimentate un benessere, un giovamento, un’utilità per la vostra vita. Altrimenti non lo fareste.
Lo sport, il gioco del calcio, vi attrae perché è bello. Un bello che verificate.
Ma…. Ieri sera un nostro amico più grande, allenandosi, si è fratturato una gamba. Ora è all’ospedale. Operazione, convalescenza… Per un po’ dovrà fare a meno di questa esperienza di bellezza.
Giocare a calcio è bello….. ma può tramutarsi anche in una occasione di male per la nostra vita. Questa cosa bella può diventare anche una cosa brutta. Non solo per gli infortuni o per gli incidenti, ma anche per il modo negativo con cui si pratica lo sport. Pensiamo a tutti i disagi causati da un tifo…. Sbagliato.
Allora …… la bellezza dello sport, del calcio è una bellezza che può finire male. Anzi può diventare una cosa brutta. Può essere brutta.
Questo cosa vuol dire? Che il calcio, per quanto bello, non è la Bellezza.
La Bellezza che dura sempre, che non ci tradisce mai, che ci accompagna sempre, quando sei giovane e quando sei vecchio, quando stai bene e quando stai male.
Esiste la Bellezza così? Dov’è?
Prima di rispondervi devo farvi un’altra domanda. Siete interessati, sei interessato ad incontrare la Bellezza totale? Si o no?
Se sì, sappi che la Bellezza ha un nome: è Gesù Cristo. È Cristo. (leggere Isaia)
«Cristo me trae tutto tanto è bello».
Seguilo nella Comunità, perché Cristo è presente qui, ORA.
Tra poco celebreremo la nascita di Gesù. Che senso ha celebrare il compleanno di uno che non c’è più? di uno che è nato 2000 anni fa?
Facciamo il Natale di uno che benché Risorto in cielo, il suo Spirito continua a incontrare noi attraverso il Corpo della Chiesa. Se vuoi incontrare la Bellezza segui la Chiesa, segui la Comunità, segui questa nostra Comunità.
Questo lavoro lo consegno soprattutto ai più grandi. Se si segue Cristo, l’esperienza della Bellezza non ci abbandona mai
VII DOMENICA PER ANNUM 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Perché la Chiesa parla sempre e solo di Cristo? Perché la Sacra Scrittura parla sempre e solo di Cristo? Anche quando la Chiesa e la Sacra Scrittura parlano d’altro, in realtà parlano di Cristo. Perché Cristo è la Realtà. E come tale il Padre ha voluto e vuole che tutto sussista in Cristo.
Infatti tutta la storia è preparazione a Cristo. I libri della Scrittura dell’Antico Testamento lo documentano chiaramente.
Malachia: «Ecco io mando un messaggero a preparare la via davanti a me…»
La storia è un cammino educativo a che l’umanità sia pronta ad accogliere Gesù quando arriverà e a riconoscerlo come «via, verità e vita».
E dopo la venuta di Cristo, la storia è l’Attesa della sua venuta come Re e Signore dell’universo. «Viene Signore Gesù» è il grido e l’implorazione con cui si chiude il libro dell’Apocalisse.
Tutta la storia è una preparazione a Lui. Fin dall’inizio. Nella maledizione sul serpente, dopo il peccato originale, Dio dice al serpente: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». (Gen. 3,15)
Abramo è chiamato per dare origine alla discendenza dalla quale nascerà Gesù Cristo (Geologia di Gesù Mt. 1 – Lc. 3,13).
Leggerle. Fino a Giovanni Battista che a 30 anni, dal deserto di Giuda dice: «Preparate la via del Signore».
Il Vangelo di oggi ci ripropone l’entrata di Gesù a Gerusalemme la domenica delle palme, quando Gesù è acclamato «figlio di Davide».
Facciamo un salto. Che cos’è l’educazione? Preparare il figlio all’incontro con Cristo. Dove sta la crisi odierna? La fede non si trasmette più da padre in figlio (tranne che nei Movimenti e in altri pochi casi).
Gesti di trasmissione della fede:
1) Preghiera in famiglia;
2) Celebrazione del giorno del Signore (Domenica);
3) Celebrazione delle feste liturgiche;
4) La cura del giudizio, che sia un giudizio cristiano;
5) L’educazione alla carità. L’educazione all’essenzialità. Soprattutto: unità dei coniugi, capacità di perdono tra coniugi e figli, capacità di stare sulla croce per poter risorgere.
Il figlio non incontra se non è educato all’Incontro con la verità di sé.
«Non alla pietra tocca decidere il suo posto, ma al Maestro dell’opera».
6) Educare alla vita come «vocazione».
XXXI DOMENICA PER ANNUM 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Il racconto evangelico di oggi è bellissimo. Ci svela il metodo dell’incontro tra Gesù Cristo e noi, ogni uomo.
Esaminiamo bene l’incontro tra Gesù e Zaccheo. Questo racconto è fondamentale perché la fede è la conseguenza di un incontro. Cristo e singola persona.
Leggo:
a) «Gesù entrato in Gerico attraversava la città».
L’incontro con Gesù è un dono che Egli stesso ci fa. È Dio, nella Carne di Cristo, che si fa incontro all’uomo, in questo caso a Zaccheo. L’iniziativa parte da Cristo.
b) All’iniziativa di Gesù risponde immediatamente l’iniziativa di Zaccheo (uomo) …. «Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù…».
Ne aveva sentito parlare, certamente in modo entusiasmante (testimoni) e voleva vederlo. Si dà da fare per vederlo. Zaccheo, anche solo per curiosità, lo vuole vedere (noi vogliamo vedere Gesù?).
c) «… ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura….». Riconosce il suo limite, limite che gli impedisce di realizzare il suo desiderio: vedere Gesù.
Allora che fa? Il desiderio, quando c’è, crea una operosità, crea iniziativa.
d) «… salì su un sicomoro…». L’incontro avviene perché due volontà, due libertà si incontrano. Gesù e Zaccheo.
Oggi Cristo Risorto ci viene gratuitamente incontro nella contemporaneità della Chiesa. Tuttavia per incontrarlo bisogna che ognuno di noi: desideri vederlo, lo cerchi, riconosca la sua piccolezza, cerchi lo strumento adatto che lo faciliti, ecc.
Il resto lo fa Gesù:
e) « “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia».
È il metodo dell’Incarnazione.
Dio, che tutti gli uomini hanno cercato e cercano di vedere, viene a stare in casa nostra (la terra). Si fa vedere, toccare, viene da noi. Già questo è fonte di gioia.
Viene a casa tua: con il Sacramento del Battesimo, dell’Eucaristia entra nel tuo Io.
Un incontro che produce in Zaccheo un cambiamento.
f) «…Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”».
Un incontro, quando c’è, genera un cambiamento di vita.
L’incontro di Cristo ci cambia.
Io capisco se sto incontrando Cristo se la mia vita cambia.
Oggi Cristo ci viene incontro per mezzo della Chiesa che lo rende contemporaneo.
- Desiderio di vederlo
- Riconoscere di essere inadeguati
- Cercare aiuto (nelle persone più decise).
XXVIII DOMENICA PER ANNUM 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
L’episodio della guarigione dei dieci lebbrosi mi suggerisce quattro considerazioni che vi propongo:
1) «Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi…».
La vita di Cristo, come la vita di ognuno di noi, è tutto un viaggiare verso la meta, il Destino della sua vita. Gesù sa che è a Gerusalemme che completerà il suo compito di salvatore del mondo. A Gerusalemme Muore, Risorge, Ascende al cielo e dona il suo Spirito. E mentre «cammina», è in movimento verso il suo Destino, libera dal male.
Affascinante. Il suo è un cammino di compimento della sua vita e di liberazione per tutti quelli che Lui incontra. È una prospettiva che voglio fare sempre più mia. Anzi quanto più ci compiamo, più diventiamo strumento di liberazione.
La differenza tra noi e Cristo è questa: Gesù non dimentica mai che la sua vita è un cammino verso il compimento del suo Io e non dimentica mai che la sua è una missione di liberazione.
2) I lebbrosi gridano di essere salvati. «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
La richiesta di aiuto nasce da due evidenze:
a) Siamo malati, molto malati.
La lebbra è una malattia disgregante. Fa perdere i «pezzi» al corpo. Noi non vogliamo perdere «neanche un capello del nostro capo». Vogliamo essere integri. Tutte le malattie sono disgreganti.
b) Non siamo capaci di guarire da soli. Perciò chiediamo, preghiamo che tu abbia pietà di noi. Non esiste nulla di più ragionevole della Domanda. La domanda è un gesto di ragionevolezza e di umiltà, di povertà di spirito.
Quando diciamo di non aver tempo per pregare, di chiedere la nostra guarigione, in realtà affermiamo di non renderci conto della nostra malattia, del nostro male, e di essere capaci di guarire da soli (presunzione irragionevole).
3) Uno ritorna a ringraziare. «Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo».
Il lebbroso Samaritano guarito si rende conto, per grazia, che Gesù non solo è capace di guarirlo dalla malattia fisica, ma da ogni lebbra, da ogni male. Torna indietro perché desidera guarire «tutto». Lo riconosce Signore, si getta ai suoi piedi e lo ringrazia. Possiamo stare certi che quest’uomo sarà stato tra i suoi discepoli. Non l’avrà più abbandonato.
4) «Alzati e va’; la tua fede t ha salvato!».
La guarigione rimette in piedi, dà slancio, rende creativi, opera. «È, se opera».
La fecondità è sempre segno della liberazione da un limite. Capisco che sono sano, se opero. Se divento partecipe del compito liberatore di Cristo.
OMELIA DI DON SILVANO IN OCCASIONE DEL 40° DI CL A BRESSO
23 Settembre 2007
«Nessun servo può servire a due padroni»
«Se Gesù è il Signore, è il Signore 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12, 365/6 giorni all’anno. Gesù è il Signore sempre.
Dall’incontro con il Signore Gesù nasce una vita “nuova”, fa nascere tra noi un rapporto “nuovo”, nasce una comunità “nuova”.
In questa vacanza prendiamo sul serio questa “novità”. “Cantate al Signore un canto nuovo” è la sintesi dell’introduzione di Gianni Mocarelli ( vacanze di GS )».
Un lampo, un bengala ha illuminato me ed i ragazzi ( 9 ) che erano con me a Gressoney nel 1967 in una vacanza organizzata dalla GIAC settore adolescenti.
«Se Gesù è il Signore» significa che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica, o una grande idea, bensì è l’incontro con un’ avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».
Fu una vacanza eccezionale, al punto che decidemmo di restare ancora qualche giorno del turno successivo. L’anno dopo a Campitello di Fassa ci iscrivemmo immediatamente per due turni: i 9 erano diventati oltre 20.
Se Gesù è il Signore della vita è per sempre. L’incontro con una persona affascinante, se è vero, è per sempre.
L’incontro con Cristo è indissolubile perché Lui solo ha parole di vita eterna. Se si capisce questo si comprende perché il Matrimonio e la consacrazione a Cristo nella verginità siano indissolubili.
«Ragazzi, se l’esperienza che abbiamo fatto a Gressoney è vera, è vera anche qui a Bresso; se è stata un’esperienza vera la continuiamo ancora; cambieremo qualche modalità, ma il metodo è identico. Altrimenti, se smettessimo di vivere ciò che abbiamo “visto e udito”, il prossimo anno, ad una nuova proposta di vacanza, mi direste di no: “no perché l’esperienza che ci proponi è un’esperienza drogata”. Se non è possibile vivere questa esperienza bella qui, nel nostro oratorio e a scuola, è un’esperienza drogata. Invece sono certo che non è un’esperienza drogata, ma è un fatto vero». Questo dissi subito al gruppetto dei 9 appena ritornati a casa.
Aggiunsi:«Noi siamo giovani, abbiamo appena incontrato e intuito cos’è il Cristianesimo, non ce la facciamo a crescere da soli; facciamoci aiutare». E fu così. La casa di Gianni Mocarelli e la sede della GIAC furono da noi frequentati assiduamente.
E intanto cantavamo «Ho abbandonato dietro di me ogni paura, ogni dubbio perché una grande gioia mi sento in cuor , se penso a quanto è buono il mio Signor».
Nell’inizio c’è tutto.
I 40 anni della nostra storia, come i 50 anni e più di Movimento, i 2000 anni della Chiesa sono lo sviluppo della vita dell’Inizio, la crescita dell’Inizio. Chi di noi se n’è andato è perché “ha abortito l’ Inizio”.
L’io di un uomo è già tutto nell’embrione. Abortire l’embrione è abortire l’io che c’è già tutto nell’inizio.
Il tempo è lo sviluppo, la crescita di ciò che è già presente nell’Inizio.
Il Movimento ci ha fatto un altro enorme dono: ci ha subito aiutato a capire che Cristo risorto nella carne è Presente qui e ora nel corpo vivo della Chiesa., la Chiesa che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi.
«Quest’oggi ( 24 marzo- 23 settembre ) io vi invito a continuare su questa strada, con una fede profonda, personalizzata e saldamente radicata nel vivo corpo di Cristo, la Chiesa, che garantisce la contemporaneità di Gesù con noi». (Questo lo sperimento nell’esperienza dello Studium Cristi ).
Questo è il compito grande che ci è richiesto oggi.
Il Padrone del mondo è così subdolo che se non stiamo di fronte alla Chiesa con la certezza che è il Mistero di Cristo risorto Presente, veniamo fagocitati.
Il Movimento è il nostro pezzo di Chiesa, è il pezzo in cui entriamo nella Chiesa ; perciò non abbiamo paura a usare la parola Movimento in questo senso, perché è il modo concreto, altrimenti la Chiesa diventa un’astrazione.
CORPUS DOMINI 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Il protagonista della storia è il mendicante». La prima battaglia, lotta che noi conduciamo, da subito, fin dall’utero materno è quella per il cibo. Noi innanzitutto mendichiamo il cibo, abbiamo bisogno di essere sfamati e dissetati.
Dobbiamo constatare che non siamo in grado di sfamare in modo adeguato tutti gli uomini e le donne della terra. Lo sappiamo tutti che ancora oggi – ORA – milioni e milioni di uomini e donne, bambini e anziani sono sottoalimentati. Lo sappiamo tutti che in alcune nazioni si combatte la guerra per l’acqua, per avere acqua per dissetarsi.
Per questo dobbiamo essere grati della piccola, grande iniziativa del Banco Alimentare che cerca di sopperire a questa fondamentale mendicanza. Al bisogno fondamentale che noi abbiamo: essere sfamati e dissetati.
Per questo approfitto della nostra festa patronale per ringraziare le donne della S. Vincenzo per il tempo, l’amore che dedicano a cercare per lo meno di attutire e lenire il bisogno di cibo che quasi 50 famiglie della nostra comunità hanno.
Se non siamo capaci di sfamare il corpo, tanto meno siamo capaci di sfamare la fame e di dissetare la sete dell’io, del cuore.
Noi abbiamo fame e sete di capire «il senso del vivere», fame e sete di «amare e di essere amati» = affettiva; fame e sete di «giustizia», fame e sete di «pace», fame e sete del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna, fame e sete di vita eterna, di pienezza di vita, fame e sete di un punto autoritativo e autorevole a cui guardare. Un’autorità che ci insegna più per la sua testimonianza di vita che per i suoi comandi.
Questo è il mistero dell’Eucaristia.
Cristo è l’unico in grado di sfamare e dissetare veramente, totalmente, definitivamente effettivamente ed affettivamente il nostro io, il nostro pensiero, il nostro modo di rapportarci con la realtà.
«Prendete e mangiate questo è il mio Corpo, che è per voi. Prendete e bevete questo è il mio Sangue». «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Per questo la Chiesa ci chiede di non correre il rischio mortale di far morire di fame e di sete il nostro io. Questo è il peccato mortale. Compiere un gesto, un’azione che ti porta alla morte, alla morte dell’io.
Per questo la Chiesa ci insegna che saltare la Messa alla domenica senza un motivo di carità grave, è a rischio di morte.
Dobbiamo aiutare noi stessi e tutti gli altri battezzati a capire la necessità del celebrare il giorno del Signore, a partire dalla Messa.
Comunità di Molinazzo di Cormano stai celebrando la tua Festa Patronale. Impara a memoria il tema della festa. «Il protagonista della storia è il mendicante. Cristo mendicante il cuore dell’uomo. Il cuore dell’uomo mendicante il cuore di Cristo. Nulla anteporre a ciò che sta accadendo ora».
Comunità di Molinazzo hai tante capacità e tanti doni. Molti dei tuoi figli corrono tuttavia un grosso rischio: non guardare alla totalità del cammino della Comunità, scegliere quello che loro piace.
In questo caso la comunità non si costruisce, ma si riduce ad un mucchio di pietre.
Per questo ti chiedo: «Stammi attaccata, come io sto attaccato alla Chiesa, a Cristo contemporaneo nel suo Corpo».
PENTECOSTE 2007 – PRIMA COMUNIONE
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Parlo ai ragazzi/e che ricevono per la prima volta il Corpo e il Sangue di Gesù.
Come siamo stati concepiti abbiamo cominciato a bere e a mangiare .
All’inizio dentro lo stesso corpo della mamma, poi attaccati al seno della mamma, poi imboccati dalla mamma e dal papà, fino a imparare a nutrirci e a bere da soli.
Non si può vivere senza mangiare e bere. E mangiare e bere è un bisogno piacevole, è un bisogno che reca piacere.
Ma non solo il nostro corpo è stato nutrito e dissetato, ma anche il nostro io.
Dapprima nutrito dalla Parole della mamma e del papà, nutrito ed abbeverato dal loro modo di vivere e dalle loro parole.
Ora però ci accorgiamo che questo nutrimento umano non basta.
Il nostro “io” ha bisogno pure lui di un cibo e di una bevanda particolare. Gesù ci ha detto: «Sono io il cibo e la bevanda di cui voi avete bisogno, perciò “Prendete e mangiate questo è il mio Corpo, prendete e bevete questo è il mio Sangue”». «Chi mangia di me vivrà in eterno».
Voi ricevete la prima volta il Corpo e il Sangue di Gesù nel giorno in cui Gesù ha donato e continua a donarci lo Spirito Santo: l’io di Dio. L’io del Padre e del Figlio. Lo Spirito Santo ci viene dato perché abbiamo a capire ciò che serve veramente alla nostra vita. Alla vita del nostro “io” perché sia felice, intelligente, aperto a tutto il reale.
Non solo lo Spirito Santo ci dona l’Io di Dio e noi diventiamo membra del Corpo di Cristo, Natura di Dio, Figli di Dio, ma oggi Gesù rivolge a tutti noi, a tutti voi, ragazzi/e, la chiamata che ci ha rivolto il giorno del Battessimo: «Seguimi». Tu…… seguimi! Tu….. stai con me. La stessa chiamata che ha fatto agli Apostoli: «Seguimi».
Gesù ci e vi chiama a stare con Lui.
Quante ore al giorno? 24
Quanti giorni alla settimana? 7
Quanti mesi all’anno? 12.
Per quanti anni? Sempre.
E così cari genitori di questi ragazzi capite, e capiamo tutti noi adulti, che l’educazione e la formazione cristiana non sono la somma di circostanze e un insieme di cose da fare: esempio Battesimo, Prima Comunione, Cresima, corso fidanzati, matrimonio, studio, gioco, hobby vari, ecc.
Questo è un pasticcio e un insieme di cose stressanti. L’educazione è seguire, stare, farsi abbracciare e abbracciare il Signore della vita. per questo mi faccio battezzare, cresimare. Per questo mi sposo, faccio il prete, mi consacro a Lui. Il filo rosso che lega tutta la nostra vita è stare con Gesù.
Come faccio ora a stare con Gesù? Stai con la Chiesa che rende contemporaneo a te, a me Cristo ORA.
Cristo è qui. Solo se sono qui con questa certezza vado fuori dalla chiesa cambiato.
Cristo è qui. Per questo ci sono l’Oratorio, la Parrocchia, i Movimenti. Ci sono compagnie che ti rendono presente Cristo.
Seguimi, stai con la tua Chiesa. Stai con me ORA, Venite all’Oratorio feriale ora, andate alla vacanzina, al Meeting, a Loreto (Settembre).
ORA state attenti agli avvisi che do.
Seguimi! Sperimenterai la Bellezza. E come Jacopone da Todi potrai dire: «Cristo me trae tutto, tanto è bello».
XXV APRILE 2007 - S. MARCO
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Ringrazio i promotori di questa celebrazione per aver scelto la chiesa della Comunità di Molinazzo come momento di inizio delle manifestazioni in programma oggi e soprattutto per aver chiesto che venisse celebrata la S. Messa in suffragio dei caduti di tutte le guerre. In modo particolare ricorderemo i morti a causa della seconda guerra mondiale, soprattutto i giovani caduti della nostra città di Cormano.
Auguriamoci solo che non sia una pura e semplice celebrazione rituale poiché le ricorrenze solo celebrative non aiutano né i padri né i figli: chi è stato protagonista rischia di vivere di vanagloria o di nostalgia, e chi è venuto dopo estraneo, spettatore distratto di un gioco della storia che non gli appartiene.
Domandiamoci: Perché si fanno le guerre? Perché i popoli continuano a illudersi che le guerre risolvono i problemi quando invece la storia di ogni tempo ci insegna che la guerra, espressione estrema di ogni violenza, causa di enormi ingiustizie e irrazionalità, amplia difficoltà e incomprensione?
Possiamo dire che le guerre, quelle di ieri, di oggi e di domani, purtroppo, fanno parte del «mistero di iniquità» che inquina il nostro cuore.
Da dove nascono le guerre? Da dove nasce la violenza omicida?
La risposta o le risposte sono complesse e bisogna evitare scorciatoie e semplificazioni. Eppure andando al fondo della domanda la risposta c’è.
La causa prima di ogni violenza, guerra compresa, sta nella più drammatica e tragica di ogni violenza che si consuma nel cuore di ogni uomo. La violenza del figlio che non riconosce di appartenere al Padre.
La violenza dell’uomo che non riconosce di non farsi da solo, dall’inizio della sua vita ad ORA.
La dottrina cristiana chiama questa violenza peccato originale.
Il figlio diventa violento con sé, con gli altri, con tutti, quando è violento con il Padre.
Claudio Risè: «Il Padre, l’assente inaccettabile».
Questo Padre assente è Dio. L’uomo senza Padre è nudo e non ha la forza di costruire la Pace.
Ibsen . «Brand»
»Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte della salvezza?». NO.
Se vogliamo che sulla terra non ci sia più violenza e guerra dobbiamo ritornare al Padre e a Cristo. «Mi alzerò e tornerò da mio Padre». Tutte le altre strade sono vicoli chiusi.
Qual è il Cuore dell’Avvenimento cristiano che proprio in questi giorni staimo celebrando? «Cristo è Risorto».
La morte causata dalla non appartenenza al Padre viene sconfitta nella sua attualità dall’Uomo che ha avuto nella vita un unico desiderio: Fare la volontà del padre, al punto di annunciare: «Io e il Padre siamo una cosa sola». E nella notte del Giovedì Santo: «Padre se è possibile allontana da me questo calice, però non la mia ma la tua volontà sia fatta».
La Pasqua è il giorno della vera liberazione per ogni uomo o donna, che lo sappia o no, che ci creda o no.
Per questo la Chiesa celebra ogni domenica la memoria della Pasqua. Anzi tute le volte che dice Messa.
Noi il 25 Aprile del 1945 lo ricordiamo una volta all’anno, la Chiesa tutte le domeniche e tutti i giorni celebra la Pasqua del Signore.
Se è opportuno fare celebrazioni importanti per la vita di un popolo, è essenziale fare memoria di ciò che vince ORA: Cristo Risorto. Le prime ci riempiono di nostalgia, le seconde di speranza.
III DOMENICA DI PASQUA 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Vorrei approfondire con voi i resoconti del processo che i capi di Israele fanno agli Apostoli, così come ce li racconta Luca negli Atti degli Apostoli.
«Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui…»
«Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo alla croce….. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui».
Cerchiamo di approfondire questa risposta che indica in modo chiaro il metodo educativo che i cristiani sono chiamati ad osservare.
Che dico! Non solo i cristiani, ma gli uomini (maschi e femmine) che sono degni di tale nome.
«Bisogna obbedire a Dio», piuttosto che alle leggi umane contrarie alla volontà di Dio.
Ma Dio come ci parla, come ti parla? Ci parla innanzitutto con quello che la Bibbia chiama «cuore», un desiderio inesauribile di felicità e di compimento. Il nostro «cuore» ci dice in modo oggettivo e infallibile se quello che stiamo facendo «è vero o sbagliato» è «giusto o ingiusto».
Il cuore non ci fa camminare 500 Km per dirci se la strada è giusta o sbagliata. Te lo dice subito. Gioia o tristezza, calma o irrequietezza, tranquillità o angoscia, «giudicano» il nostro modo di agire. (Es. Assassini Turchi, es. Provenzano, ecc.)
Il cuore, guidato dalla legge naturale che Dio ha messo nel cuore di ogni uomo, ci dice la volontà di Dio, ci dice qual è il bene per noi e per l’umanità.
Dio ci parla anche attraverso i fatti che accadono in noi, fuori di noi e davanti a noi. La realtà che accade che ti dice?
Per noi cristiani Cristo ci parla per mezzo del vivo corpo di Cristo, la Chiesa, che garantisce la contemporaneità di Gesù tra noi.
Mettere in pratica questa norma grandiosa. «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» ci libera da ogni sottomissione e schiavitù ad ogni forma di potere e dittatura politica, culturale. Pensate alla dittatura degli intellettuali, soprattutto dei giornalisti che si innalzano al rango di Maestri.
Oggi la maggior parte del potere chiede che i cristiani si releghino nel privato, come se si potesse scindere il vivere privato dal vivere pubblico. Come se la verità fosse una suppellettile. È straziante la notizia dei cristiani uccisi in Turchia da 4 studenti (19/22 anni) dopo ore di torture incredibili solo perché stampavano la Bibbia. Così pure la notizia di altri 8 cristiani sgozzati in India e nelle Filippine.
Dio può volere questo? Se avessero ascoltato veramente il linguaggio del cuore avrebbero fatto questo? Anche qui c’è da rendersi conto quanto i cattivi maestri corrompano il cuore dei ragazzi fino a farli diventare assassini senza pietà, fanatici con la ragione totalmente oscurata. Forse bisogna che «tutti gli uomini degni di tale nome si pongano una domanda: «I fanatismi legati al mondo islamico sono frutti di “musulmani che sbagliano” o fanno parte della cultura di odio che certe scuole coraniche coltivano?». Non rispondo, anche se mi impegno a capire meglio.
Intanto portiamo a casa questo criterio «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» che ti parla con il linguaggio di ciò che sta capitando ORA, soprattutto con la voce e la vita della Chiesa.
VEGLIA PASQUALE 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La Veglia Pasquale ha un perno: il nostro Battesimo. A noi infatti interessa la Risurrezione di Cristo perché dalla sua Risurrezione viene la nostra Risurrezione. La Risurrezione della nostra Persona: la Risurrezione del nostro io e del nostro corpo.
La Risurrezione dell’io, dello Spirito avviene il giorno del Battesimo. Per Tommaso ora, questa notte. L’io di Tommy è segnato dal peccato originale che, se non è tolto, gli inquina la vita.
Il peccato originale: la pretesa di vivere senza Dio. Di essere noi i creatori di noi stessi.
Allora ripartiamo dal Battesimo.
Ringrazio Barbara e Andrea per questa scelta di battezzare il loro primogenito nella Veglia Pasquale.
Nulla anteporre a quello che sta accadendo ORA. Perché? Nel Sacramento del Battesimo che voi chiedete per Tommaso è gia indicato, è già presente il metodo educativo che voi adopererete nel «tirar su» Tommy. È già indicato il Maestro di Riferimento che voi indicherete a Tommy: Cristo.
Nell’ORA presente si intravede già il futuro.
Vi chiederò: «Rinunciate a Satana e a tutte le sue seduzioni ed opere?». Risponderete:«Sì». È una scelta fondamentale. Il male lo si commette perché ha in sé un aspetto seducente altrimenti non lo si farebbe (esempi).
Ma per resistere alla seduzione del male bisogna che Tommy, noi, incontri qualcuno che gli corrisponda di più, che sia più seducente di Satana. Questo Uno è Cristo. Voi oggi indicate a vostro figlio che solo Cristo, Morto e Risorto, gli corrisponde veramente, totalmente, affettivamente ed effettivamente.
Ma Tommaso dove lo incontra Oggi Cristo Risorto? Tommy è nato nel terzo Millennio, anche lui ha bisogno di essere salvato da morte. Dove lo trova? Voi questo lo capite bene. Siete medici. Sapete che la medicina cura, ma non risolve il conflitto tra vita e morte. Potremmo dire che la medicina e la chirurgia sono palliativi – nobili, utili, necessari per vivere meglio nel tempo – ma alla fine devono arrendersi.
Dove incontra Cristo ORA Tommy? Nella Chiesa. La Chiesa è la Realtà Carnale e Spirituale che rende contemporaneo a noi Cristo Risorto. Tommy deve incontrare una Chiesa più seducente del male, più corrispondente a lui delle proposte del mondo.
«Credo la Chiesa, la Comunione dei Santi, la Remissione dei peccati».
Noi possiamo dire «Credo in Dio, in Cristo, nello Spirito Santo» perché diciamo: «Credo la Chiesa». È un’esperienza vera di Chiesa che ci aiuta ad approfondire la nostra fede Trinitaria. «Non si può avere Dio come Padre se non si ha la Chiesa come Madre».
Tommy la prima esperienza di Chiesa dove la fa e dove la incontra? In casa.
La prima Chiesa che rende contemporaneo Cristo Risorto a Tommaso siete voi carissimi Barbara e Andrea, coadiuvati dai suoi padrini. La prima Chiesa che i figli incontrano è la Chiesa domestica.
La richiesta del Battesimo del proprio figlio vi rimette totalmente in gioco, rimette totalmente in gioco il vostro rapporto con Cristo e quindi con la Chiesa.
Velocemente. Com’è una Chiesa domestica?
1) Una Chiesa che prega.
Non che dice le preghiere, che prega. Al mattino, sera, prima di pranzo. Tommy deve incontrare genitori che pregano;
2) Una Chiesa che consegna dei giudizi veri, centrati, cristiani sulla realtà, sulla vita. Tommy deve imparare da voi ciò che è bene e ciò che è male. Per questo dovete verificare voi ciò che è bene e ciò che è male. L’educazione non ha in primis bisogno delle opinioni degli educatori, ma di certezze;
3) Una Chiesa che gli parli di Cristo, che lo metta di colpo in rapporto con il Padre, con Gesù, con lo Spirito Santo e con Maria. Attraverso voi, padri e madri «putativi», Tommy dovrà conoscere il vero Padre e la vera Madre. E gli insegnerete le preghiere. Lo porterete in chiesa, in questa chiesa particolare;
4) Una Chiesa domestica che gli indichi, diventato grande, altri educatori in sintonia con l’educazione che voi darete. La scelta della scuola, degli insegnanti, la vigilanza sugli amici, non sono secondari;
5) Genera chi è generato. Sarete in grado di educare Tommy così, se voi approfondirete il vostro rapporto con la Chiesa, non in modo astratto ma concreto. Solo così saprete come educare Tommy.
I passaggi indicati sono sintetici, ma già contengono tutto. Buona Pasqua.
VENERDÌ SANTO 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Il Venerdì Santo ci mostra in modo evidente che cos’è il peccato, che cos’è il male, qual è il prezzo del peccato. Quanto costa il male? Quanto costa la guerra, quanto costa l’inquinamento ambientale, quanto costa la divisione delle famiglie, quanto costa un delitto … e così via? Il peccato quanto costa?
Prima di rispondere facciamoci un’altra domanda. Qual è la nostra vera tentazione? Vivere «etsi Deus non daretur» = vivere, impostare la vita come se Dio non ci fosse.
Perché? Perché in fondo in fondo pensiamo di poter vivere a prescindere dal Padre, da Dio. Pensiamo di non aver bisogno di un Altro. Non lo teorizziamo, sono pochi gli atei in teoria, ma praticamente viviamo così. Quanti non vengono a Messa, abbandonano la Comunità perché…. devo fare i mestieri…. c’è la partita… ci sono gli amici.
E alla fine ci si trova a vivere «senza più religione». Questo è il male, questo è il peccato originale.
Tentazione satanica: «Dio non vuole che mangiate i frutti dell’albero della vita, perché sa …. che diventerete come Lui, come Dio».
Ritorniamo alla prima domanda. Qual è il prezzo di questo enorme peccato: vivere senza il Padre, rinnegare l’appartenenza?
È uno solo. La Morte.
La morte di Dio. Si tenta di eliminare Dio, ma non si può. E allora che si fa? Si elimina il suo frutto più amato, Colui che è stato fatto a sua immagine e somiglianza: l’uomo.
Il Venerdì Santo dice la tragedia del peccato. Il tentativo dell’umanità, attraverso il ripudio del popolo eletto, di vivere senza Dio. Ma non si può. Allora si uccide il corpo dell’Uomo Gesù, il corpo di ogni uomo.
Il frutto del peccato è la morte.
L’ancella della morte è l’insoddisfazione, la tristezza, la disperazione.
Che terribile l’esperienza di Giuda!
Invece di stare di fronte e Cristo, di fronte a ciò che Cristo diceva e operava, è stato di fronte al suo progetto. E poiché Cristo non cambiava, lo ha eliminato.
Ecco il peccato: la superbia, la pretesa di sapere noi come salvarci.
Ma tradito Cristo…. la disperazione è aumentata al punto tale che si è suicidato.
La disperazione e la morte di Giuda lo hanno riscattato, lo hanno salvato? Penso di si, ma lasciamolo giudicare a Cristo.
Penso però a tutte le sofferenze, a tutte le morti morali, relazionali, psichiche, fisiche che ogni giorno il peccato produce.
Anche ORA contemplando il Crocifisso non piangiamo su di Lui, ma sui nostri peccati e chiediamo di appartenere totalmente a Lui.
GIOVEDÌ SANTO 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Venuta la sera, si mise a mensa con i dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà!”».
..Panico, dolore, sgomento. Poi timidamente…Chi? Sono io?.... «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto….».
Questo accade anche oggi.
I capi del popolo di Israele avevano già deciso di condannare a morte Gesù. Gli mancava uno che glielo consegnasse. Uno dei suoi.
Il mondo da sempre si oppone a Cristo, all’Avvenimento cristiano, alla Chiesa. ma occorre uno tra i suoi che dall’interno tradisca.
Il tradimento dell’Avvenimento cristiano si consuma oggi innanzitutto all’interno dei popoli e delle nazioni cristiane. L’Europa in primis.
Ha detto il Papa ai vescovi europei: «Non si può pensare di edificare un’autentica casa comune europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro continente. Si tratta infatti di una identità costituita da un’insieme di valori universali, che il cristianesimo ha contribuito a forgiare. Tali valori devono restare nell’Europa del terzo millennio come fermento di civiltà».
Questa perdita di identità porta a due gravissime conseguenze:
- il calo demografico. «Sotto il profilo demografico si deve purtroppo constatare che l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia» (Benedetto XVI);
- la negazione della natura umana. «L’Europa deve essere valida garante dello stato di diritto…. Non può non riconoscere con chiarezza l’esistenza certa di una natura umana stabile e permanente». (Benedetto XVI)
Il primo Giuda potrebbe essere oggi l’Europa.
Ancor prima il tradimento dell’Avvenimento cristiano si consuma nelle nostre famiglie. In tante, troppe famiglie.
Si è attaccati ad alcune celebrazioni, ma non all’appartenenza a Cristo, quindi alla Chiesa. Le famiglie, salvo minoranze, sono incapaci di consegnare una reale tradizione cristiana e quindi anche l’autorità del padre e della madre, in quanto incapaci di comunicare giudizi illuminanti la realtà, hanno perso di autorevolezza, rendendo ardua da parte dei figli la verifica della validità del fatto cristiano, e quindi eliminando la loro libertà.
Il secondo Giuda potrebbe essere oggi troppe famiglie cristiane.
Il Giovedì Santo Gesù ci dona il Suo Corpo e il Suo Sangue come cibo e bevanda per la vita eterna.
L’Eucaristia, la Messa festiva sono riti che noi celebriamo da sempre, eppure non sono un Reale Avvenimento. L’Eucaristia nella vita non è Cristo tra noi nell’apparenza del Pane.
Nei fatti non ci comportiamo con la consapevolezza che nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è «contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro Signore Gesù Cristo con l’anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero.
Ciò causa anoressia spirituale.
- colpisce il giudizio
- e l’affezione (nichilismo e relativismo)
In fondo in fondo pensiamo di non aver bisogno di Cristo per realizzare la pienezza della nostra umanità quindi di non aver bisogno della Chiesa, Sacramento della contemporaneità di Cristo tra noi.
Questo lo si denota nei tantissimi cristiani che non vivono la domenica, nei tantissimi cristiani che, pur potendo, non vengono a Messa in settimana, nella scarsa frequenza alla visita al Santissimo Sacramento durante il giorno, a troppe Eucaristie ricevute senza preparazione e senza adeguata confessione.
Il cibo che dà la vita non è il pane materiale ma Cristo Eucaristico.
Chiediamo alla Madonna che ci aiuti in questo.
V DOMENICA DI QUARESIMA 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Il protagonista della storia è il mendicate. Cristo mendicante il cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante Cristo». (Don L. Giussani 1998)
La Risorsa, l’unica risorsa che il mendicante ha è la domanda.
Marta e Maria mendicano la grazia della guarigione del fratello Lazzaro a Cristo.
«Le sorelle gli mandarono a dire: “Signore il tuo amico è malato”».
Sanno che non possono nulla di fronte alla malattia mortale del fratello e «domandano» aiuto al Signore, il quale aveva «domandato e ottenuto» la loro amicizia.
«Gesù tu sei nostro amico, tu hai mendicato la nostra amicizia, ti trattieni nella nostra casa, abbiamo pranzato e cenato insieme, tu ora aiutaci» dicono le sorelle di Lazzaro.
La risorsa del mendicante, del bisognoso è la domanda.
Gesù risponde, con i tempi di Dio che non sono sempre i nostri, e arriva che il suo amico è già morto, anzi è già sepolto da quattro giorni e il suo cadavere manda cattivo odore.
Marta, la sorella più operativa : «Signore già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».
Le sorelle lo rimproverano: «Signore se tu fossi stato qui, nostro fratello non sarebbe morto! Ma anche ora sappiamo - ecco la domanda – che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
E Gesù risponde davanti alla tomba di Lazzaro con un comando gridato, imperioso: «Lazzaro vieni fuori».
Il morto uscì..!
«Lazzaro vieni fuori». Ognuno di noi quando si trova in impacci esistenziali, impacci che gli legano mani e piedi, e il volto, impacci di totale incapacità, vorrebbe sentire questa voce e questo comando.
Gesù è Risorto, quindi può gridare questo comando anche ora.
Ma noi che dobbiamo fare?
1)Avere la certezza che il limite, anche la morte, è per la gloria di Dio. «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio».
Perciò il primo lavoro da fare di fronte ad una esperienza di limite è un lavoro di conversione. Dio attraverso questa prova che cambiamento vuole da me? Che conversione vuole da me? Di fronte a prove gravi è esigito che ci si interroghi sul cambiamento urgente che è in noi. Questa indicazione mi è venuta chiara questa settimana;
2) Poi domandare alla Chiesa, a Cristo Risorto presente nella Chiesa. Infatti Cristo ha bisogno degli uomini per salvare altri uomini. Salva Lazzaro, ma chiede che un gruppo di uomini tolgano la pietra del sepolcro di Lazzaro. «Togliete la pietra. Tolsero la pietra». Poi vuole che altri lo sciolgano «dalle bende e dal sudario.. «scioglietelo e lasciatelo andare».
Per essere liberato dal sepolcro:
- Lavoro di conversione del proprio io;
- Chiedere alla Chiesa e seguire la Chiesa (ciò che i fratelli e l’Autorità ti dicono);
- Confessarsi e ricevere Gesù pane di vita;
- Silenzio e preghiera di meditazione;
- Opere di carità.
II DOMENICA DI QUARESIMA 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
1) «Ascolta, Israele,le leggi e le norme che oggi io proclamo dinanzi a voi».
Ascolta. Quando si ascolta veramente quello che una persona, i fatti, la Chiesa ci dicono?
Sono fondamentali i tre verbi che seguono: «Imparatele, custoditele e mettetele in pratica».
Ascolta chi impara, custodisce e fa fecondare ciò che «ha visto e udito».
2) Cosa si deve ascoltare? La legge fondamentale che Dio, creandoci a sua immagine e somiglianza, ci ha messo dentro di noi. È la legge naturale.
La legge naturale è intrinseca all’uomo, è il suo DNA. È dalla legge naturale che dovrebbero nascere tutte le leggi positive.
Oggi è in discussione se esista legge naturale o no. Se non esiste tutto è Relativo e nullo (Relativismo e nichilismo. Come rimediare allo sfinimento di una categoria).
3) Come si fa a conoscere la legge naturale?
Basta ascoltare il «cuore». Cosa non è il «cuore»? l’istintività (è il modo di conoscere degli animali), il sentimentalismo (il sentimento che sfugge al controllo della ragione).
Che cos’è il cuore? Esigenza di infinito, di Ragione, di rapporto vero con la realtà, di eternità, di unità di vita.
Il cuore coniuga tempo ed eternità, istante e totalità.
L’episodio della Samaritana dice che cosa è il cuore: esigenza di Amore per sempre. Esigenza che il cuore umano non sa dare.
La Samaritana non seguiva il cuore, ma era in balia dell’istinto. Per questo peccava contro la Ragione.
4) Ci fu un momento nella storia dell’umanità in cui la legge naturale è stata codificata. Non dagli uomini, ma da Dio. È stata rivelata e consegnata a Mosè da Dio stesso sul Sinai dopo 40 giorni di ascolto, dopo un tempo di Deserto vissuto davanti a Dio (ritorna la questione del Deserto davanti a Dio). Dieci comandamenti scritti sulla pietra (non sulla carta). I dieci comandamenti, la legge naturale, sono pietre, roccia (per sempre), non sono carta straccia.
La legge naturale non vale solo per gli individui. Non è una legge privata. È una legge personale che permea tutto. Vale per tutti i legislatori.
5) Ascolta, Impara, Custodisci, Metti in pratica.
Con la venuta di Cristo la legge naturale si è fatta carne. Questo è l’Avvenimento enorme.
«Ascolta»(Avete sentito, mai io vi dico..), Impara, Custodisci, Metti in pratica (Non chi dice «Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio».
6) Cristo parla oggi per la bocca della Chiesa.
Ascolta, Impara, Custodisci, Metti in pratica.
I DOMENICA DI QUARESIMA 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Quest’anno sento il bisogno di vivere la Quaresima non in modo formale. È un’esigenza che ho da tempo: stare con verità di fronte alla Realtà. Alla Realtà di questi 40 giorni in cui la Chiesa mi dice di entrare in un luogo Deserto. Nel Deserto.
Vangelo di Matteo: «In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto».
Perché Gesù, prima di iniziare a svolgere in modo pubblico il compito che il Padre gli ha dato, sente l’esigenza di stare solo con Dio, meglio, con il Padre? Nel deserto l’Io del Figlio di fronte al Tu del Padre.
Rispondo così: Gesù vuole capire bene il compito che il Padre gli ha dato. Vuole stare di fronte alla Sua Vocazione.
E mentre fa questa esperienza, l’Uomo Gesù, la Carne di Gesù viene tentata da Satana.
Qual è lo scopo del tentatore? Distogliere Gesù dal Padre, farlo dubitare del Padre. Insinuargli che poteva rivelare la sua identità divina senza seguire il compito del Padre.
È impressionante come la tentazione di Adamo.
Gesù, Nuovo Adamo, che deve ricreare il mondo, rifare l’umano dell’uomo, viene tentato come è stato tentato Adamo, il primo uomo.
Ma Gesù non ci sta. Alle tentazioni di Satana, risponde riaffermando la sua fiducia e obbedienza al volere del Padre. Infatti risponde alle tentazioni: trasforma i sassi in pane, gettati giù dalla torre, adorami e il mondo sarà tuo….«Sta ascritto», cioè «Il Padre mi ha detto».
Gesù vince perché ha un unico compito: seguire il Padre.
Il periodo di Deserto serve per questo.
Allora invito me e voi a entrare in Ritiro, a Ritirarsi. È umano ritirarci. Quando uno deve riprendere le forze si Ritira nella propria casa, camera. Quando uno deve prendere una decisione importante chiede di riflettere e stare da solo.
Entriamo in Ritiro. Significa: in questi 40 giorni eliminiamo tutto ciò che non fa parte del nostro bisogno esistenziale. Eliminiamo i riempitivi. Ognuno faccia una verifica, ripercorrendo l’impostazione di una giornata normale.
Iniziare il Ritiro con la Confessione= Appartenenza.
Scopriremo di avere un tempo da riempire di silenzio. Per pregare innanzitutto.
Mi colpisce il fatto che per molti, soprattutto ragazzi e giovani, la preghiera non entra nella Regola quotidiana.
Studio, lavoro, pranzo, cena, amici, sport…… Preghiera? Niente o quasi.
Da qui la carenza educativa.
Riempiamo il tempo del Ritiro di silenzio.
Preghiera, Messa o visita al S.S. Sacramento, o lettura della Sacra Scrittura, testo di Scuola di Comunità o altro testo utile (magari verificato)
Poi un gesto di Caritativa personale. Da fare magari il Venerdì insieme all’astensione dalle carni.
VII DOMENICA PER ANNUM 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Mi colpisce il racconto del Primo Libro di Samuele.
Il re Saul, il primo re d’Israele, avendo intuito che Davide avrebbe regnato al suo posto tenta di eliminarlo (le faide per il potere ci sono sempre state). Perciò Davide deve «darsi alla macchia». Deve entrare in clandestinità. Saul organizza un’offensiva in grande stile, ma una notte «…. Saul giaceva nel sonno tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra a capo del suo giaciglio mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisai disse a Davide: “Oggi Dio ti ha messo nella mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”. Ma Davide disse ad Abisai: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?... ».
Riflettiamo su questa affermazione di Davide.
Il primo e il vero «consacrato del Signore è Cristo. È Lui l’unto di Dio».
Non si può eliminare Cristo e restare impuniti.
Giovanni Paolo II in una omelia disse: «Quando all’uomo si toglie Dio, non lo si restituisce a se stesso, ma lo si toglie a se stesso».
La perdita della fede in Cristo non sta rendendo un grande servizio ai popoli dell’Europa , al nostro popolo, famiglia, ragazzi.
Qualcuno ha scritto: «più che dei tornelli per entrare negli stadi, bisogna preoccuparsi del cervelli di chi ci và». Bisogna riprendere in mano la questione educativa e soprattutto l’educazione cristiana. « Lasciate che i fanciulli vengano a me e non glielo impedite».
Il consacrato del Signore è l’uomo.
Infatti ogni uomo è creato da Dio a sua immagine e somiglianza.
Il Battezzato poi possiede la natura divina.
E’ figlio di Dio.
Allora si deve dire: « Non si può toccare l’uomo e restare impunito».
Occidente del mondo ricordati.
Da qui l’impossibilità per la Chiesa di tacere sullo scempio che si sta conducendo sull’uomo. Un’autorevole esponente politico ha detto che la Chiesa si deve interessare delle cose di Dio.
Certo caro ministro la Chiesa si interessa delle cose di Dio, per questo si interessa dell’uomo che è la prima opera di Dio. Un Dio che non c’entra con l’uomo sarebbe come un padre che non si interessa dei figli. Un Dio astratto e inutile.
La Chiesa che non si interessa dell’uomo è inutile.
La Chiesa è sola insieme a pochi intellettuali laici a difendere l’uomo, la Natura Umana e la Ragione. « Chi mai ha violato la natura umana ed è rimasto impunito?»
Si fanno da sempre manifestazioni per la pace: Ok. Non vedo manifestazioni contro leggi che veramente uccidono l’uomo.
IV DOMENICA PER ANNUM 2007
Festa della Sacra Famiglia
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La Festa della Sacra Famiglia capita in un momento particolarmente delicato per il mondo occidentale e anche per il nostro paese: l’Italia.
Infatti la questione della famiglia sta suscitando un dibattito profondo nell’ambito culturale, politico, e quindi nell’ambito ecclesiale, familiare e personale.
Da dove nasce la famiglia, la nostra famiglia, quella dei nostri genitori, nonni, da dove nasce?
La famiglia nasce dal cuore stesso di Dio.
La famiglia nasce dall’amore di Dio per l’uomo, per noi. La famiglia nasce dalla volontà di Dio di rendere felice l’uomo.
«Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci, sugli uccelli e su ogni essere vivente”». (Gen. 1,27).
«Dopo che Dio ha creato l’uomo dice: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio dare un aiuto che gli sia simile”. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo… Allora l’uomo disse…. “questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa… Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne». (Gen, 2 18 e segg.).
La famiglia, non la famiglia cristiana, la famiglia all’interno di ogni cultura, razza, popolo, attraverso ogni tempo della storia, nasce direttamente dal cuore di Dio ed è scritta nel DNA della natura umana. La famiglia non è stata inventata, come la maggior parte delle istituzioni, da noi uomini (gli stati, i regni, ecc.). La famiglia è Divina. Di Dio. Fa parte dell’eredità che Dio, donandoci la vita, ci consegna.
Come fa la famiglia a non perdere «la memoria della propria Identità»? Se parlassi a famiglie di culture e di fedi diverse, direi: «Nell’ascolto profondo del “cuore”». Ma parlo a dei cristiani, perciò dico: «Per non perdere la memoria dell’identità della famiglia è necessario mettersi nell’ascolto di Cristo, anzi vivere l’immedesimazione con Cristo che ci è stato donato con il Battesimo».
Dopo il Battesimo ognuno di noi può dire: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
Il lavoro educativo consiste nel mettere al centro la frequentazione della persona di Cristo, (come gli apostoli) nella condivisione della sua vita, nella contemplazione dei suoi miracoli, nell’ascolto e nella riflessione delle sue parole.
La persona di Cristo si frequenta, frequentando la Chiesa, Sacramento di Cristo Risorto qui e ora.
Per non perdere la memoria della famiglia, e sulla sua origine, è fondamentale stare attaccati alla Chiesa. Questo è per tutte le vocazione. È l’appartenenza vissuta che salva.
L’Arcivescovo invita tutte le famiglie ad ascoltare la Parola di Dio. Ad ascoltare Cristo reso «sacramentalmente presente qui ed ora dalla Chiesa». Ad ascoltare Cristo reso presente dalla Chiesa nei sacramenti, soprattutto l’Eucaristia (visita tutti i giorni e messa quotidiana). Ad ascoltare Cristo approfondendo la conoscenza del popolo d’Israele, di Cristo e dell’inizio della Chiesa nella lettura della Bibbia. Bisogna che ogni famiglia e persona si dia una regola (una pagina prima di cena, una pagina prima di addormentarsi).
III DOMENICA PER ANNUM 2007
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Quando una civiltà crolla per pressione dall’esterno, si è già dissolta dall’interno» (Apocalipto).
È stato folgorante questo giudizio che il capo di un villaggio Maya dà a suo figlio.
È la difficoltà della civiltà Europea, della civiltà nata dall’Avvenimento cristiano. È la difficoltà del dissolvimento dell’io.
Ho capito perché si sta insistendo molto sulla questione dell’io.
Allora per dare vigore all’esperienza in cui siamo stati educati dobbiamo partire da Cristo.
Nel 1981 (sconfitta sull’aborto) il 32% aveva votato No, il 68% Sì (favorevole).
Un settimanale uscì in pagina di copertina con questo titolo: «Si ricomincia da 32».
Don Giussani disse: «No, si ricomincia da UNO».
Solo Uno può cambiare e salvare l’umanità. Solo Uno può convertire il cuore, è Cristo.
Infatti Gesù a Nazareth, nella sinagoga del paese dice: « Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore»….«Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».
Oggi questo si avvera.
Oggi. Ci sono i poveri anche oggi, i prigionieri, i ciechi e gli oppressi. Ci sono i poveri di fede, di giudizio, di cuore, di volontà. I prigionieri delle proprie passioni, i ciechi incapaci di guardare la realtà con il proprio nome, gli oppressi da schiavitù pesanti.
Ma oggi la liberazione è Presente: è Cristo che opera per mezzo del Corpo che è la Chiesa.
Allora cosa bisogna fare perché la nostra esperienza umana scoppi di vita, sia liberata dalle nostre oppressioni, e testimoni la salvezza presente?
a) vivere con intensità la compagnia tra noi (i nostri rapporti, gli avvisi presi sul serio);
b) seguire chi è autorevole e significativo nella fede con Cristo. Ti porterà a seguire l’Autorità;
c) preghiera. Domanda: «O Dio vieni a salvarmi». Messa quotidiana
OTTAVA DI NATALE
31 Dicembre 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Profeta Isaia: «Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza. Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza».
La vera sorgente della salvezza si è fisicizzata con la nascita di Gesù Cristo.
Ma, ha detto il Papa a tutta la Chiesa e a tutto il mondo il giorno di Natale: «Ma ha ancora valore e significato un “Salvatore” per l'uomo del terzo millennio? È ancora necessario un “Salvatore” per l'uomo che ha raggiunto la Luna e Marte e si dispone a conquistare l'universo; per l'uomo che esplora senza limiti i segreti della natura, e riesce a decifrare persino i codici meravigliosi del genoma umano? Ha bisogno di un Salvatore l'uomo che ha inventato la comunicazione interattiva, che naviga nell'oceano virtuale di internet e, grazie alle più moderne ed avanzate tecnologie massmediali, ha ormai reso la Terra, questa grande casa comune, un piccolo villaggio globale? Si presenta come sicuro ed autosufficiente artefice del proprio destino, fabbricatore entusiasta di indiscussi successi quest'uomo del secolo ventunesimo.
Sembra, ma così non è. Si muore ancora di fame e di sete. di malattia e di povertà in questo tempo di abbondanza e di consumismo sfrenato».
Anche noi oggi abbiamo bisogno di essere salvati. I doni che Dio ci ha dato e ci dà, hanno bisogno di essere salvati, perché «l’essere umano è rimasto quello di sempre: una libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte. È proprio lì, nel suo intimo, in quello che la Bibbia chiama il “cuore”, che egli ha sempre necessità di essere “salvato”».
Riassumiamo un attimo i doni che Dio ci ha dato e ci dà e che hanno bisogno di essere salvati.
La vita: umana e Divina, noi abbiamo l’io divino; Il tempo, lo spazio (città, scuola, lavoro, luoghi ricreativi, ecc.); I rapporti con le altre persone, l’educazione ricevuta e che riceviamo. Soprattutto il cuore: questo desiderio ineliminabile di giustizia, di verità, di pace, di felicità, di rapporti veri.
Tutti questi doni e altri hanno continuamente bisogno di essere salvati dalla «confusione» che ci fa vivere l’attuale contesto umano e culturale.
Isaia ci invita «ad attingere acqua alle sorgenti della salvezza».
Dove sono Oggi, ORA queste sorgenti dove andare ad attingere, come la Samaritana al pozzo di Sichem?
Va al pozzo e incontra Gesù: è l’unica sorgente.
Che viene a noi:
Prima sorgente: la compagnia della Chiesa. Una compagnia da vivere 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12. Sempre. (Luglio 1967 – Gressoney).
Seconda sorgente: I Sacramenti, soprattutto Eucaristia e Confessione
Terza sorgente: la parola di Dio: dalla Scrittura, meditata attraverso strumenti (Scuola di comunità, Interventi del Papa, e tutti gli strumenti significativi che la Chiesa indica).
Quarta sorgente: l’Autorità. L’autorità è Cristo. L’autorità oggettiva che è tanto più vera quanto più si riferisce a Cristo. L’Autorità è data. All’Autorità si chiede un confronto sul giudizio (I permessi sono per un giudizio).
Test che ci si abbevera alle sorgenti di acqua viva: Gioia e Missione.
SANTO STEFANO 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Ecco io contempo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Questa esperienza di Stefano mi affascina. La desidero, la vorrei fare anch’io. Non nel senso che voglio morire, ma mi piacerebbe già ora, nel tempo, vedere la realtà dal punto vista di Gesù. Già, come vedeva la realtà Gesù? Tutte le parabole di Gesù, tutti gli esempi di Gesù, tutti i suoi racconti nascono dal modo nuovo con cui Lui guarda la realtà.
Ciò che tutti vedevano, lui lo vedeva in un modo diverso, vero. Gli altri riducevano. Il seme, i vari tipi di campi, il bel tempo e il brutto tempo, i gigli del campo, la vite i tralci, il tempo della mietitura, le donne peccatrici, il cuore della Samaritana (Lui le vedeva in modo diverso), Zaccheo… Giuda: Amico.
Come si fa a vedere la realtà così? È una grazia da chiedere e da coltivare.
Allora coltiviamola. Per vedere i cieli aperti… bisogna : Appartenere (3 volte)
Simone mi ami tu? (tre volte). Pasci i miei agnelli. Bisogna amare la Chiesa così. Bisogna amare l’esperienza di Chiesa più significativa che facciamo, così. Simone, ami la Chiesa, la realtà di Chiesa che senti più consona a te? La ami? Come si fa a capire? Nasce un’enorme tensione missionaria. Pasci i miei agnelli. (Giovanni Paolo II, Don Giussani)
Come si appartiene?
1) Primo aspetto: l’obbedienza . «Perché mi cercavate?» obbedire significa affermare il proprio destino ultimo, cioè Qualcuno più grande di sé cui si appartiene; di conseguenza, obbedire significa vivere, tempo, spazio (il luogo dove sei messo) e rapporti nella coscienza di tale appartenenza. Questo vale per tutti, giovani e grandi. Insegnare ad obbedire così, impone a chi ha una autorità una grande responsabilità.
2) Secondo aspetto: la povertà. «Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini» (S. Paolo).
La povertà è innanzitutto una concezione di sé e delle cose che riconosce e stima Cristo come tutto, cioè come significato e consistenza della realtà. Allora il povero di cuore usa tutto e concepisce tutto come affidatogli da Dio per l’affermazione di Cristo e del suo Regno (uso della vita, del tempo, delle capacità, delle amicizie, dei beni anche economici per questo).
3) Terzo aspetto: la verginità. Che cos’è la verginità? È possedere se stessi, le persone le cose con la modalità che Cristo aveva di stare di fronte a tutto e tutti come si è reso evidente dopo la sua Risurrezione ( la Samaritana, con l’adultera, quando appare sulla spiaggia dopo la Risurrezione e arrostisce i pesci per gli apostoli, Zaccheo).
La verginità è stare di fronte all’altro tutto preso dalla coscienza del destino dell’altro. (Il destino dell’altro non sono io o tu).
In questo senso la verginità implica un distacco anche dentro lo stesso rapporto affettivo.
Ne riparleremo.
Obbedienza: obbedisci al disegno di Dio in Cristo.
Povertà: possiedi tutto come lo possiede Cristo.
Verginità: Guardati e guarda sapendo che la tua realizzazione e quella dell’altro è Cristo. Non sei tu.
NATALE 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Mi sono chiesto in questi giorni, dopo 40 anni che predico il giorno di Natale: «Cosa devo dire ancora?». Dopo 66 anni che celebro la festa di Natale, da quelli dell’infanzia, quando mia mamma mi svegliava presto, mi prendeva in braccio e mi diceva: «Silvano vieni a vedere quanti doni ti ha portato Gesù Bambino?», mi sono detto: «Che cosa devo dire a tutti i fedeli che verranno in chiesa affinché capiscano che la nascita di Gesù è importante per noi ORA?». Già, perché è importante per noi ORA, oggi.
Uomini e donne del 2006, giovani e anziani del 2006, perché è importante fare memoria ORA, oggi, ancora un altro anno della nascita di questo bimbo?
È importante per me questa domanda perché non sia un puro sentimentalismo, soprattutto per quelli tra noi che sono qui proprio perché è Natale.
Approfondiamo un poco questa domanda: perché è ragionevole fare memoria della nascita di Gesù? Perché dalla nascita di Gesù è nato un popolo, siamo nati noi.
Noi che nome abbiamo? Che nome portiamo?: Cristiani. Questo è l’aggettivo che ci qualifica. Io sono un uomo cristiano. Sono un uomo che si onora di essere di Cristo. Non sono come alcune insegnanti d’Italia e d’Europa che si vergognano di essere cristiane. Io sono di Cristo.
Da questa nascita è nato un popolo, una cultura, un linguaggio, delle feste, tradizioni, modo di pensare, opere di educazione, di carità, ecc.
Da questa nascita è nata la Chiesa.
Non solo. Questo bambino, morto e risorto per noi e per tutti, continua ad operare ORA, oggi, nella storia dell’umanità. Colui che Isaia chiama «Principe della pace, Consigliere ammirabile, Dio potente», continua ad operare ORA nel corpo della Chiesa.
Infatti a questo popolo ha donato e continua a donare il suo Spirito, lo Spirito Santo, la sua natura divina. Ha donato ad ognuno di noi l’io divino, la natura divina. (I cristiani sono gli unici ad avere due nature: la natura umana e divina). Ha fatto di noi dei figli di Dio, eredi dei beni del Padre. Per questo la sua nascita è utile ORA.
Tutto il popolo che vuole, ne trae dei vantaggi. L’io diventa veramente più vero.
Ancora. Alla sua Chiesa questo bambino, Cristo Gesù, ha dato e dà il potere di guarire dai peccati. I peccati fanno morire l’io. Fanno morire il giudizio, fanno morire l’affezione.
L’io malato non sa più chi è la persona umana, non sa più che cos’è la famiglia, non sa più se il sesso è un puro accidente o è un elemento sostanziale. Non sa più niente di sé, tant’è che è arrivato al colmo dell’irrazionalità di chiedere ai politici, ai parlamenti, ai governi, la risposta a domande esistenziali. L’io che non riconosce più di appartenere a Dio si dà in pasto alle maggioranze di turno.
Eclissi della ragione. La rinascita dello stato etico.
La Chiesa ha il potere di rimettere i peccati, di far risorgere l’io, ha il potere di sfamare e dissetare l’esigenza di pienezza di vita del popolo.
Questo bambino, Gesù Cristo, ha donato alla sua Chiesa la sua Parola scritta che è «luce per l’umanità», ha donato e dona un punto di riferimento autoritativo e autorevole che è il Papa e i vescovi in comunione con lui.
Questo bambino ha donato alla sua Chiesa di fare miracoli fisici che ogni tanto avvengono come segni anticipatori della Risurrezione della carne.
Vale la pena fare festa per la nascita di questo bambino perché è veramente il Dio tra noi, che opera ORA, qui ed in ogni parte della terra per la salvezza dell’uomo. Perché l’uomo diventi pienamente, totalmente, veramente, effettivamente uomo vivo.
E questo lo fa per mezzo del Sacramento della Chiesa.
Compito che do a voi e a me in questo Natale: cresca in noi il desiderio e la decisione di approfondire l’appartenenza alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica.
Basta con le riduzioni. Siamo insieme per aiutarci in questo.
DIVINA MATERNITÁ DI MARIA
24 DICEMBRE 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Sono due le riflessioni che la Chiesa ci invita a fare in questa vigilia di Natale. O meglio, la Chiesa invitandoci a contemplare la Maternità di Maria ci invita a porre il nostro sguardo su due aspetti che caratterizzano la Madonna:
1) La Chiesa ci invita a contemplare la verginità feconda di Maria. Verginità feconda, non sterile. Infatti la verginità è una scelta del cuore. Il vergine, la vergine non è colui o colei che sceglie «un non legame», cioè di non legarsi per sempre a qualcuno.
Il vergine non è il «single» o lo zitello. Una volta su queste persone c’era un giudizio piuttosto negativo. La zitella o l’uomo che non si sposava era visto come un non realizzato e per questo affettivamente represso o acido.
Il vergine è colui o colei che sceglie di vivere, anche nella carne, il legame totale con lo sposo della Chiesa, il salvatore dell’umanità, l’alfa e l’omega dell’universo che è Cristo.
Il vergine è colui che sceglie di anticipare, anche nella carne, la condizione eterna quando tutti saremo come «angeli di fronte alla Trinità».
Dalla verginità nasce una grande fecondità. Si capisce il vergine dal single da questo. Pensiamo alla fecondità di umanità e di opere che sono nate e nascono dai monasteri, dai tanti uomini e donne radicalmente consegnate a Cristo. Pensiamo solo a opere nate nel campo dell’educazione, della salute, della carità.
Anche la fecondità degli sposi è legata alla verginità. Anche la capacità del legame degli sposi è dovuta alla verginità. Gli sposi non vergini nel cuore non tengono e non sono fecondi. Al massimo sono biologicamente fecondi.
È una questione sulla quale avremo occasione di tornare.
2) «Il silenzio interiore di Maria».
In che clima il Mistero, Dio, la volontà di Dio si manifesta a Maria? In un clima di grande silenzio interiore. La condizione per poter ascoltare il Mistero che parla è fare silenzio dentro. Il silenzio dei monasteri non è una regola penitenziale masochista, ma la condizione per ascoltare Dio, cioè il tutto, cioè tutto.
Chi è soffocato dal rumore, dal frastuono, chi si circonda di rumore e di frastuono non può ascoltare. Non può ascoltare se stesso, le esigenze profonde del suo cuore e le esigenze profonde del cuore di chi incontra. Non è in grado di leggere la trama che Dio sta costruendo tra le vicende del cuore.
Solo chi vive nel silenzio può vedere, sperimentare che «tutto va dove deve andare, e tutto è dove deve essere secondo una sapienza, che il cielo sia lodato, che non è la nostra».
Esame di coscienza: sulla verginità e sul silenzio.
IV DOMENICA DI AVVENTO 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Noi non seguiamo una favola o una utopia. Noi seguiamo un Fatto, un Avvenimento capitato «nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Litania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa..».
L’esperienza cristiana nasce da un Fatto.
Il logos, il Verbo, la Parola di Dio, il Figlio di Dio si «fa carne e viene tra noi». 2006 anni fa circa.
È venuto e viene ORA. Perché Cristo è vivo con il suo Corpo ora.
È vivo presso il Padre, è vivo sulla terra nel Corpo animato dallo Spirito Santo che è la Chiesa.
È vivo e viene tra noi.
È venuto in me, in noi il giorno del Battesimo, tutte le volte che celebriamo i Sacramenti, nella vita della Chiesa, nei fatti che succedono.
Come faccio a capire se lo Spirito Santo che Cristo mi dona opera in me? O meglio: gli permetto di operare in me? Se capisco che ogni aspetto della mia vita tesse la tela della salvezza che Cristo vuole operare in me. La storia non è caotica, ma segue un fatto provvidenziale.
San Giovanni Battista oggi ci dice: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri».
Sono due verbi che indicano un lavoro.
Come si fa a permettere a Cristo di operare in noi? Qual è il metodo? Lo sto indicando da sempre. Oggi sarò più dettagliato.
Per permettere a Cristo di operare in me, in noi occorre:
1) stringere con la compagnia della Chiesa nella modalità con cui tu l’hai incontrata e la incontri (Parrocchia, movimento CL, Opus Dei, rinnovamento dello Spirito..).
Stringere significa fare propria anche le indicazioni che questa compagnia ci propone;
2) stringere con un riferimento sia autorevole, sia autoritativo.
Ogni organismo ha una testa (capo). La Chiesa ha una autorità, idem la Parrocchia e i movimenti. Stringere con l’Autorità e nel contempo tenere rapporti con chi è autorevole. Alt! Una persona è autorevole se ti sollecita a seguire l’autorità. Chi crea scismi nella Comunità non è autorevole.
3) Infine stringere con la preghiera, fatta soprattutto di silenzio, di meditazione e di contemplazione di fronte all’Eucaristia. Insisto sulla Messa quotidiana, sulla meditazione dei testi indicati (Bibbia, Scuola di Comunità, testi indicati, recita del Rosario).
Se non teniamo presente queste tre indicazioni sarà difficile permettere a Cristo di operare in noi e tra noi.
IMMACOLATA CONCEZIONE 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La festa dell’Immacolata Concezione è ancora una volta l’occasione , per la Chiesa, di riannunciare l’amore di Dio per noi e il suo piano di salvezza.
Nel bellissimo racconto del capitolo 3 del libro della Genesi, Dio ama incontrarsi con l’uomo e con la donna. E quando non li trova, li chiama: «Dove sei? – Dove siete?». Dio vuole condividere la sua vita con l’uomo, vuole che gli facciamo compagnia.
C’è la rivelazione che Dio, dopo averci fatto, continua a prendersi cura di noi. Non solo ci crea in ogni istante, ORA, ma si prende cura di noi, qui sulla terra dove abitiamo e viene ad incontrarci.
Quando si accorge che non ci siamo fidati di Lui, e per questo ci siamo messi in un grande guaio che ci costa la vita: paghiamo il peccato con la vita, Dio sta ancora dalla nostra parte.
Ascolta le ragioni dell’uomo: «Perché non ti sei fidato?». «È stata la donna che mia hai posto accanto (bella compagnia mi hai dato!).
Ascolta le ragioni della donna: «È stato il serpente». Dio maledice il serpente, maledice Satana, e annuncia l’opera di ricostruzione dell’uomo e della donna. Annuncia la sua decisione di liberarci dalla morte in tutti i suoi aspetti.
«Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
Immediatamente pensa alla ricostruzione e alla ri-creazione dell’uomo e della donna. Ci sarà una donna, partorirà un figlio che sarà stirpe di Dio e ti schiaccerà la testa.
Il Vangelo registra, quasi in modo di cronaca, il luogo, il nome della donna, Maria, e il tempo in cui questo si avvererà. Questo tempo , 2006 anni fa circa.
Da allora è iniziata la «ri-vestizione» dell’uomo. La salvezza.
Appena consumato il peccato, l’uomo e la donna si scoprono nudi, fragili, soli. Sanno solo nascondersi, ma non sanno come affrontare da soli la questione del vivere.
Nella bellissima lettera agli Efesini, Paolo ci parla di Gesù e del disegno di salvezza che il Padre ha avuto e ha su di noi.
In Cristo chi ha pre-destinati ad essere suoi figli adottivi.
Pre-destinati: non per merito, ma per grazia.
In Cristo siamo fatti eredi. Eredi dei beni del Padre.
Ci ricopre della natura divina. Ci riporta a casa.
La parabola del figliuol prodigo è il cap. 3 del libro della Genesi, raccontato in modo più comprensibile da Cristo.
Questo ragazzo che crede di realizzarsi meglio uscendo dalla casa del Padre, si trova, dopo un po’ di tempo, nudo. Non aveva amici, non aveva da mangiare. Viveva con i porci.
«Mi alzerò e tornerò da mio padre».
L’opera di salvezza del Padre, attraverso Cristo è in azione ORA. In azione soprattutto per mezzo della Chiesa, corpo di Cristo presente ORA.
Nessuno creda di essere più libero uscendo dalla Chiesa, distaccandosi dal Corpo di Cristo.
La devozione a Maria è di grande aiuto, anzi indispensabile
II DOMENICA DI AVVENTO 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
In questi tempi abbiamo più volte riflettuto e insistito sulla necessità di stare di fronte «alla realtà». Non a ciò che abbiamo in mente noi, non di fronte ai nostri sogni o utopie, ma alla realtà.
Ma che cos’è la realtà? San Paolo nella lettera scritta ai cristiani di Colossi fa una affermazione secca , netta: «La realtà è Cristo» (Colossesi 2,17....)
Approfondiamo questa affermazione che è rivoluzionaria e sconvolgente. Intanto preghiamo lo Spirito Santo che ci aiuti a capire questo fatto: « La realtà è Cristo»
Quello che noi chiamiamo realtà: fatti – persone – animali - cose ecc, sono tutte realtà che finiscono, che passano. Ciò che noi chiamiamo realtà è tutta «transitoria». Passa il tempo (uno vorrebbe essere giovane sempre) - Passa la salute (l’importante é la salute…una pazzia) - Passano i rapporti affettivi tra amici (i rapporti amicali che durano nel tempo sono quelli radicati in Cristo) Tutto passa. La nostra esigenza di stare di fronte ad una Realtà che non passa mai, è irrealizzabile. Cristo solo è.
Cristo solo è l’inizio e la fine di tutto.
San Giovanni « tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto
ciò che esiste».
Cristo è la via , la verità, la vita.
- « Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui é Risorto»
Stare di fronte alla Realtà significa stare di fronte a Cristo Presente qui ed ora nel segno Sacramento della Chiesa.
- Presente qui ed ORA nei Sacramenti che la Chiesa ti offre.
- Presente qui ed ORA nei fatti che accadono letti alla luce del pensiero della Chiesa.
- Presente qui ed ORA nelle persone che ti stanno davanti perché « membra di Cristo» (se sono battezzati) – perché creature di Dio.
La Realtà è Cristo.
Allora si capisce l’invito alla gioia del profeta Zaccaria: Esulta…..
Allora si capisce la festa degli Ebrei la domenica delle palme.
E’ presente Colui che E’ e sarà sempre. Gesù dirà di sé « Prima che Abramo fosse Io sono».
Tutte le nostre realtà….passano.
Allora si diventa vecchi, si vive di ricordi e ci si intristisce.
Chi vive in Cristo è sempre nella letizia.
Leggere« l’Infinito» di Leopardi e «Alla sera» di Foscolo.
XXXI DOMENICA PER ANNUM 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Un attimo sul significato dell’omelia.
L’omelia offre degli spunti da meditare e soprattutto sui quali lavorare. Spunti, frammenti di verità che aiutano il formarsi del nostro giudizio, che sia il giudizio di Cristo, e quindi sollecitano la nostra libertà a operare in sintonia con la volontà di Dio che vuole solo la nostra salvezza. Per questo è importante un dialogo tra noi, quando non si capisce.
Prima lettura.
Ascolta Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. «Il Signore Dio nostro è l’unico Signore» (Mc .)
Già! Il Signore è uno solo e ha una identità precisa. Il Figlio fatto carne ce l’ha rivelato. Gesù ci ha rivelato l’Essere di Dio.
Noi oggi, in quest’epoca, non solo sappiamo che tra i popoli, le nazioni ci sono tanti modi di pensare l’Essere di Dio, ma oggi siamo ogni giorno a contatto con più religioni.
Il Dio dei musulmani non è il Dio come ce lo ha rivelato Gesù Cristo e come ce lo insegna e testimonia la Chiesa. Il Trascendente come lo concepisce il Buddismo o l’Induismo non è il modo con cui la Chiesa concepisce il Totalmente Altro che è Dio.
«Il Signore è uno solo»! la Chiesa oggi ci invita a guardarci dalla tentazione di pensare che una Religione vale l’altra. Che tutte le religioni sono uguali. Non è vero. Tutte le Religioni nascono dal cuore dell’uomo, dal senso religioso presente nel cuore dell’uomo, ma non tutte le visioni religiose sono uguali e quindi indifferenti.
Conclusione per il piano operativo
Il confronto tra le Religioni sul piano teologico è difficilissimo, se non impossibile. È possibile solo se si è desiderosi di stare di fronte alla verità.
Il confronto è possibile solo per poter affrontare alcune questioni operative che coinvolgono la convivenza tra persone e popoli.
Da qui nasce l’urgenza di una esperienza forte e di una conoscenza precisa della nostra identità cristiana. Su questo tutti dobbiamo lavorare.
DEDICAZIONE DELLA CHIESA CATTEDRALE 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La liturgia odierna ci permette di ritornare su una questione essenziale che in questi giorni sta tenendo banco: la questione della Ragione.
Partiamo dalla lettura di Baruc.
1) L’insipienza, l’uso sbagliata della ragione ti fa perire, anche se sei un gigante di statura. «…ma Dio non scelse costoro e non diede loro la via della saggezza, perirono per la loro insipienza» (Baruc 3, 27)
Anche se sei un gigante fisicamente, sei robusto, re della salute. La forza non consiste nella forza militare, nella forza della violenza, ma nella forza della Ragione.
La verità ha la forza in se stessa. La violenza è debole . Non agire secondo ragione è contraria alla natura dell’uomo, natura di Dio.
2) La Sapienza, di cui parla la liturgia, è un di più della Ragione naturale. La sapienza è un dono, una grazia. È la ragione illuminata, posseduta dalla Spirito Santo che ti fa vedere la realtà dal punto di vista di Dio.
I doni dello Spirito Santo: sapienza, consiglio, intelletto, scienza, fortezza, pietà, timor di Dio.
3) «Eccoci, dicono le stelle». «..Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; egli le chiama e rispondono: “Eccoci!”» (Baruc 3, 34-35).
La Ragione umana tocca il suo culmine quando coincide con la volontà di Dio, con le Ragioni di Dio.
La Ragione tocca il suo culmine quando obbedisce a Dio, alla Sua volontà.
Come faccio a conoscere la volontà di Dio?
Stai di fronte alla Realtà. La prima Realtà è l’esigenza profonda del tuo cuore e del cuore degli altri.
Ascolta il tuo cuore, ascolta il cuore degli altri. Se vai a fondo trovi la volontà di Dio. Diventare esperti in umanità.
La vera iniquità è non stare di fronte alla realtà, alle esigenze profonde del tuo cuore.
«Si allontani dall’iniquità chiunque invoca il nome del Signore« (2 Tm. 2, 19).
Come faccio a capire se non sto di fronte alle esigenze profonde del cuore? Guarda i sintomi: tristezza, noia, solitudine, sentimento di insufficienza, accusare le cose di insufficienza , di nullità.
E se sto di fonte alla realtà? Pace, serenità, letizia profonda. Anna Vercors: «Vivo sulla soglia della morte e una gioia inesplicabile è in me» (Annuncio a Maria di P. Cloudel).
4) La Chiesa è la compagnia dove noi siamo continuamente aiutati a ragionare. Bisogna starci.
La Chiesa, però, non è la compagnia fatta a nostro uso e consumo. Come si fa a capire?
Chiesa: apertura totale, alla totalità. Tua compagnia: chiusura totale, nella tua vita non c’è nessuna reale novità.
5) Cristo si fa garante della salvezza dei discepoli. Satana divide da Cristo.
La verifica che stai sragionando è l’allontanamento da Cristo.
XXI DOMENICA PER ANNUM 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Si ri-inizia! Si ri-inizia il quotidiano della nostra vita fatto normalmente di lavoro, di vita familiare, di rapporti con gli amici. Si ri-inizia anche il quotidiano della vita della Comunità.
Ma come si ri-inizia? Riprendendo tout-court il tran tran smesso quando siamo andati in ferie? Ma il ri-inizio è sempre un nuovo inizio soprattutto nel periodo storico in cui siamo chiamati a vivere e a rifondare la civiltà cristiana, la mentalità cristiana, la vita cristiana.
Giovanni Paolo II parlando di San Benedetto disse: «Benedetto, leggendo i segni dei tempi, vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica in una forma ordinaria, nella dimensione della vita quotidiana di tutti gli uomini.
Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, il quotidiano, diventasse eroico. In questo modo egli, padre dei monaci, legislatore della vita monastica in Occidente, divenne anche indirettamente il pioniere di una nuova civiltà».
Bisogna che il quotidiano della nostra vita individuale venga vissuto in modo eroico.
Bisogna che il quotidiano della nostra vita familiare, il quotidiano della vita della Comunità, il quotidiano del nostro impegno nella società civile venga vissuto in modo eroico, cioè aperto ad accogliere la «grazia di doni» che ogni giorno Dio ci offre, a partire dall’apertura degli occhi del mattino.
«Bisogna che l’eroico diventi normale, quotidiano, e che il normale, il quotidiano diventi eroico». Svegliarsi al mattino è grazia.
Per fare questo bisogna riscegliere chi seguire, con chi stare. È impossibile diventare uomini/donne vere se non si segue nessuno, e soprattutto se non si segue Cristo reso «carne presente» qui ed ora nella carne della Chiesa.
La fatica della nostra Comunità sta qui. Ci incontriamo con tutti, ma non ci consegniamo a nessuno. Beviamo «birra in compagnia» ma il colloquio è un inutile bla-bla. L’esito è una totale solitudine e inconcludenza.
Giosuè ci sfida: scegliete oggi chi volete seguire! Scegliete oggi da chi volete farvi salvare! Da Cristo o dai vostri progetti e fisse? Giosuè dice: «Io e la mia casa vogliamo seguire il Signore».
Amici, ognuno di noi all’inizio di questo nuovo anno sociale ri-decida per Cristo. Io voglio questo, pur in mezzo alle mie incoerenze, e i miei preferiti tra voi, quelli con cui sto insieme, sono quelli che come me vogliono stare con Gesù. Perché, Signore: «Da che andremo? Tu hai parole di vita eterna»
Ecco io preferisco stare con quelli che hanno parole di vita eterna. Che mi spalancano al bello. Il Meeting che ho appena vissuto è in questo senso l’opera più eclatante. L’incontro di un popolo desideroso di abbracciare e di farsi abbracciare dalla Bellezza che ci viene incontro.
Del resto lo sperimentiamo. Stare con quelli che non hanno parole di vita eterna ma sono capaci di «chiacchierare» di nulla e sul nulla a che serve?
Ci ritroviamo per ri-iniziare. Ma ri-iniziare è una grazia. «Perché nessuno può venire a me se non gli è concesso dal Padre mio». Ri-iniziare non è uno sforzo volontaristico ma una apertura ai doni del Padre, cioè una apertura alla verità che è la Realtà. Buon ri-inizio.
CORPUS DOMINI 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Questa pagina di Vangelo mi è particolarmente attuale. Infatti con alcuni amici, a maggio, siamo andati a visitare «la grande sala con i tappeti» che si trova al piano superiore di una casa di amici di Gesù.
Questa sala oggi è conosciuta con il nome di Cenacolo. È qui che Gesù ha celebrato la cena Pasquale la vigilia della sua morte.
Per capire bene questa «cena» particolare di Gesù, dobbiamo approfondire il rapporto di Gesù con i suoi discepoli-amici. È un rapporto che ci interessa perché noi siamo «discepoli-amici» di Gesù.
Innanzitutto i dodici sono giovani uomini ai quali Gesù ha chiesto di Condividere la sua vita. «Venite con me».
Andrea, Simone, Giacomo, Giovanni, Matteo, Filippo, Tommaso, Giuda, Taddeo, Giacomo figlio di Alfeo, Bartolomeo, «venite con me», «state con me», «condividete con me la mia vita, condividete con me il compito che il Padre mio mi ha dato».
Il cristiano non è chiamato a fare dei «riti», a comportarsi in un certo modo. È chiamato, siamo chiamati, a stare con Gesù, a condividere la vita di Gesù. Questa condivisione ci porterà a vivere in un certo modo, e a celebrare anche dei riti particolari. Ma il tutto dentro una vita. È liberante. Penso ai preti, penso ai responsabili di una Comunità. Il rischio drammatico è quello di pensare che siamo chiamati a organizzare la vita della gente, dei ragazzi e dei giovani.
Questo è defatigante e frustrante. Molte volte le persone non ci stanno e non corrispondono. Cristo ci chiede di «stare con lui», «di condividere la sua vita». questa è la Comunità. Stare insieme come condizione per condividere la vita di Cristo.
La sera del Giovedì Santo succede un avvenimento unico. Gesù non chiede solo ai discepoli di stare con lui, ma chiede di «diventare lui stesso». «Prendete e mangiate questo è il mio corpo». «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti».
È un fatto da comprendere, è un fatto enorme.
«Venite e state con me» per quanto sia bello è un gesto che tutti possiamo fare. Tra amici si condivide la vita. Ma «diventa me», «mangia e bevi il mio corpo e il mio sangue» che io offro per te e tu, mangiandolo, possa diventare ME, è un Fatto che solo Dio può fare.
Diventa il mio Corpo, diventa il mio Sangue.
Come Io sono «Dio tra voi» che ha assunto la natura umana, tu diventa Me, assumendo la natura divina, immedesimandoti con me. Vivi una comunione totale, di giudizio e di cuore con Me. Questo e solo questo ti permetterà di essere con me, a casa mia, nella destra del Padre.
Che stupore! È un Avvenimento da contemplare. Per questo occorre: silenzio, adorazione, contemplazione.
Noi siamo Corpo di Cristo. Membra del Corpo di Cristo. I Sacramenti sono donati per questo.
Approfondiamo questo dono.
S.S. TRINITÁ – FESTA PATRONALE – 40° DI MESSA
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
In questi tempi siamo invitati a stare di fronte alla Realtà, guardata, contemplata, abbracciata nella sua verità. Ci stiamo invitando a stare di fronte alla verità della Realtà, non alla nostra interpretazione, tanto meno alla nostra riduzione, alla nostra semplificazione e alla nostra manipolazione.
Oggi siamo chiamati a stare di fronte alla verità di tre fatti.
1) La verità su Dio. Oggi celebriamo la festa della S.S. Trinità;
2) La verità della nostra Comunità, di questa porzione di Chiesa che è qui nel rione Molinazzo, che è chiamata a lasciarsi abbracciare dall’amore di Cristo, dal cuore di Cristo;
3) Infine, ricordando che 40 anni fa in questi tempi stavo preparandomi a diventare «prete», sia io che voi siamo invitati a stare di fronte alla «nostra particolare vocazione», al nostro compito particolare che Dio, chiamandoci alla vita, ci dà da svolgere nel tempo.
Brevemente riflettiamo su tutti e tre questi fatti sapendo che poi ne deve nascere un lavoro contemplativo.
1) La verità su Dio.
In tutta la sua predicazione Gesù ci rivela che Dio è una comunione di tre Persone: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Innanzitutto Dio Padre è il creatore del cielo e della terra. Dio è l’Essere che dona l’Essere. Dio è vita che dona la vita. Dio è luce che dona la luce.
Il Padre sceglie, preferendolo, un popolo tra tutti i popoli, avendo il compito di testimoniare a tutti la verità su Dio.
Dio è Figlio, mandato sulla terra, s’incarna nel grembo di una donna (Maria), è Gesù Cristo e viene per salvare nel nome della Trinità l’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Cristo Risorto è sempre con noi nel suo Sacramento visibile, tangibile e abbracciabile che è il Corpo della Santa Chiesa di Dio. «Ecco, io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
E infine lo Spirito Santo. «Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo “Abba, Padre!”.. E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo». (Rm)
La festa della S.S. Trinità ci invita a contemplare questo Mistero grandissimo.
2) La verità sulla nostra Comunità e quindi su ognuno di noi : siamo affidati al Cuore di Cristo.
Nel 1998 don Giussani, davanti al Papa Giovanni Paolo II, disse: «Il protagonista della storia è il mendicante. Cristo mendicante il cuore dell’uomo; il cuore dell’uomo mendicante il Cuore di Cristo».
La storia è fatta dall’incontro e dall’abbraccio di questi due cuori. La mia vita è fatta, determinata, modellata, plasmata dall’incontro del mio cuore con il Cuore di Cristo, del mio cuore con il Cuore della Chiesa. dall’esigenza profonda del mio cuore di essere amato per sempre, e dall’esigenza del Cuore di Cristo di avermi con Lui, alla sua destra, per sempre.
La festa patronale di ogni anno è uno stimolo ad approfondire la vocazione della nostra Comunità.
Dobbiamo soprattutto approfondire la nostra vocazione ad essere Popolo.
3) Ed infine: la verità della mia e nostra vita.
Noi siamo «ontologicamente Nulla». L’Essere che siamo, la vita che siamo, la possediamo in quanto ci è donata ORA.
Ci è donata per farci partecipare alla Pienezza dell’Essere.
La partecipazione alla pienezza dell’Essere ci viene data attraverso una vocazione particolare. Vocazione ad essere di Cristo, a possedere il Suo Spirito.
Il Battesimo è la risposta a questa vocazione. Siamo di Cristo. Ci realizziamo in Cristo e con Cristo.
Io sono stato chiamato attraverso il dono del Sacramento dell’Ordine a rendere carnalmente Presente qui ed ORA Cristo Maestro, Cristo Pastore, Cristo Sacerdote. Ad annunciare la Sua Parola, a celebrare i Suoi Sacramenti, a costruire e a presiedere la Carità-Comunione tra noi.
«Tu sei tra noi il Miracolo della Misericordia di Dio e il miracolo della semplicità dell’uomo». Domanda incessante.
Ho fatto una omelia prettamente teologica. Riprendiamola e approfondiamo insieme.
ASCENSIONE DEL SIGNORE – PRIMA COMUNIONE
28 Maggio 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Celebrando la festa di oggi, la festa dell’Ascensione del Corpo risorto di Gesù al cielo, mi rendo conto che la chiesa fa un annuncio radicalmente diverso da tutti gli annunci, da tutti i discorsi che noi sentiamo normalmente e che buona parte sono diventati nostri.
Fa discorsi “Rivoluzionari”.
Il corpo risorto dai morti di Cristo Gesù dopo 40 giorni Ascende al cielo.
Gesù ascende al cielo e tutti ci dicono che dobbiamo stare con i piedi per terra. Anche noi lo diciamo.
Allora? Siamo fatti per ascendere al cielo o siamo fatti per restare con i piedi per terra? Siamo fatti per qualcosa di infinito, di vita eterna, di vita che va al di là dei nostri spazi, idee, pensate, impegni, comunque sempre angusti, tant’è che ci lasciano sempre insoddisfatti, oppure siamo fatti per rinchiuderci sulla terra, per pensare solo alle cose della terra? Ma la vita sulla terra passa, la vita è una fatica dietro l’altra, la vita è un susseguirsi di generazioni dove una generazione costruisce ed una generazione distrugge.
Pensate agli annunci rivoluzionari e fuori dalla nostra portata e mentalità: Dio si fa uomo.
Uomo incontrabile, toccabile. È già è questo rivoluzionario. Cosa significa che Gesù, con il corpo d’uomo, è Dio?
Gesù morto Risorge. Risorge, capite.? Un corpo morto risorge. Sconfigge la sua e nostra morte.
Nei 40 giorni dopo la risurrezione appare e scompare. Si mostra vivo, si siede a tavola con loro eppure è Risorto: passa per le pareti, le porte. Ci fa vedere com’è il corpo risorto, una Carne Risorta.
Poi ascende al cielo. E dove và? Va dal Padre. Entra in uno stato Paradisiaco. I teologi dicono che il Paradiso non è un luogo, ma uno “stato”, una esperienza. Com’è? Un mistero da contemplare.
Poi manda lo Spirito santo a Pentecoste e gli undici, impauriti fino allora, di colpo capiscono che sono un soggetto nuovo nella storia. Capiscono che Cristo li ha scelti perché vuole continuare ad essere presente sulla terra attraverso il Corpo dei suoi discepoli. “Voi siete me Risorto - ora “.
Che annunci Nuovi! Che annunci rivoluzionari, che annunci diversi da quelli che sentiamo.
Ma sono veri o non sono veri? Qui si gioca la tua – nostra libertà. “Andate, predicate il Vangelo in tutto il mondo. Chi crederà, sarà battezzato e sarà salvo, che non crederà sarà condannato.
Chi si coinvolgerà con me, la sua vita sarà liberata dalla morte nei suoi vari aspetti (culturale- affettiva – relazionale – psichica – morale – fisica). Chi non si coinvolgerà con me perderà la sua vita.
Bambini 1° Comunione
Voi oggi avete deciso di mangiare e di bere il Corpo e il Sangue di Gesù. Non si vive senza mangiare e senza bere. L’io non vive senza mangiare e senza bere.
Ma come ci sono cibi materiali avvelenati ci sono idee avvelenate, esperienze avvelenate che generano malattie e morte culturali e relazionali (terrorismo – violenza – guerra – fame – perdita del valore della persona e della famiglia).
Cristo si offre come cibo e bevanda per la vita eterna.
Vi chiedo, vi scongiuro di mangiare spesso questo pane e di bere spesso questo vino. Ogni domenica. Per arrivare a poter dire non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.
Chi vi dà questo cibo e questa bevanda? La Chiesa. Bisogna stare con la Comunità con la Chiesa come la Compagnia che rende presente la Carne di Cristo – ORA.
Negli avvisi esemplificherò.
Amici 50enni
Avevate 10 anni quando vi ho incontrato ed io poco più di 25 anni. Avevate appena ricevuto la Prima Comunione. Volevate essere “totus Christi” totalmente, definitivamente, veramente, affettivamente di Gesù.
Se siete qui è perché l’incontro che abbiamo fatto allora lo sentite vero. Vero oggi. Vero ora. Hic et nunc.
Lo scopo della vita è edificare il Corpo di Cristo. Che tutto si riunisca in unità. Ognuno di noi è chiamato a giocare la sua libertà perché possa dire “Non sono più io che vivo – ma Cristo che vive in me”.
Vivete la Comunità – vivete la Chiesa. Pensate all’intensità dell’esperienza di comunità fatta (vesperi – gite – vacanze – incontri) che molti ancora continuano.
Facciamo in modo che continui e cresca il rapporto tra noi.
VEGLIA PASQUALE 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La liturgia di questa veglia Pasquale, la madre di tutte le veglie, ci fa fare memoria dei vari eventi pasquali: sono quattro più uno.
La prima notte pasquale fu quella in cui Dio si manifestò sul mondo per crearlo: il mondo era deserto e vuoto e la tenebra era diffusa sulla superficie dell’abisso. «Dio disse: sia la luce! E la luce fu». Questa è la prima Pasqua. Il passaggio dal Nulla all’Essere. Impariamo a guardare cielo e terra come la prima «Epifania-manifestazione» della Pasqua. Questa Pasqua è narrata nel libro del Genesi.
La seconda notte pasquale fu quando Dio si manifestò ad Abramo, vecchio di cento anni e a Sara, sua moglie, di novanta anni.
Passaggio dalla infecondità della vecchiaia alla fecondità.
Ad Abramo viene chiesto di offrire il suo unico figlio Isacco, ormai giovane uomo. Benché questo mistero fosse a lui incomprensibile, Abramo salì sul monte Moira per offrire Isacco. E Dio glielo restituì con la benedizione di avere una «discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare». Questa Pasqua è narrata nel libro del Genesi.
La terza notte pasquale è quella che si consumò in Egitto quando, dopo la morte dei primogeniti egiziani, il faraone diede la libertà al popolo d’Israele. Notte in cui il popolo da schiavo divenne libero e gli venne data una terra dove scorre latte e miele. Da sempre il popolo di Israele celebra ogni anno questo Passaggio, questo evento Pasquale. Questa Pasqua è narrata nel libro dell’Esodo.
La quarta Pasqua è quella che stiamo celebrando ancora una volta questa notte: è la risurrezione, dai morti, di Gesù. Risuona ancora una volta l’annuncio dell’angelo alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto».
Tutte le tre Pasque precedenti sono avvenute come riverbero anticipato della Pasqua di Cristo, perché tutto consiste e sussiste in Lui. Tutto per Lui è stato fatto, di ciò che è fatto. Questa Pasqua è raccontata dai vangeli e ripresa in tutti i libri del Nuovo Testamento.
La quinta Pasqua è la conseguenza della Pasqua di Cristo ed è il nostro Battesimo. All’origine della nostra vita terrena i nostri genitori hanno deciso di «farci passare dalla morte del peccato originale alla vita nuova nello spirito».
Ogni anno, compreso questa notte, la S. Chiesa, da madre avveduta, si preoccupa di farci riandare alla nostra origine battesimale. E ci chiede: Ma tu credi con tutto te stesso che sei figlio di Dio, che Dio ti ha adottato come suo figlio, ti ha fatto erede dei suoi beni: divinità e vita eterna? Credi in Dio, Padre onnipotente?
Credi in Cristo che è il Figlio prediletto per mezzo del quale tu sei stato fatto?
Credi che Lui è il tuo Signore, il tuo Salvatore, la pietra su cui poggi, le fondamenta del tuo io, della tua vita, di colui che ti fa risorgere dalla morte spirituale e tiene in serbo un posto per te nel suo Paradiso?
Credi nello Spirito Santo che è lo Spirito d’Amore del Padre e del Figlio, che ti dona la sapienza e la fortezza di Dio?
Credi di far parte della S. Chiesa cattolica che è il sacramento che rende presente qui ed ora sulla terra Cristo Risorto?
Ami la S. Chiesa, La segui, sei un figlio devoto e fedele?
Credi nella comunione dei santi che ci unisce con le anime beate, credi nella vita eterna e nella Risurrezione della tua fisicità?
Noi abbiamo risposto e risponderemo: CREDO. Siamo insieme, stiamo insieme per questo.
Un fatto quando diventa Avvenimento cambia la vita.
La Pasqua di Cristo o è questo o è inutile. Aiutiamoci.
GIOVEDÌ SANTO 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Sono due le parole sulle quali voglio lavorare in questo triduo Pasquale e che vi voglio proporre: due parole che poi implicano la vita. «Totus tuus» e «Comunione».
O se volete: Appartenenza totale a Cristo e tramite Cristo al Padre. Appartenenza totale al Corpo di Cristo, alla Chiesa, e tramite la Chiesa a Cristo.
Appartenenza radicale e Comunione.
Nell’orto del Getsemani, in quella notte tremenda, che anticipa la sua morte tra atroci tormenti, Gesù prega così: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu».
Il Padre dona al Figlio la vita umana e Gesù prende gusto nel vivere la sua umanità, corporeità compresa.
Gesù sa però che, per salvare l’umanità di tutti, il Padre vuole che l’umanità del Figlio prediletto, la carne del Figlio, le venga offerta, consegnata. Anzi che l’umanità del Figlio venga rifiutata, perseguitata, disprezzata dall’umanità degli uomini.
Gesù sa che il Padre potrebbe salvare gli uomini in tanti altri modi, ma sceglie questo. Il Figlio prega e si consegna. Totus tuus.
Questa consegna totale al Padre tramite il Figlio è l’evidenza che mi colpisce e mi affascina di più. Anche perché l’ho incontrata in modo particolare in due uomini affascinanti ed ho visto cosa questa consegna ha causato, prodotto.
Papa Giovanni Paolo II e don Giussani. Totus tuus.
Per entrambi, sull’esempio di Cristo, questa consegna ha comportato la salita sul calvario.
Mi è chiaro, a questo punto della vita, che la vita mi è data, non tanto per organizzare la mia vita o quella degli altri. La mia vita mi è data perché la consegni al Padre. Sono certo che solo in questa consegna c’è la Pienezza della mia vita.
In questi giorni mi è capitato, per ragioni di studio, di dover approfondire una malattia psichica: la fissazione. Ci sono persone «fissate». Anzi più o meno tutti abbiamo delle «fisse». E siamo sempre fissati a qualcosa che ci fa del male. Tant’è che genera angoscia. Guardando la croce di Cristo capisco che vale la pena solo essere fissati alla croce di Cristo, alla volontà del Padre. Perché dalla croce nasce la Risurrezione. Dio, in Cristo, ci fissa a Lui per farci risorgere dalla Morte fisica e spirituale.
Dalla radicalità dell’appartenenza nasce la comunione tra le membra dello stesso corpo, perché noi apparteniamo allo stesso corpo che è la Chiesa.
Paolo ai Corinzi fa un esempio di non comunione tra i componenti di quella Comunità. In quella Comunità la ricchezza di taluni diventa motivo di scandalo per la povertà di altri.
Insomma Paolo dice ai Corinti e a noi che essere cristiani non significa celebrare Riti, ma che i momenti comuni, soprattutto il grande momento comune della Santa Messa dove ci si accosta tutti a cibarci del Corpo e Bere il Sangue di Cristo, comporta una «comunione» della totalità della nostra vita.
Questo è il punto su cui le nostre Comunità fanno più fatica. Questa è la debolezza delle Comunità e quindi della Chiesa istituzionale.
Riti sì, comunione di vita no, condivisione no. Il lavoro da fare è invece quello di imparare un giudizio comune.
La nostra Comunità in questo sta lavorando. Basterebbe prendere sul serio gli avvisi.
In questi giorni preghiamo per questo.
Come segno di comunione le offerte raccolte questa sera saranno devolute all’Arcivescovo per l’opera diocesana in aiuto ai sacerdoti malati e anziani.
II DI QUARESIMA 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Non sciupiamo nulla della splendida liturgia quaresimale che ha come unico scopo di aiutarci a contemplare la Bellezza del sacramento del Battesimo che abbiamo ricevuto all’inizio della nostra vita. Da quando ci è stata donata la vita divina possediamo lo Spirito Santo, lo Spirito del Padre e di Gesù, possiamo chiamare Dio Papà con la stessa « tenerezza» con cui un bambino chiama «papi» il papà, entriamo a far parte della più grande e più bella compagnia che esiste sulla terra: che è la compagnia della Chiesa.
Io vi invito a lavorare su ciò che colpisce me in queste tre letture che abbiamo ascoltato.
Deuteronomio: Ascolta Israele, Shemà Israel. È un invito tipico e classico della scrittura: «Ascolta Israele». Ascolta popolo mio. Ascolta figlio mio!
Ascolta la realtà: la realtà del tuo io, le esigenze profonde del tuo cuore, le esigenze vere del tuo cuore.
Le ascolti?
Ascolta la realtà che c’è nel cuore dell’altro, di ogni altro che incontri: mamma, papà marito, moglie, compagno di banco, professore, italiano, europeo, immigrati ecc.
Ascolta l’esigenza di senso e di pienezza che c’è nel cuore dell’altro.
Spalanca gli occhi per guardare, apri le orecchie per udire, usa la tua fisicità, ragione, sentimento per renderti conto di tutto ciò che ti circonda…..e poi, dopo aver veramente ascoltato quello che Dio ci dice attraverso la realtà : Impara queste Parole, custodiscile (non perdere la memoria) mettile in pratica. Infatti come si fa a capire se noi ascoltiamo veramente ciò che la realtà ci dice? Se nasce un' Opera. E’ se opera. Ascolto veramente con il cuore, se opero.
Opera: la prima è la purificazione del nostro modo di conoscere, di pensare, del nostro modo di amare, di usare il tempo ecc. Il nostro modo di porsi di fronte allo studio, al sapere, al conoscere.
Fino ad arrivare a mettere su casa, a metter su un’opera. Pensiamo a tutte le Opere che sono nate dall’aver ascoltato bene Cristo. A tutte le opere nate dall’aver incontrato la Bellezza. Da qui tutte le Opere in risposta ai bisogni dell’uomo: scuola, ospedali, università , nuovi modi di investire i soldi, di lavorare, di costruire le città, di ristrutturare le cascine Lombarde in rovina (Cascinazza, S.Marta ), gli oratori. Se ascoltiamo bene riusciamo anche a rendere più adeguato ai bisogni odierni anche le opere in muratura della nostra Comunità Parrocchiale (esempio, la decisione per un micro nido; l’impegno da parte di tutti è partito ?).
La Samaritana ha fatto un incontro.
C’è stata a questo incontro, non l’ha dimenticato tant’è che scoprendolo così bello e interessante per sé è andata a dirlo a tutti «la donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente : venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia? Uscirono allora dalla città e andarono da Lui».
VIII DOMENICA PER ANNUM 2006 – SANTE QUARANTORE
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Lavoriamo sul brano del profeta Osea e sul vangelo di Marco che oggi la Chiesa ci propone.
Man mano che avanzo nel mio cammino cristiano capisco che la Sacra Scrittura è stata scritta e ci viene letta e proposta per capire sempre di più la nostra identità, il volto del nostro io. È come dire: man mano che avanzo nel mio cammino all’interno della Chiesa capisco sempre di più l’Avventura che mi è capitata di vivere, l’avventura che nasce dall’identità del mio io.
Dice il Signore per bocca di Osea al popolo di Israele: «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore»
Sottolineo subito che questa non è una immagine, un sogno, una metafora. Ma è la realtà.
Dio vuole stabilire con il suo popolo una alleanza nuziale: libera – fedele – indissolubile- feconda.
Questa alleanza avviene sul Sinai, con la consegna delle tavole della legge.
I 10 comandamenti non sono allora dei precetti morali, ma la conseguenza di questa alleanza.
Se io e te Israele siamo sposi: tu non avrai altro Dio (sposo) al di fuori di me , nominerai il mio nome con amore (non con superficialità e tanto meno lo insulterai e lo bestemmierai) perché noi siamo sposi. Avremo dei momenti di intimità tra noi: Io godrò di te, e tu godrai di me.
Il sabato per gli ebrei, la domenica per i cristiani è il giorno di intimità tra Dio (sposo) e il suo popolo (sposa).
Come i momenti di intimità tra sposo e sposa sono fondamentali per gustare la bellezza e la grandezza della loro alleanza, così un momento di intimità tra Dio e il suo popolo è fondamentale.
L’apice di questa intimità il popolo del Nuovo Testamento, lo raggiunge quando ascolta la Parola del suo sposo (parola di Dio) e quando siede al banchetto con lui per diventare un essere solo con la sposa. Quando mangia del corpo del suo sposo e beve del suo sangue l’io umano assume sempre più i connotati dell’io divino.
E come è pericoloso per la stabilità di una alleanza nuziale tra sposi il venir meno di momenti di intimità, fino a rischiare la morte dell’alleanza, la morte del matrimonio, così è rischioso non avere rapporti di intimità con Dio. Per questo non venire consapevolmente e deliberatamente a messa la Domenica, non stare con lo Sposo Divino, è peccato mortale, genera nella sposa il rischio del distacco, della separazione, della rottura, genera il rischio della morte dell’io.
Il Vangelo di Dio dice con chiarezza che lo sposo della Chiesa è Cristo. E’ questa è la vera causa della letizia della Chiesa : Avere lo sposo con sè.
« Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finche hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.»
Quando abbiamo contratto, stipulato il rapporto nuziale? Quando il mio io si è totalmente unito all’io di Cristo? Il giorno del Battesimo.
Per questo è importante celebrare anche il compleanno del Battesimo, perché è l’anniversario del nostro patto di alleanza con Cristo.
Che cosa è la Chiesa? La compagnia guidata dallo Spirito Santo, la Sposa di Cristo che ci aiuta ad approfondire il significato enorme di questa Nuova ed Eterna Alleanza. Infatti se dopo la morte fisica verrà meno il legame tra marito e moglie (per questo un vedovo/a si possono risposare) non verrà mai meno il rapporto tra noi e Cristo. Anzi il Paradiso sarà la manifestazione totale di questa alleanza.
VII DOMENICA PER ANNUM 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
C’è un’esperienza che poco o tanto facciamo tutti, soprattutto lo fanno quelli tra noi che sono più attenti al proprio io, che sono più attenti al grido di pace, di bellezza, di infinito che c’è nel nostro io, quelli che vorrebbero essere totalmente di Cristo, che sono affascinati dalla santità, e nel contempo sono come schiavi di una zavorra di male, di una zavorra di trasgressione, di cui non riescono a liberarsi. Ci sono persone che in modo acuto fanno l’esperienza di San Paolo che ad un certo punto grida: «Me infelice, chi mi libererà da questo corpo di morte? Non faccio il bene che voglio bensì il male che non voglio».
Oggi Isaia ci dà un grande annuncio. Il grande annuncio che nella sua totalità si realizzerà con la venuta di Gesù e che continua ad accadere ORA. Il grande annuncio è: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche. Ecco faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?».
Tradotto significa: Non lasciatevi più determinare dai vostri limiti, dai vostri peccati, dalle vostre abitudini perverse, perché è arrivato Cristo che dice a te paralitico nel fisico e nello spirito «Alzati prendi il tuo lettuccio e va a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò. Libero. Libero dalla paralisi delle gambe, libero dalla paralisi della testa, della psiche, libero dalla paralisi dei peccati. Perché i peccati, le abitudini perverse paralizzano, impediscono di camminare in modo spedito.
Noi però abbiamo voglia di camminare in modo spedito. Solo Gesù può rifarci nuovi. Noi non ne siamo capaci. Dobbiamo stare di fronte alla realtà e comprendere questo limite, questa malattia spirituale che paralizza la nostra volontà.
Per rinnovarsi occorre:
- appartenere a Cristo nella fisicità della Chiesa;
- appartenere alla tradizione della Chiesa che ci viene incontro con la sua Liturgia, con l’esporci e lo spiegarci la Parola di Dio, soprattutto con i Sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione. È impossibile essere rifatti nuovi se non ci si confessa e non si fa la comunione frequente;
- affidarsi all’autorità della Chiesa, al suo giudizio. Aprire il proprio cuore all’autorità o ad una persona autorevole per chiedere un giudizio sulla propria vita e un confronto;
- affidarsi a Cristo «nel silenzio e nella preghiera» abbondante e quotidiana;
- affidarsi a Cristo lavorando sul cammino indicato.
Alla fine verificare che cos’è di questa esperienza nuova: pace, bellezza, felicità che si riverbera attorno a noi.
VI DOMENICA PER ANNUM 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Oggi la Parola di Dio ci parla di una malattia particolare: «la lebbra». Una malattia grave non solo ai tempi di Gesù, ma anche prima, nei secoli a Lui precedenti, tant’è che non avendo ancora scoperto i farmaci e le medicine per guarire questi ammalati, la comunità dei sani si difendeva da un possibile contagio, isolandoli dalla comunità, dalla città e dai villaggi. I lebbrosi erano abbandonati a se stessi in zone sperdute e isolate.
Perché la Chiesa ci fa leggere queste pagine? Oggi la lebbra è curabile , quindi non è più tanto una malattia da cui ci si deve difendere.
Ma la lebbra è soltanto una malattia che colpisce il corpo o esiste un’altra lebbra che colpisce la capacità di giudizio, la capacità di rapportarsi con la realtà, che colpisce la mente e il cuore al punto che spappola, fa «morire» il pensiero e l’azione?
La lebbra di oggi, la lebbra culturale che colpisce l’uomo e i popoli soprattutto occidentali si chiama «relativismo»
Il «relativismo» afferma che non c’è niente al mondo che fa unità tra i popoli, non c’è niente in una nazione che fa unità nel popolo di questa nazione , non c’è niente in te che è principio «di unità» in te.
Tutto è relativo.
Tutto può essere vero e falso, bianco e nero , giusto e ingiusto, bene e male nel contempo. Se tutto è relativo , se nulla è stabile, è un punto fermo per tutti, tutto si disgrega, tutto si stacca, tutto si corrompe esattamente come la lebbra del corpo. Tutto muore.
C’è un capitolo fondamentale nel relativismo che può colpire tutti e che la situazione grave in cui ci troviamo, in questo confronto duro tra occidente e oriente islamico, questo confronto duro che fa contrapporre islamici contro i cristiani, che deve essere assolutamente risolto: è il Relativismo Religioso.
Il martirio di don Andrea Santoro, ma anche il martirio di tanti altri Cristiani sparsi per il mondo pone inevitabile una domanda: Dio, il Mistero, il Creatore di tutto, quante facce ha?
Don Andrea prega Dio Padre di tutti, che predica l’unità di tutti, che vuole che perdoniamo i nemici e il giovane sedicenne Turco lo uccide gridando «Allah Acbar-Dio è grande».
Ma quante facce ha Dio? Dio vuole il perdono o la vendetta? Vuole la pace o la guerra tra i popoli?
Il Dio che c’è è il Dio della mamma di don Andrea che perdona l’uccisore di suo figlio, è il Dio di Papa Giovanni Paolo II° che perdona Ali Agcà che voleva ucciderlo o è il Dio dei fanatici islamici che incendiano, devastano e vogliono uccidere. «Per te è finita, vi uccideremo tutti» hanno gridato a Smirne un gruppo di giovani a tre frati minori.
Quante facce ha Dio? Una. Una sola!
Non è vero che una religione vale l’altra, non è vero che tutte le religioni sono vere.
E’ vero che tutte le strade se condotte con ragionevolezza, con lealtà e con verità con confronto che ascolta e non impone, possono portare ad una vera e sincera religiosità.
Ma noi sappiamo chi è Dio, perché Egli ce lo ha rivelato.
E questo è Gesù.
Per guarire dalla lebbra bisogna decidersi ad essere «Totus Christi». Che rapporto c’è tra «missione e martirio?»- La missione implica il martirio: Testimoniare Cristo «usque ad effusionem sanguinis.»
Cari educatori, cari ragazzi e giovani: testimoniare Cristo comporta soprattutto il «martirio», ed offrire tutta la nostra volontà per il Suo regno-Attenti ai segni.
Mi ha scritto un altro Andrea (mio amico) che ho visto nascere, crescere, laurearsi, ora è in seminario e tra poco diventerà prete. « Sempre più desidero che la mia vita sia utile al Regno di Dio, perché la Sua gloria possa risplendere in ogni volto e in ogni cuore.
Solo questo, intanto conta, il resto finisce in polvere. Vi chiedo pregare per me.
Grazie per la vostra amicizia».
I tempi premono perché l’offerta a Cristo sia totale.
Vi chiedo di aiutarmi, chiediamoci reciprocamente di aiutarci.
La nostra sia una compagnia che coniughi «Missione e Martirio».
II DOMENICA PER ANNUM 2006
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Il tempo «per annum» è il periodo liturgico in cui la Chiesa ci aiuta a vivere oggi gli Avvenimenti di salvezza capitati al tempo di Gesù. Siccome la salvezza portata da Gesù è per tutti gli uomini (maschi e femmine) e popoli di ogni tempo, continente, cultura la Chiesa ci aiuta esistenzialmente a capire il significato di questo Avvenimento: Incarnazione, Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione al cielo, per me, per noi oggi.
Riprendiamo brevemente, lasciando poi al lavoro personale, il bellissimo episodio della vita di Samuele.
Il brano che abbiamo ascoltato termina così: «Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole».
Fermiamoci qui. Il Signore, essendo creatore e Padre, non è solo con Samuele, ma è accanto ad ogni uomo, donna, bambino/a che nasce e vive sulla terra. Il Signore è sempre accanto a me (se non ci fosse morirei, sparirei).
Samuele non lascia cadere nessuna delle parole del Signore.
Domanda: «Il Signore oggi come mi parla?»…..Attraverso le circostanze che mi capitano, attraverso i fatti, le circostanze. La Realtà che mi circonda , personale, familiare, del mio popolo, nell’umanità, ecc. La fede in Cristo non è la morfina, o la droga che prendi per sopportare la vita e le sue circostanze faticose, ma esattamente l’opposto.
Dio attraverso le circostanze ti indica il cammino.
Allora si acquista autorità, si diventa saggi della sapienza di Dio se si sta di fronte alle circostanze.
Qual è il compito della Chiesa? È quello di aiutarci con il giudizio a stare con verità di fronte alle circostanze, perché la Chiesa è il Mistero del Corpo di Cristo tra noi.
Samuele ed Eli. Eli è l’autorità, il sommo sacerdote di Israele, il Sacramento di Dio. Cosa fa? Aiuta Samuele a capire che la sua vita doveva avere un’unica preoccupazione «Parla perché il tuo servo ti ascolta».
Questo è il compito della nostra compagnia.
E la Bibbia che ci viene letta, proclamata e che noi dobbiamo studiare (tutti dobbiamo leggere almeno una volta in vita tutta la Bibbia. Compito da oggi da svolgere in 5 anni) è la storia di un popolo, di Gesù e della Chiesa primitiva che è regola per la storia del popolo cristiano e di tutti i popoli.
Ma tra le circostanze, tra le Parole (le circostanze sono parole che si fanno carne) c’è una Parola fondamentale, una parola che dà consistenza a tutte le parole: questa Parola è Cristo. Cristo è il Verbo di Dio che si è fatto carne.
Per questo la Circostanza che dobbiamo soprattutto guardare è la Parola del Corpo di Cristo Presente ORA che è la Chiesa.
È la Parola dello Spirito Santo che ti illumina soprattutto se fai silenzio, mediti, e stai di fronte all’Eucaristia o in confessione.
È la Parola che si fa Corpo e Sangue dentro di te per diventare un essere solo con Lui.
ULTIMO DELL’ANNO 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Facciamo la nostra riflessione in questa ultima S. Messa dell’Anno del Signore 2005 rileggendo e riflettendo su quello che Paolo scriveva ai cristiani della Galazia.
«Fratelli… Dio mandò suo Figlio.. perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è la prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori la Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; se poi figlio, sei anche erede per volontà di Dio». (Gal. 4,4-7).
Qual è l’oggettivo che caratterizza il nostro Io di persona battezzata? L’essere figli di Dio, eredi della natura Divina, destinati a condividere l’eternità, la gioia, la bellezza e la grandezza della vita Trinitaria. Per questo nessun nostro limite, nessun nostro peccato, nessuna nostra incoerenza è in grado di distruggere o di eliminare la nostra appartenenza al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Proprio come l’appartenenza di tuo figlio a te, e di te – padre o madre – a tuo figlio.
Quest’anno la nostra Comunità è stata caratterizzata dalla questione dell’appartenenza. Abbiamo detto che ogni volta che ci si confessa dobbiamo chiedere a Cristo di essere più suoi. Noi vogliamo essere totalmente suoi, per essere totalmente uomini. La preghiera, la preghiera abbondante, il silenzio, la partecipazione alla Messa anche quotidiana (insisto su questo quotidiano) sono il mezzo indispensabile perché l’appartenenza a Cristo ci determini sempre più.
Abbiamo anche detto che l’appartenenza a Cristo si concretizza nell’appartenenza alla Chiesa che è il Sacramento fisico, visibile con cui Cristo si rende presente.
Questo a parole lo abbiamo chiaro, meno nei fatti. Molte volte riduciamo l’appartenenza alla partecipazione alla Messa come rito e a rapporti tra noi venati di sentimentalismo.
Quest’anno, a partire dall’Oratorio feriale, si è approfondito il rapporto personale, amicale con i giovani in particolare che ringrazio per l’affezione che mi manifestano e si è approfondito anche il rapporto con molti adulti.
È necessario però che la nostra appartenenza sia un aiuto che comprenda la totalità della vita, e non solo alcuni momenti. Per questo occorre «lavorare» sulle riflessioni e indicazioni che chi guida la Chiesa (Papa, vescovo, fino a me) ci offre, cercando di capire quale cambiamento di vita le indicazioni date comportano. Esemplificando all’estremo «l’appartenenza» raggiunge la totalità quando incide su tre aspetti della nostra vita personale:
a) la questione della vocazione – che cosa vuole Dio da me – non è questione che si risolve da soli, e quindi la questione affettiva;
b) la questione dell’uso del tempo libero (riguarda tutti, ma soprattutto giovani, casalinghe, pensionati, anziani). Bisogna essere disposti a viverlo verificandolo con la Chiesa (autorità, fraternità, amico preferenziale) e con il compito che la Chiesa ci dà (è sintomatico come stiamo di fronte agli avvisi);
c) infine l’uso dei beni, dei soldi, delle capacità professionali. I beni devono servire per la costruzione di opere di bene e per la carità.
Allora, ed è il terzo punto, si apre tutta la questione educativa che è il grande compito a cui la Chiesa, soprattutto Benedetto XVI, ci sta chiamando. Educare significa educare alla «verità», capire che la ragione ha come oggetto suo proprio la verità e che l’affezione è realmente soddisfatta quando si incontra con la verità ed è nella verità.
Quid est veritas? Cristo
«Io sono venuto per rendere testimonianza alla verità».
Vi chiedo fin d’ora di essere disponibili al lavoro che proporremo su questa questione sapendo che il lavoro educativo riguarda tutti.
Con il canto del Te Deum ringraziamo Dio dei miracoli che ha compiuto in noi. Preghiamo i nostri defunti che ci aiutino a stare di fronte alla verità
SANTO STEFANO 2005
Omelia di don Silvano Colombo
Chi è Stefano?
È un giovane che ad un certo punto della sua vita incontra Cristo. Questo incontro è per lui un avvenimento così evidente, così convincente che decide di mettere la sua vita totalmente al suo servizio, servendo la Chiesa e servendo le persone bisognose che la Chiesa incontra.
Stefano capisce, per l’esperienza che fa, che Cristo è veramente «la via, la verità e la vita» per la sua vita e per la vita di tutti. Al punto che per Lui è disposto a sacrificare la sua vita terrena.
Per testimoniare Cristo, la via della salvezza per tutti gli uomini.
Per testimoniare Cristo, la verità di tutti gli uomini.
Per testimoniare Cristo, la pienezza della vita di tutti gli uomini è disposto ad offrirsi totalmente.
Il martirio è chiesto ad ognuno di noi? Si. Ad ognuno di noi è chiesto di rendere testimonianza alla verità, alla vita, alla via costi quel che costi, perché questa è la suprema forma dell’amore.
Qual è la testimonianza che ci è chiesto di dare oggi?
È la verità su Dio e la verità sull’uomo.
1. La verità su Dio.
Il mondo, il potere culturale, l’ideologia, cercano di far passare l’idea che una religione vale l’altra, che un Dio vale l’altro, che Dio è Uno, Nessuno, Centomila (Pirandello), che ognuno ha il diritto di credere nel Dio fatto a sua immagine e somiglianza. Questo modo di pensare nasce dalla volontà del potere di tacitare la domanda di senso, del senso religioso, l’intuizione del Mistero che c’è in ogni uomo. Il potere non crede altro che in se stesso. Al massimo è disposto a costruire un pantheon dove ognuno mette la statua del suo Dio, vada a celebrare riti, purché si obbedisca all’unico Dio che è il potere, che è Cesare. Comunque si chiami.
Per difendere la verità su Dio, come condizione per difendere la verità sull’uomo, dobbiamo essere disposti al martirio, alla emarginazione, alla persecuzione.
Ricordiamo tutte le Chiese e i perseguitati oggi nel mondo, in modo particolare in Cina e in taluni paesi mussulmani (es. Arabia Saudita).
2. L’altra testimonianza che ci è chiesta di dare oggi è «la verità sull’uomo».
Chi decide che cos’è l’uomo?
Chi decide quando ha origine l’uomo?
Chi decide quando deve terminare la vita terrena dell’uomo?
Gli scienziati? Il potere politico? L’ideologia relativista?
Il tentativo in atto in Italia e in Europa in genere è quello di eliminare la sacralità della vita umana cadendo in contraddizioni irrazionali e persino comiche.
Gli stessi che organizzano la marcia per l’amnistia per i carcerati, sono quelli che organizzano referendum per l’eliminazione dell’embrione, che organizzano marce in difesa dell’aborto, dell’eutanasia, per l’eliminazione delle diversità dei sessi. Sono quelli che negano la realtà.
Preghiamo Santo Stefano che ci aiuti a rendere testimonianza alla verità tutta intera.
NATALE 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Qualche giorno fa uno studente delle superiori parlandomi di un incontro al quale aveva partecipato mi disse: «In questi incontri si dicono sempre le stesse cose». Gia! Perché molti educatori ripetono sempre le stesse cose? Perché la Chiesa ogni anno ci chiede di celebrare la festa di Natale, come del resto celebriamo la festa del nostro compleanno? Io è la sessantacinquesima volta che celebro la festa di Natale. Perchè? A quale pedagogia risponde questo ritornare perennemente su alcuni avvenimenti?
Tagore in una sua lirica dice: «I tuoi secoli si susseguono per rendere perfetto un piccolo fiore selvatico», perché per avere la sua fisionomia un piccolo fiore selvatico ha bisogno di tutta l’evoluzione di secoli e di millenni.
Ecco, noi per comprendere in modo sempre più approfondito cosa vuol dire questo evento accaduto poco più di duemila anni fa e che continua ad accadere nel tempo, perché Cristo fattosi carne umana continua carnalmente la sua Presenza tra noi, abbiamo bisogno di tutto il tempo della nostra vita. Il tempo ci è dato e ci viene dato per capire la vita che c’è in noi e attorno a noi, per capire l’origine della vita. Stanotte, oggi, ci viene ancora annunciato «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste».
Questo Lui è Cristo. Per capire questa verità non ci basta tutta la nostra vita. Per capire l’incidenza quotidiana di questa verità abbiamo bisogno di una compagnia che continuamente ci aiuti a capire cosa Cristo ci vuole dire attraverso i fatti che ci accadono.
A molti di noi, dei quali ho in memoria il numero del cellulare, ho scritto questo messaggio di auguri che ora estendo a tutti: «Bisogna stare di fronte alla realtà, guardata, osservata, contemplata (sono tre verbi che approfondiscono l’azione dello sguardo) e Dio parla».
Il Natale che ogni anno ritorna, come tutte le feste che la Chiesa annualmente ci fa celebrare, è una sollecitazione a:
- guardare l’Avvenimento del Figlio di Dio che si fa uno di noi, che viene nel mondo fatto da Lui e tra la sua gente;
- osservare le conseguenze di questa Presenza nella nostra vita e nella vita dell’umanità. Il fatto che Dio è qui, Ora bambino, nella Chiesa, nei Sacramenti (in primis l’Eucaristia);
- contemplare nell’amore questo incontro, questa Presenza perché si conosce solo ciò che si ama e nella misura dell’amore.
Cosa succede, cosa è successo se noi stiamo, siamo stati e staremo di fronte alla Presenza Carnale tra noi del Figlio di Dio? Che la vita e la luce che è Cristo ci invadono e ci riempiono.
La contemplazione di questa Presenza «fa scoppiare la vita dentro il cuore», ti riempie di gioia, pur in mezzo alle tribolazioni del tempo terreno, ricostruisce «le rovine di Gerusalemme», le rovine della nostra città e della nostra vita.
La contemplazione ti rende capace di comunicare a tutti, a tutti l’incontro che tu hai fatto.
Stiamo dicendo da un po’ di tempo che in Italia, in Europa, nel mondo occidentale, nelle nostre famiglie, scuole, università, luoghi di lavoro, quartieri, caseggiati, Parrocchie, società sportive, ambienti ricreativi e luoghi di vacanza dobbiamo lanciare una grande campagna culturale che abbia come centro l’educazione.
Il cuore dell’educazione non è il comportamento, ma l’Appartenenza.
«questa è la vita eterna: che conoscano te Padre e Colui che hai mandato».
Il cuore dell’educazione è guardare, osservare, contemplare il miracolo di essere figli di Dio e commensali al banchetto di Cristo.
V DOMENICA DI AVVENTO 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La liturgia odierna ci ripropone ancora di ascoltare il profeta Isaia. Isaia, che ha vissuto circa 6 secoli prima della nascita di Cristo, è stato quello che per primo ha incominciato a parlare di Cristo, del Messia come colui che avrebbe portato la salvezza definitiva a tutto il suo popolo e a tutte le nazioni della terra.
Oggi Isaia parla di sé e parla della sua vocazione, cioè del compito che Dio gli ha dato da svolgere sulla terra.
«Lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione».
Isaia riconosce che il Signore lo ha chiamato a mettersi totalmente e radicalmente al servizio dei disegni di Dio sull’umanità e su ogni uomo, che sono disegni di Salvezza.
Chi è il «consacrato»? È colui che, riconoscendo la chiamata di Dio di seguirlo (Isaia, Geremia, Simone, Giovanni, Andrea, Paolo, Silvano …. e ognuno metta il suo nome), liberamente dice sì e permette a Dio di Consacrarlo perché diventi un uomo o una donna che sia totalmente, radicalmente, sette giorni su sette, dodici mesi su dodici, ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque/sei giorni su trecentosessantacinque/sei giorni dell’anno, di Cristo.
Il consacrato è totus Domini, totus Christi, totus Ecclesiae, totus hominis, totus huamnitatis. Il consacrato è l’uomo dell’appartenenza totale.
Questo a noi è capitato con il Battesimo e con la Cresima. Questa conferma della nostra consacrazione avviene tutte le volte che celebriamo il Sacramento (soprattutto l’Eucaristia), tutte le volte che ascoltiamo la Parola di Dio, tutte le volte che viviamo la vita della Comunità, tutte le volte che diciamo:
Gesù, mio Signore e mio Re
che ti sei degnato di versare il tuo sangue
per la mia salvezza, guida i miei passi
verso di te che sei la via, la verità e la vita.
Dammi un’intelligenza assetata di verità,
un braccio forte per difenderla,
un cuore coraggioso per testimoniarla.
Offro a te tutto me stesso,
lo studio e il gioco, le parole e il silenzio,
il pianto e la gioia,
seguendo la compagnia che tu mi hai dato
come segno della tua presenza perché
la mia vita si compia
e il mondo ti riconosca.
Maria, Regina dei Santi,
sostieni la mia preghiera.
Amen
Isaia riconosce di essere consacrato a Dio per portare il lieto annunzio ai poveri…. ecc.
(che sono declinazioni).
Mandato per portare la speranza.
La povertà vera dell’uomo è la mancanza di speranza, di certezza che la sua vita ha un’origine e un fine buono, e che tutto, proprio tutto – etiam peccata – gli capita sulla terra per il suo compimento. Lui deve soltanto ridecidere ogni giorno di appartenere, di essere totus Christi (da qui la mia insistenza sul segno della Croce e del totus Tuus ogni mattina appena svegli). Noi siamo appartenenti a Cristo.
San Giovanni Battista sei secoli dopo dice a quelli che lo seguivano: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete». E questo Uno è Cristo, radicalmente Uno con il Padre e lo Spirito Santo.
«Perché mi cercavate non sapevate che debbo occuparmi delle cose del Padre mio?».
«In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete».
Tutta la vita deve essere spesa per conoscere radicalmente Cristo che si presenza a noi nel Corpo della Chiesa, dei Sacramenti, della Sua Parola e di tutti i fatti che accadono.
Questo comporta un atteggiamento di silenzio interiore profondo che talvolta diventa anche silenzio di parole e ricerca di solitudine. Per conoscere. Si conosce solo se si appartiene. E si appartiene se si ama.
Conoscere Cristo presente è la condizione per conoscere se stessi.
Aiutiamoci in questo. La devozione a Maria è per questo.
FESTA DI TUTTI I SANTI 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Partiamo dall’Apocalisse.
Dice Giovanni nella sua visione apocalittica: «Poi udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli di Israele. Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello…. e gridavano a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello”».
Chi sono questi uomini e queste donne segnati con il sigillo? Siamo noi cristiani.
Infatti noi siamo e ci chiamiamo cristiani perché siamo stati segnati/unti nel Battesimo con il sigillo di Cristo. Cioè siamo stati «consacrati« a Cristo.
Questa unzione/consacrazione ci ha ottenuto il dono dello Spirito Santo, ci ha portato in eredità la natura Divina.
Con il Battesimo noi, oltre la natura umana, possediamo la natura divina. Ogni cristiano è «una persona umana con due nature, quella umana e quella divina». Per questo il cristiano può chiamare Dio «Padre», per questo ogni cristiano ha un «posto» preparato in Paradiso, nella casa del Padre quando avrà terminato il periodo di vita nella storia.
Noi siamo figli. «Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!... Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato».
Questa consacrazione/unzione l’abbiamo rinnovata con il Sacramento della Cresima. Ancora una volta lo Spirito Santo è sceso su di noi e ha completato, rafforzato la nostra appartenenza a Cristo.
Tutte le volte che celebriamo l’Eucaristia e che riceviamo il Corpo e il Sangue di Cristo la nostra consacrazione a Cristo e alla Trinità viene consolidata e rafforzata.
Insomma la fede di tutti i Santi e le Sante di tutti quelli canonizzati e di tutti quelli che sono nella Beatitudine eterna è l’occasione per fare memoria della nostra vera Identità. Noi siamo uomini e donne di Cristo. E ci viene detto anche la nostra vocazione: riconoscere che la salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono dell’Agnello. Riconoscere che solo Dio, in Cristo, ci salva. Salva il nostro «giudizio» dalla menzogna. Salva la nostra capacità relazionale con le cose e le persone, con i fatti della storia, dall’equivoco.
Per questo insisto nel dire che il primo gesto ogni mattino e l’ultimo gesto della sera è il segno della Croce e il Totus tuus.
Se siamo di Cristo la compagnia che dobbiamo bramare è la sua. Dobbiamo bramare di stargli vicino.
«Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo poi la parola, li ammaestrava dicendo……».
Chi sono le folle? È l’umanità. Tutta l’umanità ha bisogno di Cristo. Cerca Cristo e lo brama.
Chi sono i «discepoli»? siamo noi cristiani che «per grazia» siamo chiamati a stargli vicini. Quanto più gli stiamo vicino condivideremo la sua vita, sperimenteremo la Beatitudine.
Scopriremo il lato positivo della realtà, anche delle realtà apparentemente fastidiose.
Perché la Chiesa canonizza alcuni cristiani? Perché noi abbiamo bisogno di stare insieme ad Amici veri, ad educatori veri, a genitori veri, a Pastori veri.
I Santi sono questi. Sono un aiuto. Indicano un metodo. Ciò che stupisce è che attorno ai Santi normalmente sono nati dei movimenti, delle compagnie di giovani o di ragazze soprattutto, sospinti/e dal fascino della loro bellezza.
I Santi e le Sante sono presenti anche oggi. Alcuni li abbiamo conosciuti: Card. Schuster, Madre Teresa, Escrivà, Edith Stein, Massimiliano Kolbe, Papa Giovanni Paolo II, don Giussani.
«Si isti et iste, cur non ego?». (Sant’Agostino)
«Cercherai ogni giorno il volto dei Santi per trovare conforto nei loro discorsi». (Didakè)
XXX DOMENICA PER ANNUM 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Giornata missionaria mondiale
Facciamo la nostra riflessione domenicale partendo dalla prima lettura: Esodo.
Il Signore chiede di non molestare, non infastidire, avere rispetto per tre categorie di poveri: Il forestiero (lo straniero), la vedova, l’orfano.
Che cosa accomuna queste tre categorie di poveri? Perché sono deboli? Perché è venuto meno il loro legame di Appartenenza.
Seguitemi su questo punto che è di capitale importanza.
Il forestiero è debole perché è lontano dalla sua terra e dal suo popolo di appartenenza.
Non è più a casa sua, è circondato da gente che non parla la sua stessa lingua, che ha tradizioni e culture diverse ecc. Il popolo, la terra dove abita non è la sua.
La vedova è debole perché è morto il marito a cui apparteneva. Non è più difesa, protetta. (In quei tempi poi la donna apparteneva totalmente al marito). Non c’è nessuno che la possa difendere da eventuali angherie o soprusi.
L’orfano è debole perché è solo. Sono morti i genitori a cui apparteneva.
Insomma la reale povertà e debolezza di queste categorie di persone sta nella perdita dell’Appartenenza.
Possiamo dire che la forza di una persona sta nella sua Appartenenza: a un Popolo, a uno Sposo, a un Padre o una madre.
Questa verità è carica di significato.
In effetti è a tutti noi evidente che la nostra vera forza non può innanzitutto consistere nell’appartenere ad un popolo, marito o genitori puramente terreni. La morte prima o poi ci rende orfani o vedovi. Molteplici cause ci possono trasferire da un posto all’altro della terra.
La nostra vera forza sta nell’Appartenere ad un Popolo che sta sempre: è il Popolo di Dio, è la Chiesa. Nell’ Appartenere ad uno sposo che sta sempre tant’è che è risorto: Cristo Gesù; nell’appartenere ad un Padre che sta sempre ed è Dio.
Il vero povero è chi non appartiene alla Chiesa - non appartiene a Cristo – non appartiene a Dio.
Da questo si capisce l’indicazione del Vangelo. Il più grande comandamento è «Amare il Signore con tutto noi stessi (giudizio e affezione) e il prossimo come noi stessi».
Per Amare bisogna appartenere. Il massimo comandamento è: vivi totalmente la tua appartenenza a Dio, a Cristo, alla Chiesa.
Questa è la conversione che siamo chiamati a fare. E questo è il compito missionario: «Testimoniare a tutti i popoli la Bellezza dell’Appartenenza».
È bello appartenere al popolo cristiano.
È bello appartenere a Cristo.
È bello appartenere al Padre eterno e alla Chiesa.
Tutte le fatiche dell’umanità stanno nel non vivere l’appartenenza.
In questi giorni stiamo assistendo a tanti omicidi soprattutto all’interno delle famiglie. L’odio per il prossimo, l’odio per i genitori, l’odio per la fidanzata o il fidanzato nasce quando si perde il senso dell’Appartenenza a un Mistero più grande.
Abbiamo deciso quest’anno di approfondire tutta la questione educativa (che riguarda tutti, non soltanto i ragazzi).
Il primo punto da mettere da mettere a fuoco è questo: l’educazione è la conseguenza dell’Appartenenza. E noi apparteniamo solo al Padre.
Per questo rilancio la preghiera del mattino: segno della Croce – Totus tuus e anche alla sera: una decina di Rosario, esame di coscienza.
XXII PER ANNUM 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
L’ultima Domenica di Agosto, la domenica che pone termine alle vacanze e che ci fa riprendere la normale vita di lavoro, di studio, fa ripartire il cosiddetto anno sociale, ci permette di mettere a fuoco il cammino che siamo spronati a fare nel nuovo tempo che ci viene donato. (La vita è un fiume che corre, ha un corso, non è uno stagno).
Sono tre le indicazioni della liturgia odierna sulle quali percepisco che dobbiamo lavorare.
1) Geremia: «Mi hai sedotto Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mia hai fatto forza e hai prevalso»;
2) La prima preghiera della Messa: «Donaci, o Dio, di cantare le tue lodi con cuore puro e con animo illuminato»;
3) Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la sua anima?
Geremia scopre di essere rimasto «sedotto» e affascinato dal Signore. La Chiesa scopre il desiderio grande che tutta la sua vita, la sua azione sia un canto di lode a Cristo e infine Gesù ci ricorda qual è il massimo profitto che noi dobbiamo ricavare dalla vita: salvare la propria vita. Questo lo esige la Ragione. Un dono, soprattutto se è grande, ci viene donato per salvarlo, per trarne profitto. Non per perderlo.
Pensiamo alle settimane appena trascorse! Cosa ha spinto centinaia di migliaia di giovani a mettersi in cammino come i Magi verso Colonia?
Cosa ha spinto questa settimana centinaia di migliaia di persone a partecipare all’esaltante esperienza del Meeting, lavorando sul tema della libertà?
Cosa ha spinto tante nostre famiglie a non fare la vacanze da sole ma a mettersi insieme in modo che la vacanza non sia il tempo del disimpegno ma del lavoro spirituale e culturale? Le vacanze non sono «giorni da perdere», ma giorni da far fruttificare.
Cosa ha spinto tanti ragazzi a trascorrere alcuni giorni insieme nelle vacanze organizzate dal Movimento o da altre realtà ecclesiali?
Certamente l’essersi lasciati sedurre da Gesù, il desiderio di essere «totus Christi»
Allora certi che se facciamo entrare Cristo nella nostra vita non perdiamo nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande, individuiamo tre regole di vita sulle quali capisco che dobbiamo profondamente lavorare.
Se vogliamo salvare l’anno, se vogliamo che la nostra vita sia un inno di lode a Dio, se vogliamo assecondare la seduzione che Gesù provoca in noi, dobbiamo fissare queste tre regole.
1) Vita comune. Totus tuus significa vita consegnata a Cristo nella carne della Chiesa, nella carne di questa Comunità visto che Cristo ci ha fatto incontrare qui;
2) All’interno della vita comune un’intensa vita di studio e di approfondimento del Bello, del Vero e del Giusto. Dobbiamo finalmente sfamare e dissetare la nostra esigenza di sapere. Di sapere le cose che contano;
3) Sempre all’interno della vita comune un’intensa vita di preghiera individuale e liturgica. «Chi prega si salva, chi non prega si danna». Non è un modo di dire, è la verità. La vita è salvata solo se chiedi, domandi a Cristo di salvarla.
Vita di Comunità, vita di studio, vita di preghiera. Su queste tre regole lavoreremo intensamente.
XII DOMENICA PER ANNUN 2005
ORATORIO FERIALE «CONTA SU DI ME»
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Domenica scorsa vi ho raccontato un fatto personale.
Ridire l’incontro con mia madre…..
«Ricordati che devi salvare l’anima»
Mi ha molto colpito. Ho capito che era il suo testamento. Ciò che mi lascia in eredità.
Del resto ce lo insegna Gesù: «Cosa serve all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde se stesso?».
D’altro canto «non perderci» è l’esigenza che abbiamo dentro tutti.
Non perdere la salute, non perdere il lavoro, non perdere le amicizie, non perdere la casa, non perdere l’anno scolastico, non perdere i soldi, non perdere tempo, non perdere la partita….ecc.
Percepiamo di non essere fatti «per perdere» ma «per vincere», «per realizzare se stessi».
L’invito a non perdere l’anima significa: «Ricordati che tu hai un desiderio di pienezza di vita, di felicità eterna. Solo Gesù te la può dare. Solo Lui ha Parole di vita eterna. Solo Lui possiede l’acqua che disseta per la vita eterna. Solo Lui ha il pane che sfama per la vita eterna. Solo Lui è risorto dai morti».
Come faccio a capire se questo è vero? Se sto con Gesù, e se stando con Lui la mia gioia cresce (Es. questa settimana di convivenza nell’oratorio feriale).
Oggi Gesù ci dà una indicazione precisa «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima. Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire l’anima e il corpo».
Dunque, quando la mia mamma mi dice: «Ricordati che devi salvare l’anima», mi ricorda che l’anima si può anche perdere.
Cos’è l’anima? Cos’è l’io? È ciò che mi fa essere Persona. Persona fatta a immagine e somiglianza di Dio.
L’io che fa? Innanzi tutto pensa. Noi abbiamo dei pensieri, emettiamo dei giudizi. Ecco l’anima si perde quando il nostro modo di pensare la realtà, la realtà della vita e di tutto ciò che è collegato con essa è un modo di pensare sbagliato.
Ti fa perdere l’anima chi inserisce nella tua testa un Pensiero erroneo/sbagliato.
Gesù lo richiamerà spesso: «Avete sentito che vi fu detto, ma Io vi dico». La predicazione di Cristo, l’agire di Cristo innanzitutto è per salvare il nostro «Pensiero».
L’io, l’anima non solo pensa ma entra in rapporto con la realtà. Stabilisce un legame affettivo. Ecco: l’anima la si perde quando il modo di entrare in rapporto con la realtà è sbagliato.
La realtà dell’altro. Es. L’embrione è una persona umana o no? Il feto nell’utero materno ha un diritto di vivere suo proprio o è proprietà della madre? Il rapporto tra un uomo e una donna che diventa matrimonio è inscindibile o no? Si può usare della propria sessualità sganciata da un rapporto definitivo di amore o no? La nostra vita è una unità o è un condominio di esigenze?
Occhio che l’anima la si può perdere.
L’anima non la i perde di colpo. Come la salute o l’anno scolastico. Uno incomincia ad essere bocciato fin dal primo giorno di scuola. Così è per la malattia, ecc…
Come si fa a non perdere l’anima? Se si sta con chi l’anima la salva: Gesù. Che è presente nella carne: Eucaristia e Chiesa. Noi facciamo l’Oratorio feriale come compagnia per salvare l’anima.
Per i genitori: l’anima da salvare è attraverso il lavoro educativo. Sono molto preoccupato della superficialità e presunzione di molti genitori su questo.
Aiutiamoci.
XI DOMENICA PER ANNUM
FESTA PATRONALE 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Resta con Signore, perché si fa sera»
«L’Eucaristia della Domenica accenda in noi il fuoco della missione»
Parto con una domanda:
«Cosa c’entra la Festa Patronale con la mia vita? Tutta questa serie di riti, di gesti, di iniziative che abbiamo fatto in questi giorni, cosa c’entrano con la nostra vita?».
Mi e vi faccio questa domanda perché a me diventa sempre più insopportabile celebrare riti, fare gesti, compiere azioni che non c’entrano con il mio desiderio di pace, di letizia.
Io voglio fare gesti che mi rendano e mi facciano contento. E questo accade solo se mi sento realizzato. Umanamente realizzato. Questo perpetuo ritorno dell’uguale che non approda a nessun cambiamento.
D’altro canto se c’è un’esperienza che ci infastidisce, che non sentiamo consona alla nostra esigenza di pienezza di vita, è l’esperienza della «stanchezza e dello sfinimento». Il Vangelo inizia proprio così: «In quel tempo, Gesù vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite…»
Si tratta con tutta evidenza non tanto di una stanchezza e di uno sfinimento fisico, e neanche di una stanchezza psichica (la cosiddetta depressione), ma di una stanchezza interiore, di una stanchezza del cuore, direi di una stanchezza dell’io che non capisce più il senso del suo esistere, del senso del suo vivere, della sua vita. Non capisce appunto più «questo perpetuo ritorno dell’uguale».
Ecco, oggi, giorno vertice della Festa Patronale, in questo tempo preciso della nostra vita e della nostra storia, ci viene detto qual è l’origine della nostra stanchezza e sfinimento, qual è l’origine di quello che noi percepiamo come fallimento….. Le folle sono stanche e sfinite perché sono «come pecore senza pastore».
La stanchezza nasce quando non si segue più il Pastore della nostra vita. Perciò si cammina senza meta, si cammina senza arrivare a pascoli ubertosi, si cammina con il rischio di cadere sbranati da lupi affamati della carne delle pecore. Lo sfinimento nasce quando «come trottole» si gira e ci si rigira e non ci si muove mai di un passo.
La stanchezza nasce quando non si obbedisce più alla chiamata di Gesù che ci dice: «Seguimi».
La Festa Patronale c’entra con la nostra vita perché ci aiuta a fare memoria che in mezzo a noi c’è il Pastore delle nostre anime.
Permettetemi un racconto personale. Visita a mia madre … Alla fine della visita mi ha detto: «Ricordati di salvarti l’anima». Ho capito di schianto che questo è il testamento di mia madre. Mi è subito venuto in mente l’ammonimento di Gesù. «Che cosa serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde se stesso». Ho capito di schianto quale deve essere l’unica preoccupazione degli educatori: «che i figli non perdano l’anima». Non perdano l’esigenza di felicità e di pienezza di vita che hanno dentro.
Chi è questo Pastore che «guarisce gli infermi, risuscita i morti, sana i lebbrosi, e caccia i demoni?». Ha un nome questo pastore? Esiste questo Pastore?
Certo che ha un nome, certo che esiste?
Il suo nome è Gesù, il Cristo mandato in mezzo a noi per questo.
Ma questo nome non è il nome di uno che è passato. Ma di uno che è qui ora.
E il Vangelo ci dice anche che è qui presente nella carne di alcuni operai che Lui sceglie perché lavorino nella sua vigna.
Ma la vigna di Dio è il mondo. La vigna di Dio sono tutti i popoli della terra. La vigna di Dio è il popolo di Cormano e di Molinazzo.
La Festa patronale è il giorno in cui il nostro popolo è invitato ad alzare gli occhi per guardare questi operai che rendono presente qui ed ora Gesù con lo scopo di guarirci dalla nostra stanchezza e sfinimento.
Il Vangelo cita i nomi di questi operai. Cita i nomi dei dodici, che oggi hanno il nome di Benedetto XVI, di Dionigi, di Silvano. Si, hanno il nome di queste persone, di questi uomini che esistono solo «per essere umili servi nella vigna del Signore». Quando parlo di me mi viene da tremare. Però Gesù mi ha chiamato e mi ha fatto suo Sacramento tra voi. Perciò nessuno creda di poter seguire il pienezza Gesù se salta me.
Oggi preghiamo per il Papa, i Vescovi, i preti. Pregate per me perché non abbiamo mai a dimenticare il nostro compito.
Oggi rinasca in ognuno di noi il desiderio di seguire Cristo, seguendo la carne degli operai che egli chiama.
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Pavese:
«Non c’è cosa più amara/che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà,
non c’è cosa più amara/ della inutilità
…..La lentezza dell’ora è spietata per chi non aspetta nulla».
CORPUS DOMINI 2005
PRIMA COMUNIONE
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Oggi potrebbe essere per noi, per ognuno di noi, il giorno di un Nuovo Inizio.
Un Nuovo inizio del nostro essere cristiani, e quindi un Nuovo inizio del nostro essere uomini nel suo aspetto maschile e femminile.
Perché questo possa capitare dobbiamo mettere bene a fuoco la festa di oggi e quindi i riti che oggi vengono celebrati (Prima Comunione, Battesimo, Processione cittadina).
Oggi è la festa del «Corpus Domini».
Ecco, fissiamo tutta la nostra attenzione su questa parola: Corpus = Corpo, Body in inglese.
La Chiesa oggi ci dice che Dio, il Signore, ha un corpo, un corpo fisico, un corpo che mangia, beve, ama, soffre, ha gli amici, ha i nemici, dorme, piange, cammina, muore… e Risorge (ma questo lo vedremo dopo).
Dio ha un corpo. Dio ha il corpo. Il Corpo di Dio è Gesù.
Certo, la struttura di Dio è Spirito. Il DNA di Dio è Spirito. Perché è nello Spirito che c’è la vita. Ma Dio sa questo. Noi uomini vediamo solo ciò che ha un corpo. Perciò Dio c’è? Certo che c’è, ne sento l’esigenza. Allora che si mostri, che si faccia vedere, toccare. Duemila anni fa a Betlemme questo è avvenuto: Dio si è fatto carne. È nato Gesù.
Con la sua nascita finalmente gli uomini possono smettere di immaginarsi Dio. Per vedere il volto di Dio basta guardare Gesù, stare con Gesù, ascoltare Gesù.
Ma viene un tempo in cui Gesù non può restare sulla terra. Deve ritornare dal Padre. Dopo che il suo Corpo morto è Risorto, deve ritornare dal Padre per «organizzare» il nostro ritorno a casa. Perché noi, «corpo e anima, corpo risorto e anima», siamo diretti li. «È bene per voi che io me ne vada, vado a prepararvi un posto affinché siate anche voi dove sono io».
Noi abbiamo bisogno del Corpus Domini. Noi uomini e donne che veniamo dopo la sua nascita, vita, morte e risurrezione sulla terra, abbiamo bisogno di continuare a toccare il corpo di Dio, ascoltare la sua voce, parlargli, riposare sul suo petto, dirgli le nostre ragioni, manifestare la nostra rabbia. Abbiamo bisogno che il corpo di Cristo rimanga con noi.
«Rimani con noi Signore, perché si fa sera». E qui nasce il capolavoro di Cristo. Il Corpo di Cristo morto e Risorto si serve di due «sacramenti» di due «segni» per continuare a rendersi presente.
1) Il primo segno: l’Eucaristia. La sera del Giovedì Santo a cena con i suoi Apostoli , prese il pane lo spezzò e disse: «Prendete e mangiate questo è il mio corpo». Poi prese la coppa del vino: «Prendete e bevete questo è il mio Sangue».
2) Il secondo segno è la Chiesa. Siamo noi battezzati. Infatti il giorno del Battesimo lo Spirito Santo è entrato in noi, «siamo diventati figli di Dio e membra del Corpus Christi, membra vive del Corpo del Signore».
I due sacramenti sono collegati tra loro.
a) Un corpo non può vivere senza mangiare e bere. Il Corpo della Chiesa, noi, non possiamo vivere senza mangiare e bere il Corpo del Signore. Per questo i cristiani che non fanno la Comunione, non vengono a Messa…. Muoiono. Sono spiritualmente morti. Potranno fare cose anche belle….. ma effimere, fasulle.
b) D’altro canto la Chiesa fa l’Eucaristia. Se non ci fossero il Papa, i Vescovi, i Preti, non ci sarebbe la Messa. Non ci sarebbe l’Eucaristia. L’Eucaristia alimenta la Chiesa e la Chiesa Perpetua l’Eucaristia.
Festa del Corpus Domini: è la festa dell’Eucaristia e della Chiesa.
Quando si mangia il cibo, per essere efficace deve diventare carne di colui che l’ha mangiato.
Fare la Comunione significa permettere a Cristo di diventare nostra carne, di rafforzare le nostre membra.
Ho parlato di un Nuovo Inizio.
Si se finalmente recuperiamo il significato di questa Presenza qui, ORA, nel nostro quartiere e città: l’ Eucaristia e la Chiesa. I due «segni» sono inscindibili.
Fare la Comunione: diventare una sola carne con Cristo.
Fare la Comunione: diventare un solo corpo tra noi.
Allora sorge finalmente un Popolo Nuovo, un soggetto Nuovo nella storia, pieno di vigore perché possiede lo Spirito di Dio, che parla secondo i criteri di Dio, ama e abbraccia come Dio, perdona e valorizza come Dio, costruisce come Dio.
Oggi: Prima Comunione, Due Battesimi, Processione. Ci siamo tutti. È il Corpus Domini che passeggia, cammina, si manifesta per Cormano. Riflettiamo.
III DOMENICA DI PASQUA - 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Non possiamo celebrare questa liturgia eucaristica senza avere l’intelligenza e l’umiltà di riprendere gli Avvenimenti che abbiamo vissuto questa settimana.
Questa settimana milioni di persone hanno fatto file interminabili, si sono sobbarcate un viaggio anche faticoso per vedere per un istante, un istante solo, il corpo morto del Papa. Perché?
Tutti noi, chi più e chi meno, abbiamo passato ore davanti alla televisione o ascoltato programmi radiofonici sulla vicenda del Papa. Abbiamo letto molti giornali. Perché?
Il contenuto delle nostre conversazioni a scuola, al lavoro, in casa ha avuto come argomento prevalente la morte del Papa. Perché?
I potenti di tutta la terra, i rappresentanti delle varie confessioni religiose si sono trovati insieme per i funerali del Papa. Perché?
È come se tutta la cristianità, tutta l’umanità in questa settimana in modo più o meno cosciente avesse levato un grido: «Resta con noi perché si fa sera».
«Resta con noi!». Già, ma a chi lo abbiamo detto? Al Papa morto? Non possiamo non sapere che anche i Papi muoiono.
«Resta con noi!». Allora a chi lo abbiamo detto?
In realtà questa settimana dal cuore profondo di ognuno di noi, dal cuore profondo dell’umanità, dal cuore profondo degli uomini capi degli stati e nazioni è uscito un grido a Dio, è uscito un grido a Cristo: «Resta con noi». «Resta con noi perché si fa sera e senza di Te, senza la tua luce noi ci smarriamo completamente».
Questa settimana è stata l’epifania, la manifestazione potente del Senso Religioso presente nel cuore dell’uomo.
Questa settimana è stata il riconoscimento di una Presenza. Sulla terra, in mezzo a noi c’è, esiste un Sacramento Potente del Dio tra noi, del Cristo Risorto tra noi. Questa realtà potente, questo segno che rende Presente il Risorto tra noi è la Chiesa. E nella Chiesa esiste una Persona, un uomo a cui Cristo Gesù ha detto e dice: «Simone di Giovanni pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle». Ha detto ancora: «Tu sei Pietro/roccia e su questa roccia io edificherò al mia Chiesa». «A te darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Mt.16.
Questa settimana, guidati dalla Spirito Santo, abbiamo detto che abbiamo bisogno che Cristo Risorto resti con noi. Abbiamo riconosciuto nel Papa il Sacramento di Cristo Risorto.
Abbiamo riconosciuto che quando il Papa parlava «ci ardeva il cuore nel petto». Soprattutto quella consegna: «Totus tuus. Totus tuus mater mea ego sum», l’abbiamo percepita come la chiave di volta per vivere in pace.
È morto Giovanni Paolo II. Non è morto il Papa. Tra qualche giorno il Papa, con un altro nome, sarà ancora tra noi a rendere presente Gesù.
Se non facciamo parte dell’orrenda razza dei sentimentali, una decisione urge.
Dopo quello che è avvenuto in questi giorni non possiamo più permetterci di non guardare da subito al Papa, cercando di coinvolgerci con lui affettivamente ed effettivamente.
Noi seguiamo e serviamo Cristo, seguendo il Papa.
Giovanni Paolo II il Grande dal Paradiso, per intercessione della Madonna, ci ottenga la grazia di appartenere di più alla Chiesa, di guardare di più al Papa come condizione per appartenere a Cristo, cioè a noi stessi.
VEGLIA PASQUALE 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Ancora una volta ritorna la Pasqua, celebro la Pasqua. È la mia 64esima Pasqua.
Sappiamo che la parola Pasqua significa Passaggio, e che questa sera noi celebriamo la Pasqua per eccellenza: il Passaggio di Cristo dalla morte alla Resurrezione.
A Pasqua Cristo ha sconfitto in sé e per tutti noi la Morte.
La Pasqua è in Cristo la Sconfitta della Morte in tutti i suoi aspetti: la morte di tutti i comportamenti immorali, la morte da tutti gli impacci e i limiti relazionali tra persone, popoli, culture, la morte da tutti i limiti psichici, la morte di tutti i limiti che toccano la sfera del conoscere e quindi dell’agire, fino alla morte fisica. La morte - la nostra nemica - con la Pasqua di Cristo è sconfitta in modo definitivo.
Per la sua Resurrezione, la Morte è sconfitta anche in noi. Il nostro Destino Ultimo è la vita eterna. È la Pienezza della vita. Questo fatto c’è. E incide in noi tanto più ne facciamo memoria e ne abbiamo coscienza.
Domandiamoci: che tipo di passaggio mi è chiesto ORA? Da che morte devo risorgere ORA? Questa domanda vale per me, per noi come persone e per la Comunità.
Ma ancora: da dove devo partire perché finalmente esploda in me la vita e venga liberato da tutti i lacci di morte che rallentano e impediscono il cammino?
Innanzitutto dal fatto che Cristo, perno e centro della storia è Risorto. Se Cristo è Risorto dai morti ed è Vivo con il suo Corpo glorioso in cielo, questo è Destino anche per noi.
Ciò significa che noi invecchiamo non per morire,ma per entrare nella pienezza della vita, nell’attesa anche della Resurrezione del nostro Corpo.
Ci deve aiutare anche la Resurrezione di Maria. Il corpo di Maria è già Risorto in cielo.
Per questo la devozione alla Madonna, la preghiera costante alla Madonna è fondamentale perché in noi non venga mai meno la certezza del nostro essere Scelti per Risorgere.
Insomma bisogna che cresca in noi un Movimento di Resurrezione.
Poi dobbiamo partire dal Battesimo.
Non è per caso che tra poco benediremo il fonte Battesimale e rinnoveremo le promesse battesimali.
Il battesimo è il primo evento della nostra Resurrezione. In quel giorno è stato sconfitto in noi il peccato che ci faceva stare lontano dal Padre, da Dio. Con il Battesimo abbiamo ritrovato il Padre, siamo ritornati a casa, siamo stati riabbracciati, ci è stato donato lo spirito di Dio, siamo diventati membra del Corpo di Cristo. Con il Battesimo siamo diventati di Cristo.
Ma noi sappiamo che finché viviamo nel tempo, la nostra libertà è continuamente chiamata a scegliere tra la vita e la morte, tra Cristo e Satana. Sappiamo che spesse volte la nostra libertà soccombe.
Per questo perché il Movimento di Risurrezione resti desto abbiamo assolutamente bisogno di vivere in modo serio la compagnia dei Risorti. La Chiesa.
A questa Compagnia dei Risorti è stato affidato:
- il sacramento della Riconciliazione che mi fa risorgere di nuovo quando vengo preso da catene di morte;
- il sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo che tonifica e rafforza il nostro io debole e fragile e lo immedesima sempre più con il Corpo vigoroso e risorto di Cristo;
- il Compito di Evangelizzare la nostra conoscenza e la nostra affezione. Di evangelizzare il nostro Cuore.
«Il punto più vulnerabile del nostro io è la conoscenza, il pensiero», da cui scaturisce il modo di agire.
Anche tra noi che frequentiamo normalmente i riti sacri, che frequentiamo luoghi e ambienti cattolici è presente, largamente presente, una dicotomia, tra l’andare a Messa e il pensare in modo antitetico a Cristo.
Un errore su tutti è largamente presente: il Privilegiare la libertà di OPINIONE sulla verità. Il pensare esiste per Conoscere il vero.
La libertà di opinione va rispettata quando non è contro la verità, non la intralcia, non la confonde.
Ma non è ancora sufficiente. Se voglio veramente vivere veramente da uomo/donna Risorto, occorre che all’interno della compagnia della Chiesa stia attaccato a quegli amici, giovani e grandi, preti e laici, che in modo più deciso hanno a cuore la verità della loro e nostra vita.
Non bisogna cercare chi accarezza le orecchie, ma chi tonifica la ragione e rinsalda il cuore.
Occorre avere rapporti con persone autorevoli e seguire chi è investito di Autorità.
E la nostra Comunità che Passaggio di Risurrezione deve fare? Interessante domanda sulla quale sto lavorando e riflettendo da tempo. Occorre che tutti quelli che desiderano che cresca e si rafforzi un Movimento di Risurrezione e di vita nuova in Cristo vivano una maggiore unità di rapporti e di operatività. Questo discorso lo riprenderemo. È certamente una Pasqua di lavoro.
VENERDÌ SANTO 2005 – ANNO DELL’EUCARISTIA
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Dice Isaia del servo di Jahvè, di Cristo: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere».
Cos’è che rendeva «brutto» Gesù? Il suo volto sfigurato? Il suo corpo piagato? Il suo incedere traballante? No.
Gli Ebrei non potevano dimenticare il bambino, il ragazzo, l’adolescente, il giovane bellissimo di Galilea.
Se Gesù aveva attirato a sé era per un fascino potente, compreso il fascino potente della sua bellezza fisica, della sua simpatia, della sua umanità prorompente.
Allora perché lo hanno eliminato? Dove sta il brutto di Gesù? Cos’è che ha reso «al Potere», al potere religioso, al potere di Erode, al popolo succube del potere, Gesù brutto?
Il fatto che Gesù di sé diceva e dice: «Io sono la via, la verità, la vita». «Io sono il volto di Dio tra voi». «Quel Dio che voi pregate nelle vostre sinagoghe, a cui offrite sacrifici nel vostro tempio, sono Io». «Io sono l’acqua che disseta la vostra sete di pienezza di vita. Io sono il pane che sfama la vostra fame di vita. Io sono la vite e voi i tralci, perciò se volete dare frutto dovete stare attaccati a me».
Ciò che rendeva brutto Gesù al Potere è che diceva: «Seguitemi».
Ma questo vale per la Chiesa: Il sacramento di Cristo Risorto presente tra noi oggi.
Cos’è che rende brutta la Chiesa al potere? Al potere che c’è in noi? I limiti della Chiesa istituzionale? I limiti delle Curie e dei Vescovi? I limiti dei preti? I limiti dei cristiani che vanno in chiesa? Certamente i nostri limiti, i nostri peccati, le nostre resistenze a Cristo non favoriscono la Bellezza della Chiesa.
Ma in verità, in verità vi dico ciò che rende la Chiesa brutta al Potere, al Potere che c’è in noi è il fatto che la Chiesa dica e ci dica: «Io non sono una istituzione come le altre istituzioni che ci sono sulla terra. Io non sono una agenzia organizzativa come le tante organizzazioni che ci sono sulla terra. Io sono nata dal costato di Cristo, io sono nata il giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo è sceso sugli Apostoli, i miei figli sono nati il giorno del loro Battesimo, i miei sacerdoti e vescovi sono i miei consacrati. Io sono Mistero. Io sono il Corpo di Cristo, Vivo e Risorto tra voi. Gesù è il nostro e mio Capo e Signore. Ogni cristiano forma le membra di questo Corpo».
Cos’è che rende insopportabile la Chiesa al Potere? Al potere che c’è in noi?
Quando la Chiesa ci dice: «Segui me. Segui la Parola di Dio che ti leggo e ti insegno. Segui le indicazioni e i giudizi che Pietro e i miei Vescovi-Apostoli, collaborati dai loro presbiteri, ti indicano.
Ricordati che ciò che ti propongo non sono dei riti, anche belli e solenni, da celebrare.
Io ti propongo una vita Nuova da vivere».
Partiamo da due fatti che sono sotto i nostri occhi. Cos’è che raduna attorno al Papa le moltitudini? La sua radicale consegna a Cristo: Totus tuus. Noi ci rendiamo conto che se seguiamo quest’uomo, in quanto è Pietro – Cristo tra noi – la nostra umanità si arricchisce.
Cos’è che ha stupito il potere dei mass-media e noi quando Don Giussani è morto? Si è scoperto che quest’uomo, questo prete, combattuto, soprattutto all’interno del potere ecclesiastico, del potere culturale, ha generato un popolo. Non un popolo di emotivi, non un popolo di fanatici, ma un popolo di uomini, donne, grandi e piccoli, ricchi e poveri, operai e laureati, che in questo prete ha visto, toccato, Gesù.
L’offerta radicale dell’umanità di Cristo al Padre gli ha ottenuto in premio una moltitudine di cristiani.
E se tutti noi cristiani prendessimo veramente la decisione di appartenere a Cristo, cambieremmo il mondo, l’umanità.
Carissimi, preghiamo Cristo, che oggi contempliamo crocifisso, che ogni giorno, ogni mattina, con sempre maggiore consapevolezza quando ci svegliamo, prima di scendere dal letto, in qualunque modo siamo andati a riposare la sera prima, ci aiuti a dire: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, Totus tuus.
Questo gesto se ripetuto con consapevolezza aumenterà la nostra appartenenza, aumenterà la nostra incidenza e fecondità, aumenterà la nostra gioia e la nostra pace. Ve lo giuro.
GIOVEDÌ SANTO 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Il Giovedì Santo quest’anno lo celebriamo nell’anno dell’Eucaristia. Anno in cui la Chiesa ci invita a soffermare tutta la nostra attenzione su questo Dono, Fatto Misterioso. Gesù che alla vigilia della sua Passione mentre celebra con i suoi discepoli la Pasqua ebraica, prende il pane e il vino che si trovano sulla tavola e dice: «Prendete e mangiate questo è il mio corpo. Prendete e bevete questo è il mio sangue». E aggiunge: «Fate questo in memoria di me».
Stasera noi stiamo ricelebrando la stessa, medesima azione di Gesù. Siamo qui riuniti, nel cenacolo della nostra chiesa per mangiare il Corpo e bere il Sangue del Signore che tra poco verrà, ancora una volta, spezzato e offerto per noi.
Noi sappiamo che viviamo perché mangiamo e beviamo. Viviamo perché ci alimentiamo e veniamo alimentati.
Il gesto di Gesù fa sorgere una domanda. Il cibo che mangiamo e il vino che beviamo non sono sufficienti per la nostra crescita? Perché Gesù ci offre un altro cibo e un’altra bevanda? Al punto che nella sinagoga di Cafarnao, preannunciando questo nuovo cibo e questa nuova bevanda dirà: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il suo Sangue non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. La mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui» (Gv. 6,53-56).
Sono affermazioni rivoluzionarie. Affermazioni sconvolgenti capaci di cambiare radicalmente la nostra vita. Sono affermazioni che ci invitano a spalancare lo sguardo sulla grandezza e sulla unicità della nostra vita. Della vita dell’uomo.
Sì, il cibo che noi mangiamo e ciò che beviamo alimentano il nostro corpo, irrobustiscono le nostre membra, ma noi percepiamo che abbiamo bisogno d’Altro.
Noi siamo esigenza infinita di conoscenza: chi siamo, dove andiamo, qual è lo scopo del tempo, qual è il fine di questa esperienza umana.
Noi siamo esigenza infinita di relazioni vere, affettivamente coinvolgenti, esigenza di unità del nostro vivere.
Noi siamo esigenza di bellezza, di verità, di giustizia, di pace.
Noi siamo esigenza di vita che dura per sempre. Noi sentiamo la malattia, la morte come realtà che stridono contro la nostra esigenza di pienezza di vita.
Di fronte a queste nostre esigenze che hanno bisogno di essere soddisfatte noi percepiamo che la nostra alimentazione, le nostre bevande non servono, non sono sufficienti.
Abbiamo bisogno di un cibo e di una bevanda che alimentino la nostra conoscenza, la nostra affezione. Abbiamo bisogno di un cibo, non che ci allunghi la vita ma che ce la dia per sempre.
Questo è il miracolo dell’Eucaristia.
Questo è il miracolo del Corpo e del Sangue del Signore.
Per questo chi non mangia e beve il Corpo e il Sangue del Signore muore, non ha dentro di sé la vita.
Per questo San Paolo ci invita a prendere coscienza, quando riceviamo l’Eucaristia, di quello che facciamo. Dice: «Chi magia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna».
Chi mangia e beve l’Eucaristia senza rendersi conto di ciò che la Comunione comporta, mangia e beve la propria condanna.
Cosa comporta ricevere l’Eucaristia? Dimorare in Gesù. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, Dimora in me e io in Lui.
Fare la Comunione significa agire affinché tutta la nostra vita sia «una dimora in Cristo».
Dimori in Cristo, sia in comunione con Cristo il nostro modo di pensare, il nostro modo di giudicare e di conoscere.
Dimori in Cristo il nostro modo di amarci, di amore, di relazionarci con tutta la realtà.
Dimori in Cristo il nostro modo di attraversare il tempo, il nostro modo di educarci e di educare.
Dio mio! Che grandezza abbiamo a disposizione e che scempio ne facciamo di questo Corpo e Sangue divini.
Allora si capisce il grido di San Paolo: Se fate la comunione senza sapere quello che state facendo, vi rovinate la vita. Dice: «Per questo tra voi ci sono molti ammalati e infermi e un buon numero sono morti».
Ammalati e infermi nel giudizio.
O addirittura «morti» se dalla testa esce un giudizio che semina morte.
Ammalati e infermi nell’affezione o addirittura morte se dal nostro cuore escono zizzanie, divisioni, assassini.
Ammalati e infermi perché incapaci di costruire una umanità nuova.
La Chiesa è il luogo dove vengono distribuiti il Corpo e il Sangue del Signore.
La Chiesa è il luogo dove si viene educati a dimorare in Cristo nell’uso del cuore, cioè del giudizio e dell’affezione. Preghiamo molto per questo.
DOMENICA DELLE PALME 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La Settimana Santa che inizia oggi, la settimana che è al centro dell’anno liturgico, - poiché gli avvenimenti che ricelebriamo ancora una volta hanno segnato una svolta potente nella vita della persona e quindi dell’umanità, hanno segnato e possono segnare una svolta potente, dal punto di vista dell’esperienza, nella nostra vita personale, - è un invito ad esultare e a gioire.
Zaccaria: «Esulta grandemente , figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme».
Perché dobbiamo esultare e gioire?
Perché viene la Primavera? In famiglia va tutto bene? Sul lavoro e a scuola non ci sono problemi? La situazione economica non crea problemi? ..ecc? Dobbiamo gioire ed esultare per questo?
Quando mi capita di chiedere: «Come va?», molti rispondono: «Tutto a posto. Bene, bene».
Io rimango sempre colpito. Io onestamente non riesco mai a rispondere così.
Perché dobbiamo esultare? Non per i motivi detti sopra, perché tutti sappiamo che la vita è fatta di alti e di bassi, di zone d’ombra anche profonde, ed è un alternarsi di primavere e di rigidi inverni.
Allora perché dobbiamo esultare e gioire, ci trovassimo anche in una situazione dolorosa o disperata? Ci trovassimo morti e già in putrefazione come Lazzaro nella tomba?
Perché è qui Cristo. Cristo morto e Risorto. È qui ora e grida: «Lazzaro vieni fuori».
Ad ogni uomo o donna, ogni bimbo e giovane, qualsiasi sia la situazione in cui si trovasse ora, a noi qui riuniti. Oggi viene nuovamente riannunciata la Presenza di Cristo che salva.
La Sua Presenza quando è riconosciuta e seguita porta alla pace. Crea unità nella Persona e tra i popoli.
L’unità nella persona non è frutto di compromesso tra i vari bisogni del cuore.
L’unità tra i popoli non è frutto di compromesso tra le varie visioni politiche.
L’unità, la pace, quindi la gioia è solo dovuta alla Sua Presenza.
È Lui la risposta adeguata alla sete affettiva che abbiamo. È Lui la risposta adeguata all’esigenza infinita di luce che abbraccia.
È Lui la risposta adeguata all’esigenza di vita eterna (Samaritana, cieco nato, Lazzaro).
Se è così, l’unica cosa ragionevole è riconoscere la Sua Presenza e stare con Lui.
Riconoscere la Sua Presenza oggi e stare con questa Presenza.
«Silvano come stai?». Non rispondo: «bene, bene. Tutto a posto»
Rispondo: «Lotto», anche duramente. Ma con serenità, perché Cristo è qui. È qui ora davanti a me. Ha i vostri occhi. Ha i vostri volti. Ha il volto del Vescovo, del Papa. Ha il volto dei miei amici del Movimento, dello Studium Cristi.
A me è chiesto di stare a ciò che la Sua Presenza mi dice e mi chiede.
«Esulta e gioisci» non in modo emotivo, ma in modo consapevole ed oggettivo.
Perché se esulti e gioisci in modo emotivo fra qualche giorno, fagocitato dal potere, ci troveremo a chiedere l’eliminazione di Cristo.
Sarebbe interessante affrontare insieme che rapporti abbiamo con il Potere! Che cos’è il Potere? Che volti ha?
Noi abbiamo un unico Signore: Cristo.
È solo a Lui che diciamo: «Osanna…..».
Buona Settimana Santa.
I DOMENICA DI QUARESIMA 2005
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Grazie Signore che ci doni questi 40 giorni di Quaresima. È un tempo misterioso questo, un tempo che la Chiesa ha ereditato dal modo con cui Dio stesso ha condotto e conduce la storia dell’umanità e del suo popolo prediletto.
- La prima Quaresima la troviamo all’inizio della storia dell’umanità con l’esperienza del Diluvio Universale.
Gn. 6. «Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra». Dio manda il Diluvio. «Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti».
- La seconda Quaresima è quella di Mosè.
Mosè mentre guida il popolo di Israele verso la libertà, rimane sul Monte Sinai 40 giorni e 40 notti e riceve da Dio le tavole dell’Alleanza. I dieci comandamenti. Le dieci pietre miliari che il popolo deve osservare se vuole salvarsi..
«Quando io salii sul monte a prendere le tavole di pietra, le tavole dell’alleanza che il Signore aveva stabilito con voi, rimasi sul monte quaranta giorni e quaranta noti, senza mangiare pane né bere acqua». Deut. 9,9 seg.
- La terza Quaresima è quella dell’intero popolo di Israele che camminò, peregrinò per 40 anni per il deserto del Sinai. Terra arida, con poca acqua, terra piena di scorpioni e di serpenti velenosi. È solo dopo questo lungo periodo di purificazione che il popolo arriva verso la terra promessa.
«Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi 40 anni nel deserto». Deut. 1, 1 seg.
- La quarta Quaresima è quella di Gesù che si ritira nel deserto prima di iniziare a svolgere pubblicamente la missione che Dio gli ha dato. Gesù rimane nel deserto e digiuna quaranta giorni e quaranta notti.
- La quinta Quaresima è la nostra.
Ognuno di noi, insieme a tutta la Chiesa, deve attraversare questo periodo di penitenza, di digiuno, di deserto da tutto ciò che non è essenziale ( e di essenziale c’è solo pane e acqua) se vuole che la sua vita faccia un salto di qualità e capiamo finalmente il motivo per cui siamo al mondo.
Un ragazzo mi ha chiesto: «Perché si muore? Perché c’è la morte?». Per rispondere a questa domanda bisogna farsene un’altra: «Perché si vive? Perché ci è donata la vita?». Ma non si risponde a questa domanda se nella nostra vita non c’è «un tempo reale di Quaresima». Le Quaresime rituali che ogni anno la Chiesa ci invita a celebrare sono un invito a non scappare dalla «Quaresima della tua vita». Da questo tempo severo ed essenziale dove sei lì tu e Dio e a tema c’è solo il significato ultimo del tuo vivere, del tuo esserci al mondo.
Senza Quaresima non si dà Pasqua.
Senza Quaresima non si dà la possibilità di passare dalla morte alla vita piena.
Senza Quaresima si rimane sempre in balia della morte. Dategli tutti i nomi che volete. Una riassuntiva: senza Quaresima si rimane sempre nell’insoddisfazione, nell’infelicità.
Per fare bene questo tempo dobbiamo ridirci chi siamo…..Domanda: «Chi siamo?». Cristiani.
Per fare bene la Quaresima dobbiamo partire da un fatto che ci è capitato all’inizio della vita: il Battesimo. Con il Battesimo «Cristo possiede me, con il Battesimo ha afferrato me e mi ha portato dentro la sua personalità molto più di quanto io tenga come mia la mia vita, il mio naso, la mia testa. È molto più potente la modalità della mia appartenenza, della mia immanenza alla personalità di Cristo di quanto i miei occhi siano immanenti al mio io».(Una presenza che cambia pag. 258)
In questa Quaresima riprenderemo in mano il nostro Battesimo. Invito le catechiste a riprenderlo. Ne parleremo oggi all’incontro con i genitori.
Invito tutti a leggere «Una presenza che cambia» a pag. 255 «Battesimo e appartenenza».
BATTESIMO DI GESÙ - 9 GENNAIO 2005
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Il suggerimento per la riflessione di oggi nella festa del Battesimo del Signore che conclude il periodo natalizio ce lo offre la prima preghiera della Messa, che rileggiamo.
«O Padre, che nel battesimo del Giordano con l’autorità che la tua voce e la discesa dello Spirito ci hai presentato solennemente il Signore Gesù come l’Unigenito che tu ami, dona a chi, rigenerato dall’acqua e dallo Spirito, è diventato tuo figlio di vivere senza smarrimenti secondo il tuo disegno di amore. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio. Che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli».
La preghiera ci ricorda innanzitutto che il Battesimo che Gesù ha ricevuto nel fiume Giordano all’inizio della sua missione, è stato un’altra manifestazione della sua Divinità e della sua identità. Giovanni vide scendere su Gesù, sotto forma di colomba, lo Spirito Santo e udì una voce che diceva: «Questi è il Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».
Con questa rivelazione il Padre eterno ha svelato a tutta l’umanità e a noi chi è Colui al quale dobbiamo guardare: Cristo il Figlio prediletto. Non esiste nessun altro profeta, o Santo, o Uomo di Dio che possa sostituire Gesù.
Allora si capisce quello che è capitato all’inizio della nostra vita e che è urgente recuperare. Tutte le fatiche, le incongruenze, le delusioni di tanti nascono perché si è dimenticato l’inizio. Oppure si è ridotto.
All’inizio siamo stati portati in chiesa, siamo stati consegnati a Cristo, siamo diventati cristiani, di Cristo. La preghiera dice: «Dona a chi, rigenerato dall’acqua e dallo Spirito, è diventato tuo figlio di vivere senza smarrimenti secondo il tuo disegno di amore».
Siamo di Cristo
La Chiesa madre e maestra sa che il battezzato nel corso della sua storia, continuamente tentato da satana, può smarrire la propria identità e vivere non come appartenente a Cristo.
Questa dimenticanza è la causa di tutti i mali nella vita dei cristiani, e certamente non aiuta la conversione a Cristo di coloro, e sono miliardi, che cristiani ancora non sono.
Aiuta chi è stato battezzato a vivere senza smarrimenti.
Questa preghiera senza una indicazione di metodo sarebbe inutile. (È come se un medico diagnosticasse una malattia, ma non sa darti la cura per guarire).
Qual è il metodo che la Chiesa ci indica come condizione per non smarrirci? Il metodo è Cristo stesso che lo ha consegnato alla Chiesa.
Lo ridico velocemente invitando tutti a farci un lavoro.
La prima condizione per non smarrirci è vivere in profondità l’appartenenza alla Chiesa, valorizzando la modalità con cui uno l’ha incontrato e la incontra, perché la Chiesa è il Sacramento che rende Presente qui ed ORA Cristo morto e Risorto, il Figlio prediletto del Padre.
Tutte le fatiche nascono dall’appartenenza superficiale o riduttivo alla Chiesa. Questo l’ho detto mille volte.
La primissima conseguenza dell’appartenenza è l’obbedienza.
A chi? All’autorità della Chiesa che oggettivamente rende presente Gesù. Questo comporta ascolto dell’autorità, rapporto filiale, umiltà di confronto, verifica.
Ogni rapporto autorevole all’interno della Chiesa è vero e legittimo quando rimanda all’Autorità.
La seconda condizione per non smarrirsi: guarda l’autorità nella Chiesa.
Alla Chiesa sono stati affidati i segni salvifici, le medicine che guariscono gli spiriti ammalati.
Sono i sette Sacramenti. In modo particolare il Sacramento della Penitenza e dell’Eucaristia.
C’è un divario troppo ampio tra il ricevere il Sacramento della Penitenza e l’Eucaristia. Uno riceve degnamente l’Eucaristia quando desidera essere un corpo e un’anima sola con Gesù.
La terza condizione: ascolto e meditazione approfondita della Parola di Dio, meditata sia sulla Scrittura che sui testi del magistero o dei grandi Padri spirituali.
Per non smarrirsi bisogna ascoltare, meditare, pregare e fare molto silenzio orante.
«Se uno prega si salva, se non prega si danna»
L’ascolto della Parola e il silenzio come «Studium Christi» nel significato latino del verbo studere ; non solo apprendere, ma apprendere e fare propria la mentalità di Cristo.
Un’ultimo aspetto «per non smarrirsi» è una vita di relazione fraterna, un vivere a fondo una «preferenza» che ti porta a vivere in pienezza la tua umanità. È la testimonianza, la missione con una certezza: che i nostri limiti e difetti non sono scavalcati, censurati o dimenticati, bensì utilizzati da Dio come strada ad una costruzione più grande.
ULTIMO DELL’ANNO 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Abbiamo detto più di una volta in questi tempi, citando una frase di Hanna Harendt, che la «prima battaglia culturale è stare di guardia ai fatti».
Un anno che passa è un fatto. Ed è ragionevole che ce lo rivediamo come singoli, famiglie e comunità, come un film sullo schermo del nostro io interiore per vedere il cammino fatto, gli intoppi incontrati e i fallimenti, veri o presunti, che dobbiamo registrare.
Intanto è giusto che noi stasera «rendiamo grazie a Dio per il fatto che siamo qui».
Se siamo qui è perché poco o tanto è presente in noi la fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.
Se siamo qui è perché crediamo che la nostra vita è un dono, istante dopo istante.
Infatti è certamente questo ciò che dobbiamo imparare dall’immane catastrofe del sud-est Asiatico. Segno drammatico e tragico che ha investito tutta l’umanità e non solo una parte.
Sant’Agostino di fronte alle calamità dei suoi tempi scrive nell’epistola 72 a Vittore,queste riflessioni: «Tutto il mondo è afflitto da tanti cataclismi che non c’è quasi terra che non sia attaccata o percossa da mali tali e quali tu mi hai descritto. Questi fatti devono essere oggetto di pianto e non di meraviglia. Si deve chiedere a gran voce a Dio che, non per i nostri meriti, ma per la sua misericordia, ci liberi da così grandi mali».
Che cosa dobbiamo imparare da questi avvenimenti.
1) Innanzitutto la nostra immane fragilità e debolezza. Noi siamo veramente fatti di terra. La nostra forza sta solo nell’essere abbracciati dal Padre, nell’essere accompagnati qui ed ora da Cristo, e nell’avere come destino la vita eterna.
La catastrofe apocalittica del Sud-est Asiatico ci deve insegnare che non esiste difetto e peccato più irragionevole della superbia e dell’orgoglio. E non esiste atteggiamento più vero e più ragionevole dell’umiltà che riconosce di essere figlio.
Da qui capite la mia insistenza, legata alla tradizione della Chiesa, di iniziare la giornata con il segno della croce e con l’affermazione «Totus tuus». Signore aiutami ad essere totalmente tuo.
2) L’altro aspetto che questa catastrofe ci insegna è quella della necessità della solidarietà internazionale. Veramente la terra è la nostra casa e tutti siamo chiamati a collaborare e a lavorare per la crescita in dignità umana di tutte le persone e di tutti i popoli. La solidarietà non deve essere una emotività del momento ma una scelta di vita. Per questo è giusto mettere a disposizione della comunità umana e cristiana i nostri beni materiali, intellettuali, professionali. La salvezza mia è legata alla salvezza di tutti.
Volendo fare un veloce esame della nostra Comunità indico tre fatti sui quali dovremo lavorare.
Io do da solo non ne sono capace.
1) Andando a benedire le nostre famiglie ho potuto registrare la presenza di diciannove nazionalità. Cosa significa questo? Capacità di accoglienza, valorizzazione delle tradizioni vere e genuine di queste persone, famiglie e gruppi.
Tutto questo sarà possibile solo se andremo a fondo delle nostra identità. La nostra identità è quella di essere «di Cristo».
2) Nell’indagine sulla presenza alla Messa festiva abbiamo registrato che quasi il 50% non abita in Parrocchia. Ringrazio questi fratelli e sorelle per la loro presenza numerosa e attiva.
Degli abitanti in Parrocchia vengono a Messa 242 persone. Aggiungiamo pure un centinaio che vanno fuori Parrocchia e si arriva a 350. Pochissimi per una popolazione che supera abbondantemente le 3.000 persone, se non sfiora addirittura le 4.000.
Che fare? Missione. Innanzitutto: testimonianza individuale e familiare, capacità di proporre i gesti della Comunità a tutti. Infatti la vita della Comunità è per tutti.
C’è da pensare ad un lavoro missionario più capillare e preciso.
3) Da ultimo, la questione dell’Oratorio e dell’educazione alla fede dei ragazzi e dei giovani. Cosa significa che noi abbiamo chiamato l’oratorio Centro Educativo? Gli educatori sono sufficienti ed adeguati? Chi entra in oratorio entra con la consapevolezza che non è un ricreatorio? I genitori dei bambini e ragazzi chiedono il catechismo o una educazione alla fede?
Tenete presente che la maggior parte dei giovani che frequentano il nostro oratorio e lo qualificano vengono da fuori Parrocchia. La maggior parte frequenta GS e alcuni l’Opus Dei.
Io li ringrazio per la loro testimonianza e amicizia.
Mentre celebriamo la Messa cantiamo il Te Deum. Preghiamo la Madonna che aumenti la nostra unità in Cristo e la coscienza di formare un popolo nuovo.
NATALE 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Se non ci fosse stata questa notte, se 2005 anni fa circa non ci fosse stata questa notte, noi uomini di oggi e di tutti i tempi non avremmo mai visto l’alba. Non avremmo mai visto la luce invadere e splendere nella nostra mente, non avremmo mai visto le tenebre che oscurano il nostro modo di conoscerci e di conoscere, il nostro modo di rapportarci con la realtà, ogni realtà, ogni circostanza piccola o grande, personale o comunitaria, essere finalmente diradate per poter riconoscere Cristo presente tra noi. Non avremmo mai potuto conoscere la Verità, la Bellezza, la Giustizia, la Pace, la Vita.
Se non ci fosse stata questa notte, nella quale gli angeli ai pastori e a noi tutti ci hanno annunciato «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è Cristo Signore», le rovine di Gerusalemme, le rovine della nostra vita, le rovine della nostra Comunità, le rovine dei popoli, le rovine che inquinano la terra, non avrebbero mai potuto prorompere di gioia.
Come dice Isaia: «Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio».
Per questo è giusto e umano, è conveniente fare memoria di questa nascita, della nascita di Cristo perché noi abbiamo continuamente bisogno di speranza. Speranza che è la certezza che le nostre rovine verranno riedificate.
Anche perché questo bambino, nato in un determinato periodo storico e luogo geografico – Betlemme di Giudea – oggi è qui vivo, tra noi.
È qui Presente, tangibile nel Sacramento della Chiesa suo Corpo Mistico.
È qui, Presente, tangibile, sperimentabile nel Sacramento della Riconciliazione dove le rovine della nostra anima, le rovine della nostra irrazionalità, le rovine della nostra incapacità a relazioni umane vere, vengono spazzate via e tu,io siamo completamente rifatti nuovi.
È qui, Presente, nel Sacramento dell’Eucaristia.
Il corpo di questo Bambino, la carne di questo Bambino e il Suo Sangue da 2000 anni si fanno nostro cibo e bevanda perché noi potessimo risorgere.
È giusto a Natale fare festa, essere contenti, nonostante tutto amico mio – e qui mi rivolgo a quelli tra noi che potrebbero essere qui con il cuore lacerato e senza speranza – perché questo Bambino, colui per il quale tutto è stato fatto e tutto viene fatto è qui tra noi ora pronto a rifarti nuovo.
…. Ad una condizione: che la tua libertà lo accolga.
Dice San Giovanni: «Il Verbo di Dio, il Figlio di Dio, il Salvatore… venne tra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio».
Nessuna rovina è così grande da impedire a Cristo di rifarci nuovi. Bisogna però lasciarlo operare.
Come? «offrendosi» al suo Corpo Presente che è la Chiesa. Accostandosi al Sacramento della Riconciliazione. Ricevendo tutte le domeniche almeno la Santa Eucaristia.
Il Signore ci salva se noi diciamo: «Totus tuus».
Termino con gli auguri di un Santo Dottore della Chiesa d’Occidente e d’Oriente, S. Gregorio Nazianzeno: «Voglio dire una Parola audace, si audace, ma voglio dirla: Se non fossi tuo, o mio Cristo, quale ingiustizia!». Ingiusto verso la mia esigenza di felicità.
Compito per questo Natale: aiutiamoci a dire a Cristo: Totus tuus per poter essere «Totalmente uomo vero».
Buon Natale
MESSA GRUPPO SPORTIVO NUOVA MOLINAZZO - NATALE 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
È bella questa tradizione della nostra Società Sportiva di ritrovarsi in occasione del Natale di Gesù a fare una serata di festa.
Ma chi è il festeggiato questa sera? Chi festeggiamo? Chi è il festeggiato il giorno di Natale?
Ci dovrebbe venire spontaneo dire: «Il giorno di Natale festeggiamo la nascita di Gesù. Noi stasera festeggiamo Gesù».
È con rammarico che dobbiamo dire che possiamo, anche noi che siamo qui in chiesa oggi, anche tanti che sono cristiani e portano il suo nome, fare la festa di Natale dimenticando il festeggiato.
Vi scongiuro amici miei: non facciamo Natale senza Gesù. Natale senza Gesù non è NATALE.
Ma perché ogni anno ricordiamo la nascita del figlio di Dio tra noi? Ricordiamo la nascita di Gesù? Perché senza Gesù la nostra umanità sarebbe monca.
C’è una frase di Gesù che mi ha sempre colpito: «Senza di me non potete fare nulla» Nulla.
Possibile! diciamo noi! E tutti quelli che non sono cristiani come fanno a vivere? E tutti i cristiani, noi compresi, che viviamo giorni e giorni senza pregare, senza andare a Messa, senza pensare a Lui, come facciamo a vivere?
Io non penso mai a Gesù eppure vivo lo stesso.
Invece no. Tutti vivono perché c’è Gesù. Lui è il centro di tutto. Tutto è stato e viene fatto per Lui. Ed il destino di tutti è stare per l’eternità con Gesù.
Noi cresciamo. La crescita è come il camminare su una strada. Ogni giorno ne facciamo un pezzettino. Ma la strada della nostra vita porta dove? C’è una casa che ci attende al termine del nostro cammino? Oppure camminiamo verso il vuoto, il Nulla? Vengono i brividi solo a pensarci. Vivere, crescere, lottare, soffrire, fare fatica… per il Nulla.
Noi camminiamo verso Gesù.
Questo bambino per il quale tutto è stato fatto ed è fatto, - anche la Nuova Molinazzo, anche il respiro con cui stai respirando ora, anche la giornata di oggi – diventato grande noi sappiamo che ha sconfitto la morte. La Morte del cuore, il Male. La Morte fisica.
Noi festeggiamo Gesù perché senza Gesù la vita non ha senso. Infatti chi di noi vive senza Gesù è continuamente in affanno.
Questo che sto dicendo fa emergere ancora una volta la questione che tanto ci sta a cuore e che pure fa enorme fatica a decollare. È la questione educativa.
Il problema centrale della persona è la sua educazione.
Per questo io stasera mi rivolgo soprattutto ai più grandi, agli atleti più grandi, ai dirigenti, ai genitori degli atleti, agli amici della nostra Società per dire: «Mettiamo al centro della nostra vita la nostra educazione, cioè Gesù».
Ma pensate! Chi ha fatto su questa chiesa e tutte le chiese del mondo perchè e per chi le ha costruite? Chi ha fatto su il nostro Oratorio e tutti gli Oratori e i luoghi educativi, tutte le scuole, dove l’educazione è veramente il centro, perché le ha fatte su?
E chi ha inventato il C.S.I., perché lo ha inventato? Per una sola Persona: perché noi possiamo incontrare e stare con Gesù e stando con Lui diventare uomini veri.
Il mio rammarico? Molti di voi pensano che stia facendo una predica. Invece sto dicendo la realtà così com’è. Vi sto insegnando un metodo: metti al centro la tua educazione.
Responsabili della Nuova Molinazzo, allenatori, genitori, di strada da fare ne abbiamo tantissima. Lo dico anche con sofferenza, perché sbagliare sull’educazione è come dare cibo avvelenato ai figli.
I mesi che ci attendono saranno impegnativi e magari anche faticosi per la nostra Società, ma una cosa è certa: Io sto con voi perché mi interessa Gesù e la mia e vostra educazione.
Su questo e per questo non vi darò tregua.
IMMACOLATA CONCEZIONE 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
L’uomo, nella sua mascolinità e femminilità, dà il volto alla terra. Se il nostro pianeta non fosse abitato dall’uomo sarebbe totalmente diverso.
Per questo è importante conoscere la storia dell’uomo. La nostra storia che, nelle sue componenti fondamentali, è identica per tutti.
L’anno liturgico, continuiamo a ridircelo, ci aiuta a contemplare la nostra storia nelle sue componenti essenziali.
Non si capisce l’Avvenimento di Maria, questa ragazza ebrea di Nazareth, l’Avvenimento unico di Maria, se non si conosce la storia dell’uomo. La storia drammatica, fino a sfociare nella tragedia, dell’uomo. Di ogni uomo, di tutti i tempi, razza, cultura, sesso, religione.
La Madonna c’è perché all’inizio della storia dell’umanità, non sappiamo quando, ma il libro della Genesi indica che questa tragedia è iniziata subito, all’inizio dell’umanità subito la libertà dell’uomo è stata chiamata a giocarsi.
A giocarsi di fronte a che cosa? Di fronte alla verità o alla menzogna.
La libertà del primo uomo e donna è stata subito invitata a riconoscere e ad accettare la propria Appartenenza.
Tu uomo riconosci di essere fatto da un Altro o no? Riconosci di essere di Dio o no?
La «ragione» avrebbe dovuto dire subito «Si».
Eppure, dice la storia, la storia dell’umanità, - una storia che continua oggi – l’uomo e la donna di fronte a questa scelta: «Riconosci che la tua vita dipende da me che ti ho fatto e che ti faccio? Riconosci di appartenermi? Riconosci che seguire quello che ti dico ha un guadagno?», sciaguratamente hanno dubitato e hanno risposto NO.
«Noi non vogliamo appartenere a Te che ci hai fatto e ci fai».
Attenzione che non è una favola. È una storia quotidiana che capita ogni minuto.
La conseguenza della libertà dell’uomo usata contro la ragione, contro la realtà, è stata disastrosa, tragica.
La libertà che nega la verità ha causato la morte.
Dice il libro della Genesi: l’uomo che disubbidisce a Dio si trova «nudo», senza niente, senza Appartenenza, senza ragione, senza libertà, senza capacità di distinguere il bene dal male, senza forza di vivere. Entra la morte dell’io e del corpo.
Chi è all’origine del disastro? Dell’inizio e di oggi? È una presenza inquietante: Satana che seduce l’uomo e la donna per staccarli da Dio.
Satana è una presenza misteriosa e inquietante.
La Madonna che appare ai veggenti ne parla in continuazione: «Satana vi cerca e vi desidera… A lui basta una piccola fessura per insinuarsi».
La Madonna c’è per aiutare Cristo a salvare l’uomo, a salvare me e te. Per questo Satana odia Maria, per questo Satana pone intralci.
Perché lo dico? Perché la coltre di silenzio su Satana è tra i fatti più incomprensibili del cristianesimo contemporaneo. Noi abbiamo smarrito il senso del male e della sua forza negativa sulla vita.
Satana non vuole che noi apparteniamo.
Devozione alla Madonna, devozione a S. Michele Arcangelo (capite perché continuo ad insistere) vissute nell’appartenenza alla Chiesa. Questo è il lavoro.
I DOMENICA DI AVVENTO 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Inizia un nuovo anno liturgico.
Abbiamo detto che l’anno liturgico è come la «metafora della vita». Della vita delle persone, della vita della famiglia e delle nazioni.
L’anno liturgico vuole aiutarci a comprendere il significato della vita e quindi della storia. Perché noi viviamo nella storia.
Quando un uomo nasce, tutto in lui «spinge» per diventare «grande». Non si nasce per restare piccoli. Si nasce per diventare «grandi». «Grandi» non solo fisicamente. «Grandi» nella «conoscenza», nella capacità di conoscere la realtà e di stare di fronte alla realtà. «Grandi» affettivamente. «Grandi» in modo che il desiderio di essere totalmente felici si compia. «Grandi» in modo da poter vivere in PACE (La pace è ciò che più desideriamo). In Pace non perché non ci sono problemi, ma perché si possiede finalmente il significato del tutto.
Ecco l’Avvento: il tempo in cui siamo invitati a riflettere sul nostro Desiderio di compimento e ad attendere il compimento. Perché non esiste cosa peggiore di una domanda vera, bella, umana, interessante alla quale non c’è risposta. La Chiesa ci indica da subito, oggi, qual è la strada che dobbiamo percorrere perché la nostra vita si compia.
«Innalzate nei cieli lo sguardo:
la salvezza di Dio è vicina.
Risvegliate nel cuore l’attesa,
per accogliere il Re della gloria».
Per «compiersi» - diventare grandi – uomini e donne compiuti, uomini e donne che vivono in pace e costruttori di pace, bisogna «innalzare nei cieli lo sguardo». Il nostro compimento è gloria di Dio, è dono di Dio e non è il frutto dei nostri propositi.
È Dio che ci indica la strada per compierci (questo l’ho sperimentato a Medjuforje: la veggente che innalza lo sguardo).
La strada è vicina, la salvezza è vicina e si chiama «Gesù»: Gesù Cristo.
L’Avvento termina con la festa di Natale. Il giorno in cui si «fa memoria» che la «mia salvezza» si è fatta carne.
Devo riconoscerlo Presente. Devo adorarlo. Devo offrirgli la mia libertà.
Totus tuus. O salvezza Presente, o Gesù Presente io voglio compiermi, voglio essere un uomo/donna vero, voglio vivere in pace. Tu sei la mia salvezza. Io mi offro a te.
«Innalzate nei cieli lo sguardo… Risvegliate nel cuore l’attesa, per accogliere il Re della gloria».
«Il Re della gloria, Cristo nato, morto e Risorto, la salvezza presente, ora dov’è? Verso chi e verso dove devo innalzare lo sguardo?». Verso la Chiesa, Segno/Sacramento che rende visibile qui e ora la salvezza.
La «grazia» grande che ci è chiesta di compiere in questo Avvento è quella di riconoscere finalmente il Mistero della Chiesa. Di non fermarci al corpo fisico/istituzionale della Chiesa, ma di andare oltre. Oltre l’istituzione c’è il Corpo di Cristo.
L’Avvento ci indica «la compagnia» alla quale guardare perché il nostro compimento si compia: la Santa Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica.
E all’interno della Chiesa ci indica un altro grande sacramento: l’Eucaristia. Il Corpo e il Sangue di Cristo presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, sotto le specie del Pane e del Vino consacrato.
Vuoi crescere? Innalza lo sguardo verso la Chiesa e all’interno di essa verso l’Eucaristia.
7 NOVEMBRE 2004
Nostro Signore Gesù Cristo – Re dell’Universo
Omelia del Parroco, don Silvano Colombo
Mi colpisce innanzitutto tutto l’Avvenimento che la Chiesa ci invita a contemplare oggi: Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.
Re dell’Universo, non solo della terra o dell’uomo. Re di tutto ciò che esiste.
È l’inizio di tutto ciò che esiste ed è il fine di tutto ciò che esiste.
Il brano della lettera di Paolo ai Colossesi bisognerebbe studiarlo a memoria (Col. 1,12-20).
Chi è Cristo?
- È l’immagine del Dio invisibile.
Gesù Cristo rende carne visibile, palpabile tra noi, il Dio invisibile.
Quel Dio di cui l’uomo sente la presenza misteriosa, si rende visibile nella carne di Cristo;
- Generato prima di ogni creatura.
Il Padre riconosce Cristo come suo Figlio. Lo fa erede della sua Divinità. Prima di ogni creatura. Cristo c’è sempre stato. Anche se la sua Incarnazione avviene nel tempo. Nell’eterno Presente, che è Dio, Cristo è il Primo.
- Per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle visibili e invisibili: sono stati creati gli Angeli (Troni, Dominazioni, Principati, Potestà) e tutto l’universo.
«Ovunque il guardo io giro, immenso Dio ti vedo». Per Cristo è stata creata la terra. Per Cristo è stato creato l’uomo. Per Cristo è stato creato l’Io. ORA. Perché la creazione è «opera» di ogni momento;
- Insiste S. Paolo: Egli, Cristo, è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui.
Questo è grande perché dice il destino della mia vita, il destino di ogni mia giornata, il destino di ogni azione.
Allora si capisce perché la «compagnia che vale», la compagnia che serve, l’amicizia utile è quella che ci aiuta a riconoscere che il Destino di tutto è Cristo. Ci aiuta a riconoscere Cristo Presente in una compagnia.
Una compagnia che non ti permette di toccare Cristo Presente è una perdita di tempo. Anzi, peggio, è un inganno perché ci lega a ciò che non è. Solo Cristo è l’alfa e l’omega di tutto.
Insiste Paolo: Cristo è il capo del corpo, cioè della Chiesa.
Questa è una delle verità più dimenticate, più ridotte. La contemplazione della Chiesa come Corpo di Cristo. Lui il capo, noi le membra.
Bellissima la prima lettura quando i sudditi del re Davide vanno da lui e gli dicono: «Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne».
Noi con il Battesimo siamo diventati ossa e carne del Corpo di Cristo.
Allora si capisce il desiderio che sto esplicitamente manifestando in questi tempi: «Aiutatemi a vivere questa unità. Aiutatemi a capire cosa vuol dire, esistenzialmente, che voi siete miei e io sono vostro. Che voi siete carne della mia carne, ossa delle mie ossa, legate, unite dal Corpo di Cristo».
E ancora: Cristo è il primogenito di coloro che risuscitano dai morti.
Noi siamo quelli «destinati» a risuscitare dai morti. La nostra origine è già Risorto. È un fatto. L’Eucaristia che celebriamo è sempre memoria di questo evento.
La nostra compagnia ci sia di aiuto a contemplare questo mistero.
XXXI DOMENICA PER ANNUM 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Commento brevemente queste letture con la certezza che noi, oggi, ora, stiamo vivendo l’identica e medesima storia che esse descrivono e raccontano.
Non esistono tante storie. Ne esiste UNA che è partita all’inizio della Creazione e che continua fino alla fine del tempo. A noi ignota.
«Signore tu ami tutte le cose esistenti, ami me (anche se non sono una cosa) e nulla disprezzi di quanto hai creato».
Dall’inizio Dio crea sempre.
Io sono amato perché sono fatto da Dio, dal Padre, dalla sua sapienza. Sono fatto come i primi uomini, il primo uomo, sono fatto ora. Noi, Io, siamo qui ora perché il Padre ci conserva nella vita ora. Ci fa e ci conserva perché ci ama.
Non perché noi siamo buoni. Noi siamo deboli e poveretti. Rischiamo in continuazione di perderci. Perdere la vita.
Se questo è vero, in qualsiasi situazione noi ci troviamo ORA (qualsiasi, anche momentaneamente la più disperata), dobbiamo stare tranquilli. Perché se ci siamo è perché Dio ci ha fatto e ci fa ORA.
E se mi ha fatto e mi fa è perché mi ama (così come sono ORA ed ho un destino buono) e vuole che io non mi perda.
Che fa? Che ha fatto? Ha mandato suo figlio.
Che bello l’episodio di Zaccheo! È la storia dell’uomo che desidera da sempre vedere Dio.
Che faccia avrà Dio?
L’ho chiesto alla veggente di Medjugorie. «È questo il volto della Madonna che Lei vede?», mostrandole una immagine della Madonna di Medjugorje. Ha sorriso. «No… è molto più bella. Ma tant’è non si riesce a tratteggiarla e allora abbiamo scelto questa».
Quando mi ha detto così, di colpo ho capito perché ci sono tante religioni.
L’uomo da sempre, in modo implicito e esplicito, cerca Dio. Ma che volto ha Dio? Non lo sa. Se lo immagina. Le religioni descrivono Dio a immagine e somiglianza degli uomini.
E allora Dio ci viene in soccorso. Si mostra. Scende Lui dal cielo, e per mezzo della carne di Maria, si fa uomo. Con Cristo l’uomo può vedere il volto di Dio e come Zaccheo gli può correre incontro. Ecco Gesù: il Dio tra noi a Gerico, a Cormano, a Milano.
Perché Gesù è Presente ORA.
Ma per vederlo che fa Zaccheo? È piccolo e la folla glielo nasconde.
Importante. Per vedere Gesù devi riconoscere di essere piccolo e che devi salire su una pianta. Se ti rifiuti di salire su questa pianta, se dici «Io sono grande» non lo vedi. La pianta è la Chiesa che te lo rende presente e ti porta a Lui.
Non solo: Bisogna sapere che la folla ti impedisce di vedere Gesù. Bisogna correre oltre la folla, uscire dalla folla e salire.
Il mondo nel suo caos, la folla di Milano, la folla della metropoli, la folla…. ti impedisce.
Se si riconosce questo: piccoli e bisognosi di difendersi dalla folla, certamente Gesù ti chiama. «Vieni con me. Anzi vengo io da te».
Uscire dalla folla. Piccoli.
La Madonna ci dà queste indicazioni: Preghiera (rosario), Messa, Eucaristia, Confessione, Silenzio (Sacra Scrittura), Penitenza (Prima penitenza: seguire la Comunità).
XXVIII PER ANNUM 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Riflettiamo sul fatto raccontato nel secondo libro dei Re (Prima lettura)
Racconta di uno straniero, Naaman, che dalla Siria va, in pellegrinaggio possiamo dire, nella terra Santa, la terra scelta da Dio per il suo Popolo, Israele, per incontrare il profeta di Dio, Eliseo (850-800 a.C.). Lo scopo di questo pellegrinare è per ottenere la guarigione dalla lebbra.
Naaman obbedisce alle indicazioni del profeta, compie un rito di purificazione lavandosi nel fiume Giordano per sette volte e guarisce, recupera la salute. «La sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto».
Nove secoli dopo altri dieci lebbrosi vanno incontro, pellegrinano verso Gesù, il Santuario vivente del Dio vivente, e gli chiedono di guarirli dalla lebbra.
La loro preghiera «Gesù maestro, abbi pietà di noi», viene esaudita.
Questi due episodi gettano luce sulla nostra vita, vissuta come un continuo pellegrinare verso Cristo (sono tra l’altro alla vigilia di due pellegrinaggi a Loreto e Medjugorie).
Noi vogliamo essere in salute. La salute totale. Siamo stati sanati nel Battesimo (il nostro Giordano), ma finché siamo nel tempo della storia corriamo sempre il rischio che il nostro io perda i pezzi, perda di sensibilità, prenda la lebbra.
C’è la possibilità sulla terra di riacquistare la salute? C’è un luogo dove abiti qualcuno mandato da Dio per ridarci la salute? La salute nella sua totalità? Certo che c’è. Questo profeta è Cristo. La terra dove Cristo abita è la Chiesa.
L’invito pressante di oggi è quello di guardare veramente la nostra vita come un continuo pellegrinaggio: pellegrinare verso Cristo.
Operativamente:
- C’è una terra santa presente su tutta la terra. Questa terra santa è la Chiesa. La nostra vita sia un pellegrinare continuo verso questa terra. Verso la Chiesa. Verso la Comunità;
- In questa terra abita Cristo. È presente Cristo: il profeta mandato da Dio per salvare noi dalla lebbra. Per toglierci l’insensibilità. Per far si che il nostro io non cada a pezzi. Oggi cade a pezzi soprattutto la conoscenza e l’affezione. Cade a pezzi il modo di stare di fronte alla realtà;
- Nella Chiesa Cristo ci viene incontro con il Corpo stesso della Chiesa, con i Sacramenti, con la sua Parola, con l’autorità dei Preti e dei successori degli Apostoli.
Domenica prossima inizia in tuta la Chiesa l’anno dell’Eucaristia. Nella Chiesa, Cristo ci viene incontro soprattutto nel Sacramento dell’Eucaristia.
Noi, lebbrosi del 2000, siamo esplicitamente invitati quest’anno a metterci con più decisione in cammino verso Gesù Eucaristico. «Mane nobiscun Domine, che già si fa sera».
Intanto vi invito a leggere la lettera che il Papa ci ha scritto su questo grande dono e grande mistero. Lettera che approfondiremo insieme durante l’Avvento.
Vi invito a ripensare al pellegrinaggio domenicale per la Messa. Le nostre chiese sono, anche geograficamente, terre benedette. Noi siamo qui in una Chiesa consacrata alla Trinità. Veniamo dalla nostra terra verso la terra santa dove incontriamo la Chiesa, i Sacramenti, la sua Parola, l’autorità apostolica.
Venire in chiesa con il grido «Gesù, maestro, abbi pietà di noi», a ripensare a come riceviamo l’Eucaristia e soprattutto all’urgenza di riceverla.
Vi invito a valorizzare l’opportunità della visita al SS. Sacramento in chiesa tutti i giorni, alla Messa quotidiana e soprattutto a quei momenti eucaristici particolarmente significativi: Primo Venerdì, Sante Quarantore. Quando si incontra Cristo si va via guariti
XXVII PER ANNUM 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
«Perché affannarsi tanto quando è così semplice obbedire?». Mi ha sempre colpito questa frase che Paul Caudel fa dire ad Anna Vercors di fronte al corpo morto della figlia Violaine ne «L’annuncio a Maria».
Obbedire a chi? «Obbedire a Cristo».
«Bisogno obbedire a Dio prima che agli uomini». Dicono gli Apostoli ai capi del Sinedrio. Obbedire a Cristo reso presente qui e ora nel Mistero della Chiesa, nella realtà del Popolo di Dio.
Bisogna obbedire alla nostra «appartenenza». Questa è la regola del nostro cammino, perché è nella appartenenza alla Chiesa, segno misterioso ma reale di Cristo morto e risorto, che fiorisce il nostro io.
E allora obbediamo alla Chiesa che fa di ottobre un mese particolare.
1) Innanzitutto è tradizione che nel mese di ottobre riprenda nella nostre Comunità parrocchiali un cammino più organico di approfondimento della nostra appartenenza a Cristo, sia per i ragazzi, come per i giovani e gli adulti. Un approfondimento che mette a tema, specie per i più piccoli, l’andare al catechismo, il frequentare il catechismo come momento importante in preparazione all’incontro con Cristo nei Sacramenti della Riconciliazione, dell’Eucaristia e della Cresima.
Anche da noi in settimana riprende il catechismo.
Sento però urgente riannunciare con forza ciò che il Papa ha scritto a tutta la Chiesa nella Novo millennio ineunte: «Non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci impone: Io sono con voi».
Noi non siamo salvati dalle formule, ma dall’abbraccio che la carne di Cristo fa alla nostra carne. Bisogna vedere in questa luce i miracoli di Cristo.
Allora: obbediamo alla Chiesa che invitandoci ad approfondire il senso della nostra vita, il significato della vita di Cristo, ci sospinge a Lui, ci porta a Lui.
Andiamo al catechismo, andiamo in Comunità con questa domanda nel cuore: «Vogliamo vedere Gesù». Perché è solo di Gesù che io ho bisogno.
2) Per questo la Chiesa ci invita nel mese di ottobre a contemplare ancora una volta la Madonna, recitando ogni giorno il Santo Rosario. Il mese di ottobre è il mese del Rosario. Fissiamo alcune date: 7 ottobre, Madonna del Rosario, 16 ottobre Loreto e per me un’altra data 22-24 ottobre Medjugorie.
Ciò che fa di Maria una donna singolare è il fatto di aver portato nel suo grembo, di aver partorito, allattato, pulito, educato, condiviso fino allo strazio della morte, la vita carnale di Gesù: di Dio che si fa Presenza. La Madonna non ripeteva formule. Quando diceva: «O Dio viene a salvarmi», guardava suo figlio e diceva: «Gesù, figlio mio, amore mio, ti ringrazio perché sei venuto a salvarmi e a salvare tutti gli uomini». La preghiera di Maria non era una formula, era un colloquio con il Dio presente nel suo Figlio.
La Madonna pregava mentre baciava e accarezzava il corpo di suo Figlio.
Il Rosario è una richiesta alla Vergine che ci faccia fare questa esperienza.
3) Da qui sorge inevitabilmente la Missione. Ottobre è il mese in cui la Chiesa ci fa celebrare la giornata missionaria mondiale e ci invita ad annunciare Cristo ovunque. Ovunque. La Missione è la conseguenza normale dell’incontro con la Bellezza. Giovedì sera scorso è stata una esperienza bellissima nell’ascolto della testimonianza di Andrea (un nostro giovane amico seminarista nella Fraternità di S. Carlo Borromeo a Roma). Ai ragazzi/e che erano con me ho scritto questo SMS: «Ieri sera abbiamo sperimentato e visto una Bellezza grande. Questo può diventare vita normale tra noi. Io desidero con te desidero approfondire la Bellezza di ieri sera. Me lo permetti?».
Vi leggo alcune risposte dei ragazzi/e:
- «La santità è abbandonarsi a questa bellezza, quindi certo che te lo permetto».
- «Proverò a mantenere ed alimentare questa nostra amicizia proprio come Andrea diceva, affidandosi e affidando questa nostra amicizia a Cristo perché la renda solida e vera».
- «Ciao don, penso che te lo permetterei sicuramente perché quando si fa qualcosa di bello che ti rimane dentro avere la possibilità di riviverlo è bellissimo».
- «Spero che diventi vero per me. Ieri ho desiderato veramente riflettere la luce di Cristo nel mondo. Aiutami. Grazie mille».
- «Sì e sono contento di ieri, mi è servito davvero tanto».
- «Certo! Anzi ti ringrazio perché quella Bellezza grande passa anche attraverso te».
XXVI PER ANNUM 2004
Festa Parrocchiale S. Michele Arcangelo – Inizio attività Centro Educativo
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
La liturgia di oggi inizia con un richiamo molto deciso e molto forte.
Dice il profeta Amos alla gente di Sion, alla gente di Samaria, e soprattutto ai capi: «Guai agli spensierati di Sion». Guai a quelli che vivono eliminando dalla loro vita il pensiero, la ragione, la memoria, la vocazione a cui siamo chiamati, lo scopo vero per cui si vive. «Guai agli spensierati di Sion» che uccidono il pensiero, la loro vita seguendo una istintività totale. Mangiano e bevono, sdraiati su letti d’avorio e divani. Si ubriacano di musica e di vino bevuto in larghe coppe, e curano in modo narcisistico il corpo, «si ungono con gli unguenti più raffinati».
Qual è la conseguenza di questa vita spensierata, senza memoria, senza ragione? «Che non si curano della rovina di Giuseppe». Tutti presi dall’istintività, censurando pensiero/ragione e memoria, non si curano della rovina del popolo. Del popolo dell’umanità. Del popolo cristiano.
Cosa vuol dire vivere da spensierati? Vuol dire eliminare il Pensiero, cioè Cristo e trasformare l’uomo in misura di tutte le cose.
Gli spensierati sono quelli che, eliminando Cristo, il Verbo, il Logos, la Parola, il Pensiero di Dio per cui tutto è stato fatto e viene fatto, mettono sé al centro come misura di tutto.
Questo ha come conseguenza la distruzione del popolo.
Perché in occidente il popolo cristiano è così falcidiato? Perché in occidente il popolo dei ragazzi e dei giovani cristiani è così falcidiato? Perché l’istintività, sganciata dalla ragione e cioè da Cristo, domina, distrugge la persona, distrugge il popolo.
Oggi la questione di fondo è scegliere tra la Ragione e la follia. Tu scegli di essere ragionevole o pazzo? (rispondere con cautela).
La fede è la conseguenza matura delle ragione. Se uno non è ragionevole non può pervenire alla fede in Cristo.
Il Vangelo ci fa l’esempio di uno che mettendo sé al centro di tutto - (questo uomo che vestiva di porpora e banchettava lautamente è l’uomo che mette sé al centro di tutto) - non vedeva la realtà. Aveva talmente perso l’interesse e la curiosità per la realtà totale, al punto che non vedeva il mendicante seduto alla sua porta a chiedere un po’ di pane. Spensierato non vedeva la rovina del popolo.
Il Vangelo di oggi è grande perché ci dice: «Guarda che la vita che inizi nel tempo sfocia nell’eternità. E poiché tutta la vita “grida, chiede l’eternità”, tutta la vita è sete di infinito e di bellezza, la tua spensieratezza poi la devi tutta purificare». Insomma, come dire, che la vita è una cosa seria, che il pensiero e la Ragione sono una cosa seria, per cui tutte «le spensieratezze» vissute nel tempo della storia devono essere purificate fuori dal tempo, nell’eternità.
Come si fa a recuperare la ragione?
Dove si va ad imparare a non vivere da spensierati?
«Hanno Mosè e i profeti – ascoltino loro»
Hanno la Chiesa, hanno i comandamenti, hanno i profeti che abbondantemente io mando: ascoltino loro.
Il dono che Dio mi ha fatto questa estate è la decisione di mettere al centro della mia vita una appartenenza senza se e senza ma alla Chiesa. È questo il cammino che indico a tutti. In modo particolare ai giovani.
Invochiamo San Michele Arcangelo che ci aiuti in questa obbedienza e fedeltà.
XXV PER ANNUM 2004
19 Settembre – Giornata per il Seminario
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Il mondo non ha bisogno innanzitutto di maestri, ma di testimoni.
Vi leggo questa testimonianza di un mio amico prete che da Parroco di Cesano Maderno si trova a fare il prete a Bogotà.
È importante perché la sua testimonianza ci indica un metodo e quindi un lavoro.
«Bogotà 12/92004
Ciao a tutti.
Sono tornato a Bogotà da una ventina di giorni e riprendo a scrivere, sollecitato da molti. Da una parte vedo che Dio si serve di quello che vivo e scrivo per richiamare altri, e quindi devo "obbedire" a questo, ma dall'altra mi rendo conto che il "dover" scrivere è un grande richiamo anche per me. Mi sento così parte di una realtà grande di cui sono anche responsabile, che mi richiama e mi stimola: ma la vera responsabilità che sento sempre più grande e da cui parte ogni altro rapporto è verso me stesso, il mio destino. Questo diventa sempre più chiaro.
Devo dire che queste "vacanze" in Italia, le prime dopo la mia partenza sono state importanti e sono ripartito con una sensazione che non mi aspettavo. Ho sentito una "nostalgia" dell'Italia, della gente... Insomma, capivo che non era una "avventura" come poteva essere un po' la prima volta, ma ora è una cosa definitiva e totale: sentivo la fatica e il peso di questo. Ho capito più totalmente cosa significa "lasciare" tutto per seguire Cristo, ma intuivo subito il "centuplo" che ne deriva. E mi sono ritrovato a essere di fronte all'unica ragione per cui vale la pena fare tutto: il sì a Cristo nel luogo dove sei chiamato. Così possono diventare un po' più familiari i luoghi e le persone che ci sono qua, che sono diverse, letteralmente di un altro mondo. In Cristo capisco che possono diventare realmente familiari a me.
In agosto mi sono riposato, sono stato con i parenti, gli amici, gli ex parrocchiani ...ma soprattutto negli incontri con lo Studium Christi, la vacanza internazionale e il meeting (anche se un giorno solo) ho riscoperto la questione di fondo della vita. Tutto parte dalla certezza che esiste un luogo dove è presente una speranza definitiva: tu sei amato, corrisposto nella struttura più profonda dell'essere e in modo definitivo. Questo, che sembrerebbe impossibile, accade continuamente in una presenza umana. Questo è indistruttibile: basta aderire. Mi sono sentito ancora riabbracciato in un modo totale e se vivo di fronte a questo, si ricomincia alla grande, libero dai problemi, dai limiti miei, o dai risultati. Quando si dimentica questo, tutto si complica e diventa pesante.
Poi le parole del Papa al meeting (che io ho potuto ascoltare in diretta): "Il Cristianesimo, nonostante i limiti e gli errori umani, costituisce il più grande fattore di vero progresso, perché Cristo è principio inesauribile di rinnovamento dell'uomo e del mondo"; e quelle di don Giussani alla fine: "... appassionato amore al mistero dell'uomo, appassionato amore al disegno dell'uomo..", sono state la prospettiva con cui ricominciare.
Amare l'uomo con la certezza che Cristo lo rinnova. Quest'uomo violato e smarrito che si trova qui. Abbiamo avuto un colloquio con il parroco della zona dove c'è S. Riccardo e ci ha ribadito i problemi quotidiani che permangono. Guerriglia che spadroneggia, pretende soldi, rapisce ragazzi per la guerra, bande che rubano, violentano, rapiscono bambini per vendere organi... Ho parlato con una mamma la cui figlia è stata picchiata e violentata in agosto: era commossa quando le presentavo la certezza che Cristo è più grande di ogni male, e c'è una compagnia dove si può ricuperare tutto. Il nostro centro S. Riccardo è una oasi in questo mondo, dove i bambini e i ragazzi incontrano una compagnia che li accompagna a una certezza grande.
Nell'altro collegio i problemi sono la presunzione dei ragazzi grandi e il pregiudizio sulla Chiesa (molti per questo seguono tantissime sette protestanti). Questa è la sfida a noi. Ho incominciato il catechismo per la Cresima, che si farà nel collegio a novembre: partecipano una quarantina di ragazzi, è una grande possibilità, ma è un lavoro duro scalfire il muro che hanno.
Siamo anche richiamati da un'altra occasione: il vescovo di Armenia ci ha chiesto ufficialmente di fare una proposta di esperienza cristiana come movimento ai giovani, perché questi sono vuoti, e le parrocchie non sanno fare una proposta convincente. E' una grande e affascinante responsabilità, stiamo vedendo come partire.
In questo mese siamo concentrati su due grandi avvenimenti: il 24 verrà Mons. Santoro, dal Brasile a presentare pubblicamente il libro "perché la Chiesa" e il giorno seguente faremo il pellegrinaggio alla Madonna di Chichinquirà, patrona della Colombia. Sono gesti grandi, stiamo invitando molte persone, possono essere una grande possibilità educativa per noi e missionaria. Pregate per questo.
Buon anno a tutti, siamo insieme nella stessa unica grande missione,
ciao, don Marco».
XXII PER ANNUM 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Con quale animo riprendiamo «il travaglio usato» per dirla con Leopardi? (Il Sabato del villaggio)
«Donaci o Dio di cantare le tue lodi con cuore puro e con animo illuminato».
Donaci o Dio di riprendere il travaglio usato: la scuola, il lavoro, la vita normale della famiglia, della Comunità, i vari impegni che abbiamo … con il desiderio di cantare le tue lodi con cuore puro e con animo illuminato.
Perché questo accada è indispensabile stampare nel nostro cuore e nella nostra mente quanto S. Bernardo disse ai suoi monaci all’inizio del XII secolo e che abbiamo potuto meditare e ascoltare più volte questa settimana partecipando, leggendo o ascoltando alla TV l’esperienza del Meeting di Rimini.
Cosa dice S. Bernardo? «Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta»
Questa osservazione di S. Bernardo è molto interessante. Infatti ci si mette in cammino per raggiungere una meta. Non si cammina se non in vista di una meta.
Oggi ci viene detto: «Amico guarda che la meta, la tua meta, la pienezza della tua vita, la verità della tua vita, non l’hai ancora raggiunta.
Allora, il nuovo tempo che ti è dato, spendilo per procedere. Non essere irragionevole, non pensare di essere a posto, perfetto. Non è così. Riprendi la strada».
Ora è urgente fare proprie le indicazioni del Papa e le riflessioni del Papa su tale indicazione.
Dice il Papa: «Il tema di quest’anno “Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati ma nel tendere continuamente alla meta” esprime una felice sintesi tra lo spirito cristiano e il valore tipico della cultura moderna, quello, appunto, del progresso. Il cristianesimo, nonostante i limiti e gli errori umani costituisce il più grande fattore di progresso, perché Cristo è principio inesauribile di rinnovamento dell’uomo e del mondo.
In Cristo, pertanto, trovino motivo di impegno e di speranza tutti i credenti in ogni autentico ricercatore della verità».
Qual è la meta a cui tendere perché la mia vita sia un reale progresso? La meta è Cristo. Camminiamo perché un giorno, ognuno di noi possa dire: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
Un’altra breve riflessione la voglio fare a partire dalle Olimpiadi che si stanno svolgendo. Guardando gli atleti mi veniva spontaneo dire: «Guarda questi ragazzi/e quanti anni di allenamento, di preparazione, di impegno hanno dovuto attraversare per arrivare a vincere questa medaglia! Questi corpi così ben fatti, questa capacità di concentrazione fisica, questo equilibrio emotivo, quanto lavoro è costato!».
E mi sono detto, mi dico, e vi dico: «Se per dare una struttura atletica al proprio corpo esige tale lavoro, non ne occorrerà altrettanto per far maturare il nostro io?»
L’io è ciò che fa di me una persona. L’io è conoscenza, affezione, volontà, sentimenti. L’io ha un’origine e una meta ben fissa. L’io è fatto per l’Infinito. Lo sento, è così. Ma occorre l’appartenenza Colui che è l’Infinito: Cristo.
«Io desidero l’infinito perché l’ho intravisto, ma possederlo non è in mio potere» (De Lubac).
Come facciamo a possederlo? Stando dentro la compagnia di Cristo che è la Chiesa. Stando dentro la Chiesa.
Le olimpiadi dei corpi ci devono spingere, stimolare per maturare nell’io.
Lavoro sistematico, riferimento ad una guida autorevole, inserimento nella Comunità: queste sono le condizioni per crescere a livello educativo.
Per parte mia percepisco che quest’anno sarà straordinario.
PENTECOSTE 2004
Messa di Prima Comunione
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Oggi, festa di Pentecoste, è la festa della Chiesa.
È la nostra festa.
La Chiesa è nata dal costato di Cristo sul monte Calvario; ma è a Pentecoste, con il dono dello Spirito Santo che la Chiesa prende coscienza di essere un Soggetto Nuovo nella Storia. (Noi come Chiesa possiamo operare quando prendiamo coscienza di questo)
A Pentecoste sulla Terra un Popolo Nuovo, una Nazione Nuova, un Soggetto Nuovo si manifesta a se stesso e a tutta l’umanità.
Noi siamo questo popolo, nazione, soggetto Nuovo chiamati a svolgere un compito unico tra tutti popoli e le nazioni della Terra.
Cerchiamo di contemplare la nostra identità.
1. La Chiesa è il sacramento che rende presente Cristo morto e Risorto sulla Terra.
Chi incontra la Chiesa incontra Cristo Risorto.
Chi vuole incontrare Cristo Risorto deve incontrare la Chiesa.
Davanti alla Chiesa si sta come davanti al Signore.
Credo “la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica”.
Il primo dono da chiedere allo Spirito Santo è il modo vero di stare davanti e dentro la Chiesa.
Davanti la Chiesa si sta con fede.
2. Alla Chiesa è dato il dono dello Spirito Santo.
L’anima della Chiesa è lo Spirito Santo che la riempie con i doni della Sapienza, Consiglio, Intelletto. Cioè la Chiesa riceve dallo Spirito santo il dono del giudizio di Dio sulla realtà, sulla vita dell’uomo in modo particolare.
Questo “giudizio” è vero per tutti.
Per tutti i popoli e creature. Ogni popolo e cultura comprende il linguaggio della Chiesa che è per tutti.
Il secondo dono da chiedere è che il “giudizio” della Chiesa sia il mio, diventi il mio.
3. Alla Chiesa è dato il compito di donare, attraverso i sacramenti, la salvezza a tutti gli uomini e le donne che la incontrano. Il compito della Chiesa è la «Salus animorum»: la salute delle anime, dell’Io.
La Chiesa celebra il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia, laConfessione, l’Unzione degli Infermi, l’Ordine e il Matrimonio.
Il terzo dono da chiedere è quello di capire l’essenzialità dei Sacramenti per la salvezza della nostra anima.
4. Oggi voglio soffermarmi soprattutto sul dono dell’Eucaristia. Su questo dono misterioso di Gesù che si fa nostro cibo e nostra bevanda. Perché Gesù si fa nostro cibo? Per donarci la pienezza della vita.
Perché noi ci accostiamo all’Eucaristia? Per approfondire il rapporto di Comunione con Cristo. Per diventare un solo Essere con Cristo. Onde poter dire: chi vede me, incontra me, tocca me, vede Cristo , incontra Cristo, tocca Cristo.
5. Fare la Comunione prima ancora che stimolare la nostra coerenza, approfondisce la nostra identità.
Noi siamo fatti per la comunione non per la solitudine. Dio è comunione, Trinità. Noi siamo fatti per l’amore e non per l’odio. Dio è amore.
Noi siamo fatti per la pienezza della vita. Dio è vita, la vita. Io sono, dice Gesù, la via, verità, vita.
Per questo oggi, carissimi/e bambini e bambine che fate la Prima Comunione, vi viene data una consapevolezza Nuova di voi stessi. Una consapevolezza Nuova. Ricevendo il Corpo e il Sangue di Cristo siete chiamati ad approfondire la Comunione con Lui e con il Suo Corpo che incontrate oggi nella vita: la Chiesa.
Non si può approfondire la comunione con Cristo se non si approfondisce la comunione con la Chiesa. Vivete a fondo la compagnia dell’Oratorio.
Venerdì sera presenteremo il libro contenente alcuni scritti di Cinzia Grasso, una ragazzina della nostra Comunità, del nostro Oratorio, vissuta 25 anni fa e morta a 17 anni. Lo dico ai genitori: leggete i suoi temi e le sue lettere. Capirete cosa vuol dire seguire la Comunità. Capirete cosa vuol dire aiutare i vostri figli a vivere l’Oratorio.
Capirete e capiremo che cosa significa vivere in Comunione con Cristo.
IV DOMENICA DI PASQUA 2004
Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Da 41 anni la IV Domenica di Pasqua la Chiesa ci invita a riflettere su una questione fondamentale della nostra vita. Questione fondamentale per la vita di ogni uomo e donna che vive sulla terra: ieri/oggi/domani/sempre.
Qual è questa questione? E’ semplicissima e sconvolgente.
- La vita è vocazione -
Io, tu, noi ci siamo in quanto Uno ci ha chiamati (vocati) ad esistere. Ci ha chiamati dal nulla all’essere. Ci ha chiamati dal nulla alla vita.
Io, Silvano (ognuno metta il suo nome) esisto perché Dio, il Padre mi ha chiamato alla vita servendosi dei miei genitori che mi hanno dato la carne.
Senza la chiamata di Dio nessun uomo o donna sarebbe in grado di mettere al mondo figli.
Allora prima verità da contemplare: io esisto, oggi, qui, in questo tempo, perché Dio, il Padre eterno mi ha chiamato e mi chiama alla vita. La vita è vocazione.
Si fa subito avanti una seconda domanda.
Il Padre mi ha chiamato dal Nulla alla vita per che cosa? Perché mi ha chiamato alla vita?
Perché mi ha dato l’Essere?
Perché la vita è un bene. Perché vivere è una ricchezza enorme. Perché senza l’uomo e la donna l’universo non avrebbe senso. Perché Dio è l’eterno fecondo. Perché Dio ama la vita. Perché Dio non può stare senza figli. Dio mi dà il grande dono della vita perché mi vuole comunicare la Bellezza del suo essere vita.
Seconda verità da contemplare: io sono stato chiamato a vivere perché avere l’Essere è bene.
Terza domanda impellente: se la vita è bene perché porta sofferenza? Soprattutto perché muoio?
Noi sappiamo la risposta a questa questione. Perchè all’origine l’uomo e la donna sedotti da Satana hanno dimenticato di appartenere al Padre. Hanno dimenticato che la vita è vocazione. La loro libertà è stata usata contro Dio. Esito: il nostro essere staccato dall’Essere Dio, muore.
Cristo Gesù, il Figlio di Dio, è venuto per ristabilire i contatti con Dio e liberarci dalla morte.
La vita è vocazione per annunciare il Regno di Dio. Solo nell’appartenenza a questo regno noi facciamo esperienza di vita piena. Noi siamo chiamati a lavorare perché, il Regno di Dio in Cristo si diffonda su tutta la terra.
«Il Regno di Dio è qui – convertitevi e credete in me – Cristo».
Nella giornata mondiale in cui si ricorda che la vita è vocazione, la Chiesa ci ricorda un altro grande mistero. Da sempre Dio nella storia ha chiamato uomini e donne perché tenessero desta nel popolo questa certezza.
Abramo e i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i vescovi, i sacerdoti (collaboratori degli apostoli), le vergini consacrate sono una ulteriore vocazione nella vocazione comune.
Dio in Cristo ha chiamato e chiama alcuni dando loro un compito: Aiutatemi a far sì che il popolo, i popoli non dimentichino la loro vocazione.
La Chiesa oggi invita tutti a pregare il padrone della messe, del popolo di Dio, perché faccia sentire la sua chiamata. «Tu vieni con me a condividere la mia vocazione». «Occupati con me del Regno del Padre mio». In occidente i giovani e le giovani cristiane, ma anche gli adulti corrono un grosso rischio: decidere di chiudere orecchie e cuore senza ascoltare questa chiamata. È la conseguenza della secolarizzazione. La vita non è più una vocazione. La vita cos’è? Nulla. Individualismo, relativismo, nichilismo sono la conseguenza della perdita della coscienza della vita come vocazione.
Vi invito a riflettere / soprattutto i giovani. Con i giovani ne voglio parlare.
IV DI QUARESIMA 2004
Il mendicante cieco guarito
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
È un fatto quello che ci viene oggi raccontato sul quale bisogna riflettere e lavorare molto.
Innanzitutto parla di noi. Di me e di te, di ogni uomo, della natura umana.
Dice il prefazio: «Nel mendicante guarito è raffigurato il genere umano nella cecità della sua origine».
Noi siamo nati «ciechi». Non tanto fisicamente ma a livello della conoscenza, della volontà, della capacità di instaurare rapporti veri con la realtà. Il primo passo, quando si intraprende un viaggio lungo, è vedere la propria situazione. Noi iniziamo il lungo viaggio della vita ciechi nell' Io.
Perché facciamo così fatica a risolvere le questioni che la vita ci propone? Perché non sappiamo dire Sì se Sì, No se è No? Non sappiamo distinguere la mano destra dalla sinistra? Non sappiamo leggere i segni dei tempi? Non sappiamo instaurare rapporti positivi con le persone? (Abbiamo introdotto la categoria del nemico. È come se la mano destra ritenesse nemica la mano sinistra).
Non sappiamo neanche definire in modo preciso noi stessi, il nostro io.
Se uno è onesto non può non riconoscere questa cecità congenita.
Una cecità che suscita nella persona e nella società una infinità di problemi. E allora cosa fare? Nessuno è in grado di darci la vista perché siamo tutti ciechi.
Ecco il grande annuncio. Un uomo è venuto e viene e ci dice «Va a lavarti nella piscina di Siloe». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
«Chi è quell'uomo?». «È Gesù» - dice il mendicante.
Da duemila anni questo annuncio strepitoso attraversa l'umanità.
È venuto ed è Presente sulla terra, quindi incontrabile oggi, un uomo che guarisce la tua cecità congenita. Questo oggettivamente è capitato il giorno del nostro Battesimo.
Cos'è l'acqua della Piscina di Siloe? È l'acqua del Battesimo.
Cos'è il fango sugli occhi? È l'unzione, sono i segni del pane, del vino, dell'olio. C'è stato un giorno in cui questo è avvenuto. È il giorno del nostro Battesimo e avviene tutte le volte che noi ci accostiamo ai Sacramenti. I Sacramenti sono il tocco di Gesù sulla nostra persona che riacquista la vista.
Ma come si fa a non perderla di nuovo la vista o ad usarla male, dimenticando il motivo per cui ci è stata data?
Già! Perché ci è stata data la vista? «Tu credi nel Figlio dell'Uomo?» Egli rispose: "E chi è Signore, perché io creda in lui?" «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui…. Ed egli disse "Io credo Signore". E gli si prostrò innanzi».
La vista ci è stata data e ci viene data per riconoscere il Mistero della sua Presenza - qui e ORA - che mi salva.
Di fronte a questo mistero ci si inginocchia, ci si prostra innanzi, lo si segue.
Oggi Cristo cammina tra noi nel corpo della Chiesa che dà i Sacramenti. Il fango sugli occhi. Questi Sacramenti danno la vista ma occorre stare davanti la Chiesa Anzi: prostrati davanti al mistero della Chiesa. Perché tutti ti diranno che è una istituzione che non viene da Dio, è una cosa umana. Come hanno fatto con il cieco. «È un peccatore».
Ma chi sta con Gesù - con la Chiesa - vede. L'esperienza dice che è l'unica compagnia che salva. È una compagnia che fa i santi e soprattutto rende lieti e in pace.
QUARESIMA 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Inizia nuovamente la Quaresima: questi 40 giorni speciali.
Una cosa è chiara per me e per noi. Non possiamo permetterci di sciupare questo tempo.
Non possiamo vivere la Quaresima come se non fosse Quaresima. Non possiamo accontentarci di qualche rito in più.
La preghiera d'inizio ci dà le coordinate per come viverre questi 40 giorni:
- entriamo in questo tempo di penitenza con animo docile e pronto.
Due aggettivi qualificativi. Iniziamo la Quaresima con docilità. «Docili» di fronte al cammino che la Chiesa ci propone. «Pronti» a obbedire, pronti a seguire.
Docilità e prontezza perché è in gioco la nostra liberazione. La nostra liberazione dal Male. Libertà e male, libertà e menzogna sono antitetici.
Abbiamo il coraggio di guardarlo in faccia questo nostro Male. Quello dentro di noi innanzitutto e quello fuori di noi.
In che cosa consiste il nostro male e il male del mondo? La risposta sta nella terza tentazione descritta dal Vangelo. Satana tenta l'Uomo Gesù, lo tenta sul potere: «Tutti i regni del mondo con la loro gloria ti darò se prostrandoti mi adorerai». Diventerai padrone del mondo se ti piegherai di fronte alla Menzogna. Perché Satana è la menzogna.
Che vantaggio ne ricavi dal seguire la menzogna? Che vantaggio ne ricava l'umanità?
Ecco il male. Credere di diventare più potenti e più liberi prostrandoci, adorando la menzogna. Il farci Dio di noi stessi. Noi non pretendiamo di regnare sulle nazioni della terra. Ma su noi stessi sì.
Cosa risponde Gesù: «Vattene Satana. Sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto"». Non devi adorare te stesso, ma Cristo. Egli è la verità.
Il Male a cui noi siamo tentati è proprio il male del mondo.
Per questo la Chiesa ci indica docilità e prontezza.
Seguire Dio, adorare il Padre, seguire Cristo significa seguire il cammino che Cristo presente ORA nella Chiesa ci indica. Significa appartenere.
Questa è la grande conversione a cui noi siamo chiamati. Io, tu, noi e in modo particolarissimo i giovani perché, la più parte, sono in balia del capriccio e dell'istintività.
Signore liberami/ci dal contagio del male per giungere in novità di vita alla gioia della Pasqua.
Io credo che noi non sappiamo cosa sia la novità. Cosa sia la vita nuova portata da Cristo. D'altro canto la novità è la conseguenza della docilità e della prontezza con cui tu appartieni a Cristo.
Un'altra coordinata è quella di cibarci più abbondantemente della Parola di Dio. Noi sappiamo che Dio ci parla sempre. Anche oggi. Bisogna ascoltarlo.
Gesù, per approfondire meglio quello che il Padre vuole da Lui, va nel deserto. Fa pulizia di ciò che non è essenziale.
Docilità e prontezza. Vi indico dei gesti da compiere:
- Accostarci al Sacramento della Confessione dopo un serio esame di coscienza in questa prima settimana. L'esame di coscienza verte sulle domande: «Io seguo Cristo, la verità o la menzogna? Sono docile a Cristo che mi parla oggi qui nella Chiesa o no? Imparo dalle circostanze la volontà di Dio?»;
- Fissare in questo tempo di Quaresima momenti di silenzio, di meditazione e soprattutto la decisione di prendere in seria considerazione il cammino proposto;
- Non tentare Dio compiendo gesti contraddittori e che possono mettere a dura prova la nostra integrità di conoscenza e affettiva.
Aiutiamoci a vivere bene questo tempo di grazia.
VII PER ANNUM 2004 - SANTE QUARANTORE
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
È sempre buona cosa restare fedeli alla tradizione del nostro popolo, del popolo cristiano a cui noi partecipiamo.
Da 500 anni le Parrocchie cattoliche su impulso di due santi, S. Antonio M. Zaccaria e S. Carlo Borromeo, celebrano ogni anno le cosiddette S. Quarantore. Cioè il popolo cristiano di una Parrocchia, e tutto il popolo che abita in un quartiere, in un paese, grande o piccolo che sia, è invitato a fissare il suo sguardo e il suo cuore, per alcuni giorni, su un Avvenimento inimmaginabile: Gesù, morto e Risorto, Gesù il Figlio primogenito e unigenito del Padre, Gesù il Salvatore di tutta l'umanità, Gesù il vincitore della morte spirituale e fisica, è tra noi nel Sacramento/Segno del Pane e del Vino consacrato.
È un fatto mozzafiato. È un fatto sorprendente capace di mutare la vita. Dio è tra noi, Dio è con noi. È qui giorno e notte, quando fa bello o brutto. È qui per ristorarci. È qui perché la speranza della nostra salvezza non venga mai meno. È qui per dirci: "Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò".
Questo è lo scopo delle Sante Quarantore.
Fare memoria della Presenza di Cristo tra noi. Osare staccare la spina dalle mille incombenze quotidiane per stare con Gesù. A fare che cosa? Ascoltarlo.
L'episodio del Santo Curato d'Ars al vecchietto che ogni giorno passava ore in chiesa. "Che fate buon uomo?" dice il curato. "Che dite? Che pregate?". "Niente, risponde lui, io Lo guardo e Lui mi guarda".
Noi di fronte a ciò che non va nella nostra vita siamo sempre sollecitati a cambiare. Ma in realtà il cambiamento serio da fare è quello di riconoscere che da circa 2000 anni Dio, nel suo Figlio, ha deciso di vivere costantemente con noi. In vari modi e in modo particolare nell'Eucaristia.
La Chiesa a cui è stato affidato il compito misterioso di celebrare e di conservare l'Eucaristia, vive di essa. Per questo il compito più grande della Chiesa è quello di dire la Messa, di tenere aperte le chiese di pietra perché i fedeli possano stare di fronte a Gesù.
Io ho nostalgia dei tempi in cui l'attività centrale di una Parrocchia era dire la Messa, anche con funzioni ricche e solenni! Ritrovarsi per la visita al S.S. Sacramento e per la Benedizione eucaristica.
Oggi, pur con nobili motivi, le Parrocchie fanno tante cose, ma corrono il rischio di dimenticare l'essenziale. Per questo la fede langue e langue la vita umana.
Gesù che è tra noi, Gesù che si fa nostro cibo e nostra bevanda proprio la vigilia della sua morte e Risurrezione, è il segno più grande dell'amore di Dio tra noi.
Nel Vangelo Gesù ci dice: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano".
Questa è l'Eucaristia. Il segno dell'amore di Cristo per l'umanità malata fino al punto di odiare Dio, di crocifiggere Dio, di lottare perché Dio muoia.
Ma Gesù sa che gli uomini quando lottano contro di Lui non sanno quel che fanno. Per questo dice: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Rimane e si fa cibo e bevanda. Per la nostra anima. Come il corpo ha bisogno di cibo, così la nostra anima.
Che questa Sante Quarantore siano fonte di pace e serenità. Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? Nessuno
Il lavoro della Chiesa è diffondere pace e serenità tra gli uomini perché Dio è qui. Ritorniamo a Lui.
FESTA S. FAMIGLIA 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Le feste che annualmente la Chiesa ci propone sono, da un punto di vista educativo, molto utili. Infatti possiamo concepire la vita come una salita in montagna. Una salita fatta di tornanti che ci permette di contemplare ogni anno gli stessi panorami ma da angolature diverse.
Perciò le feste che ogni anno celebriamo non sono occasioni rituali od emotive ma sono opportunità educative, un Nuovo Inizio. Infatti a noi interessa la pienezza della nostra umanità. In questo caso a noi interessa che la nostra famiglia, le nostre famiglie crescano in sapienza, età e grazia (bellezza e comunione con Dio) davanti a Dio e agli uomini.
In questo senso la vita è un moto perpetuo, un movimento perpetuo perché noi sappiamo «che tutto va dove deve andare seguendo un preciso ordine».
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». La vita è un dono, anzi è Il Dono che ci viene dato per l'Eternità perché noi abbiamo ad occuparci delle cose che interessano a Dio. Che cosa interessa a Dio? Che cosa interessa al Padre Eterno? La gloria dell'uomo, la nostra piena realizzazione, la nostra felicità e pace. A Dio interessa la nostra vita. «La gloria di Dio è l'uomo vivente».
Ma questo interessa anche a noi!
Se ci si rifà alla nostra esperienza non c'è nessun uomo sulla faccia della terra, di ogni cultura, razza, età, a cui non interessa la pienezza della sua vita.
Scopriamo così che noi abbiamo gli stessi interessi di Dio. «La gloria di Dio è l'uomo che vive». Il desiderio profondo nostro, di ogni uomo, di ogni attimo è «che la vita scoppi dentro il cuore».
«Sento la vita che mi scoppia dentro il cuore» dice una nostra canzone.
Allora al centro della festa della famiglia di quest'anno c'è la questione educativa, che è la Questione. La pienezza della vita è conseguenza della pienezza educativa.
Qualche flash sull'episodio del Vangelo che ci viene proposto.
Educare vuol dire Appartenere. Vuol dire inserirsi ed inserire i figli nella storia e nella tradizione vera del popolo a cui appartiene. Maria e Giuseppe inseriscono Gesù nella tradizione del suo popolo che ha un centro. Il centro dell'esperienza di Israele è Dio: Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me.
Questo è il comandamento cardine.
Tutta la vita e la tradizione d'Israele ruotavano attorno a questo Comandamento, che si esprimeva con un gesto che ogni anno le famiglie compivano: il pellegrinaggio a Pasqua nella Santa città di Gerusalemme per andare al Tempio a pregare.
E a 12 anni ci portano Gesù. Educare non è dire: «Fai - Fate». Educare è dire: «Vieni con me - Facciamo insieme questo o quest'altro». Educare è un coinvolgere il figlio nell'esperienza vera che tu stai facendo. Parlo dell'educazione non della diseducazione: che è coinvolgere il figlio nell'esperienza negativa e quindi di morte che tu stai facendo.
Lo smarriscono, lo ritrovano, lo rimproverano. «Perché mi cercavate?». «Dimenticate che noi nasciamo per un compito, che colui che ci fa, ci dà?». «Occuparci delle cose del Padre?».
Noi siamo insieme per questo. La nostra compagnia è il luogo della memoria e dell'aiuto perché il rischio forte è di riempire la vita, il tempo, di cose che non sono per la Pienezza della vita.
Ci si sposa solo per questo. Si fanno i figli solo per questo. Si gioca, si lavora, si studia, ci si riposa, si mangia solo per questo. «Perché mi cercavate?».
Quando voi fidanzati vi cercate, perché vi cercate? Vi dovete cercare per aiutarvi ad occuparvi del compito che Dio creandovi vi ha dato.
Se non vi cercate per questo, poco o tanto, vi cercate per un vostro progetto e quindi, poco o tanto, vi rivolgerete all'altro/a con una pretesa.
«Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Commenta Luca, che né Giuseppe né Maria compresero le sue parole, come non le comprendiamo noi e che però «Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore».
L'educazione prevede un aiuto alla riflessione, al silenzio, alla preghiera perché man mano che il tempo passa cresca in noi la Sapienza e la bellezza.
«Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini».
Mi e vi auguro che si possa dire questo per ciascuno di noi.
II DOMENICA DOPO NATALE - 2004
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Riprendo l'augurio che ho fatto a molti amici all'inizio del nuovo anno tramite SMS.
Ho scritto: «Anno nuovo vita nuova!….. Tu ci credi?…. Io no….. A meno che ci lasciamo abbracciare dal Nuovo che è Presente tra noi. Il suo nome è Cristo. Auguri!».
La novità non sta negli slogan o nei proverbi. Tanto meno la novità consiste in uno sforzo volontaristico di cambiamento. Tutti sperimentiamo abbondantemente la debolezza e la fragilità della nostra volontà.
(San Paolo l'ha urlato in una sua lettera questa esperienza. «Sento dentro di me una legge che fa a pugni contro la legge dello spirito. Per cui non faccio il bene che voglio, bensì il male che non voglio. Me infelice chi mi libererà da questo corpo di morte? … Cristo Gesù»).
Men che meno la novità sta nello scorrere del tempo. Anzi lo scorrere del tempo deteriora tutto.
Allora dove sta la novità? Noi lo sappiamo perché lo abbiamo sperimentato e lo sperimentiamo: in Cristo Gesù Presente ORA, TRA NOI.
Dio che vive da sempre, il Padre, l'eterno vivente che ha creato e crea tutto, davanti alla nostra debolezza che mette a repentaglio la nostra vita, quella terrena e quella eterna, ha deciso di rendersi presente nella storia attraverso il Figlio suo e l'Amore che li lega, lo Spirito Santo.
È bellissimo il libro del Siracide. La Sapienza loda se stessa, si esalta in mezzo al suo popolo…. «Il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele"».
Duemila anni fa circa il Verbo di Dio «s'attendò tra no». Il nome della tenda? Il seno di Maria che rivestì la sapienza di Dio, il Figlio di Dio, di carne umana. E oggi come si chiama la tenda che ospita la sapienza di Dio? La Chiesa, il Corpo della Chiesa. La Chiesa è la Madre che permette al Cristo Risorto di continuare la sua Presenza fisica sulla terra. La Chiesa e nella Chiesa i 7 sacramenti sono la realtà misteriosa , la tenda misteriosa, di Cristo tra noi.
Il Nuovo, Presente, ha già iniziato la sua opera di cambiamento e di Novità con il Battesimo. Dobbiamo sempre partire da qui. Cos'è successo al momento del Battesimo? Lo dice la Prima preghiera della messa: «Siamo stati fatti partecipi della condizione di Figlio e della sua natura divina». Si! Abbiamo capito bene. Noi siamo nati dal ventre di nostra madre, persona umana con una natura umana. Natura umana ferita a morte.
Con il Battesimo, per mezzo del dono dello Spirito Santo non solo la natura umana è stata risanata, ma c'è stata donata anche la natura divina.
Nella nostra Persona umana ci sono due nature: umana e divina. Per questo siamo Figli di Dio, possiamo chiamare Padre nostro Dio, siamo eredi della sua vita eterna, abbiamo il diritto di rivolgerci a Lui e di essere esauditi.
(Diversità con Cristo: Persona divina e due nature: umana e divina).
Nella nostra Persona umana ci sono due nature: umana e divina. Per questo siamo Figli di Dio, possiamo chiamare Padre nostro Dio, siamo eredi della sua vita eterna, abbiamo il diritto di rivolgerci a Lui e di essere esauditi.
(Diversità con Cristo: Persona divina e due nature: umana e divina).
Allora siamo già nuovi.
Con il Battesimo siamo entrati a far parte del nuovo popolo, dell'umanità Nuova che è la Chiesa che ha come unica legge la Carità. Che ha tre punti da amare: Dio (la Trinità), se stesso, gli altri/tutti.
Oggi preghiamo perché questo rinnovamento continui. Per continuare bisogna non dimenticare mai la nostra nuova dignità. La Chiesa è il luogo della memoria.
Chiediamo alla Madonna che ci aiuti a perseverare nella memoria, cioè nella fedeltà a Cristo, reso carne nella Chiesa.
NATALE 2003
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Per capire bene il significato profondo del Natale di Gesù è opportuno partire dall'esperienza che si fa in una famiglia quando nasce un figlio.
Mi rivolgo alle mamme presenti. Quando vi è nato un figlio che esperienza avete fatto? Di stupore, di meraviglia, di grande gioia. Così pure voi papà. Il bambino nato fa toccare con mano una Presenza nuova nella nostra storia, nella storia della nostra vita e della nostra famiglia. Una Presenza che inevitabilmente cambia la vita di tutti. Una Presenza nuova che si impone, che chiede spazio e tempo. Una Presenza nuova che dura nel tempo.
La nascita di un figlio è un Avvenimento di grande gioia ed è un Avvenimento di salvezza perché responsabilizza e matura.
È la stessa esperienza che duemila anni fa hanno fatto la Madonna e Giuseppe. Con una novità in più. La Madonna partorisce un figlio che sa di aver «concepito» in modo misterioso.
«Il bambino che nascerà sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo» gli avrebbe detto un'altra presenza misteriosa. Così Giuseppe. È padre adottivo di un figlio che lui non ha contribuito a mettere al mondo. La meraviglia, lo stupore, la riflessione, la gioia saranno stati ancora più grandi.
La nascita di un Figlio è una Presenza Nuova che si impone nella vita di una famiglia.
Noi siamo qui ancora una volta a fare memoria della nascita di un bambino che si impone e si è imposto nella vita dell'umanità. Si è imposto nella nostra vita, tant'è che siamo qui. Con maggiore o minore percezione siamo qui.
Un bimbo che nasce cambia la vita della mamma, del papà, dei familiari. Un bimbo che nasce non è «momento emotivo», ma una Presenza che incide. Anche se dovesse morire prima del tempo. Tutti i genitori che hanno provato lo strazio di un figlio o di una figlia morti sono continuamente condizionati da una Presenza che «non toccano» più fisicamente. Una volta che il Figlio nasce incide per sempre.
Il bambino Gesù, la cui nascita noi oggi celebriamo, ci è stato annunciato come «il Salvatore di tutto il popolo». Noi conosciamo la storia.
Questo bambino è diventato grande, ha parlato come mai nessuno aveva parlato, ha compiuto miracoli che nessuno aveva fatto, ha sconfitto il male morale e fisico, è risorto dai morti, ed oggi è vivo.
Si, carissimi, noi oggi ricordiamo la nascita di Gesù che è vivo ORA. La sua presenza è Qui. Tant'è che se noi siamo qui è perché per un attimo, più o meno lungo, che può durare ancora, od essere praticamente sparito, con questo Gesù ci siamo imbattuti.
Il figlio che nasce è un avvenimento per il padre, la madre, i fratelli perché è una Presenza che dura nel tempo.
Ecco il punto. Gesù incide nella vita solo se lo riconosciamo Presente ORA. ORA è qui per salvarci.
Perché ci è stato dato questo bambino? Perché è donato oggi, ORA a noi, a te, a me, a tutti i popoli, all'umanità intera Cristo Risorto?
Per salvarci dal Nulla, per salvarci dalla disgregazione, per salvarci dal non senso, dalla Morte. Per salvare la nostra vita dalla disperazione continua.
Rifacciamoci alla nostra esperienza. Alzi la mano chi di noi non percepisce in sé la propria debolezza connaturata. Debolezza che si esprime in mille modi e ci lascia insoddisfatti.
Anche l'anno che sta terminando è pieno di tensioni. La pace tra i popoli e tra culture che fatica a costruirsi, tensioni nel mondo del lavoro, tensioni in famiglia che faticano a ricomporsi, la percezione continua della nostra debolezza e della nostra fatica.
Eppure nonostante l'esperienza del limite, della debolezza, del fallimento di tutti gli sforzi umani ancora oggi è tristemente vero quanto S. Giovanni dice nel suo vangelo: «Egli (Cristo) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, mai i suoi non l'hanno accolto».
L'Europa è nata dal cristianesimo eppure ci si rifiuta di riconoscere questo fatto storico e culturale nella futura costituzione dell'Europa. La Francia, una volta figlia primogenita della Chiesa, mette al bando l'esposizione pubblica del crocifisso e dei vari simboli religiosi. Moltissimi cristiani vivono «come se Cristo non ci fosse». Moltissime strutture ecclesiastiche non sono annuncio di Cristo Presente ORA.
Ha detto il Papa: «Dio non impone la salvezza; la propone come iniziativa d'amore, a cui occorre rispondere con una libera scelta….».
Carissimi uomini e donne, giovani, ragazzi e anziani che avete scelto di essere di Cristo, non vi pare che sia giunto il tempo di inginocchiarsi di nuovo di fronte a questo Bambino presente ORA nel sacramento della Chiesa e dei sette sacramenti e di dire: «Signore Gesù se andiamo via da te, dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna».
Preghiamo la Madonna che ci aiuti in questa scelta di salvezza.
DIVINA MATERNITÀ DI MARIA 2003
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Qualche giorno prima di Natale, prima di fare memoria della nascita di Gesù, la Chiesa ci invita a fissare il nostro sguardo sulla Maternità di Maria. Gesù ha una mamma: la Madonna che noi salutiamo così: «Santa Maria, Madre di Dio».
Noi sappiamo però che la Madonna ha una caratteristica tutta sua. Ella pur divenendo Madre è rimasta vergine. Vergine e Madre. La sua maternità fisica non ha avuto bisogno per manifestarsi di un rapporto fisico con Giuseppe. È stata fecondata, è stata resa madre direttamente dallo Spirito Santo.
«Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra…..». se non fossimo moralisti diremmo che Dio ha fatto «l'amore» con Maria.
Oggi vorrei riflettere con voi sulla Verginità e sulla Maternità, perché solo chi è vergine può vivere fino in fondo la sua vocazione alla maternità. Solo chi è vergine può vivere fino in fondo la sua vocazione alla paternità.
Cerchiamo di approfondire questa verità Nuova.
La verginità fisica di Maria è soltanto sua. Solo lei è stata chiamata, resa feconda direttamente dallo spirito di Dio, a mettere al mondo il corpo umano di Gesù, senza bisogno di uomo.
Ma noi sappiamo che la verginità prima che una questione fisica è una scelta del cuore.
Il vergine è colui o colei che riconosce che l'unico signore della vita è Gesù il Risorto. Vergine è colui o colei che riconosce che l'unico sposo della vita è Gesù. L'unico che è capace di amarci totalmente, veramente, definitivamente, affettivamente ed effettivamente è soltanto Gesù.
Per questo si diventa capaci di svolgere il compito materno o paterno nei confronti dei figli solo se si è vergini, solo se ci si sposa con Gesù. Solo il vergine può riuscire come educatore.
Quand'è che noi siamo stati chiamati allo sposalizio con Gesù e quindi chiamati a vivere la verginità del cuore?
Il Giorno del Battesimo. Siamo morti al peccato, siamo morti agli idoli, siamo morti agli amanti (progetti, opinioni, programmi) e siamo diventati cristiani, di Cristo, membra del suo corpo. Ripieni di Spirito Santo.
Il giorno del Battesimo non solo ci è stata donata la natura divina, non solo siamo diventati figli di Dio, perciò eredi dei beni trinitari, ma abbiamo celebrato le nozze con l'Agnello.
Queste nozze le abbiamo confermate il giorno della Cresima.
La nostra verginità viene alimentata dall'Eucaristia. Cos'è la Messa? È il momento in cui ognuno di noi «fa l'amore con Gesù». È il momento in cui ognuno di noi viene dallo sposo e dice: «Finalmente posso stare con te». Ascolta quello che lo sposo ha da dirci, parla con lui (le preghiere, i canti durante la Messa), e poi la Comunione. Il nostro corpo e il corpo di Cristo diventano una carne sola. Dalla comunione noi abbiamo solo vantaggi perché la carne di Cristo ci santifica, ci divinizza, ci dona la conoscenza divina e la volontà divina.
Per questo è necessario, quando si fa la comunione, quando si entra in rapporto d'amore intimo con Gesù, confessarsi, soprattutto se si sono commesse colpe gravi, cioè se si sono commessi peccati di adulterio. Il peccato grave è andare con altri amanti invece che stare con lo sposo della vita che è Gesù.
Cosa significa confessarsi?
1) riconoscere i nostri tradimenti e riconoscere che non pagano, non danno nessuna gioia;
2) chiedere a Gesù perdono, cioè che risani le nostre debolezze;
3) dire: «Gesù sto con te. Voglio stare con te. Aiutami a stare con te».
Solo così si sente la Messa e si fa la comunione in modo adeguato. Fare la Comunione = diventare un corpo solo con Cristo.
Allora si capisce che cos'è la Chiesa, cos'è la comunità cristiana: la compagnia che ci aiuta a vivere nella fedeltà allo sposo per poter essere finalmente felice.
Chi vuole essere fedele allo sposo Gesù non può che desiderare di essere fedele alla Madre Chiesa.
La Chiesa è feconda perché è vergine.
Una postilla.
Solo le madri vergini sono capaci di EDUCARE dei veri cristiani.
Lo scempio educativo è una conseguenza della perdita della verginità.
MESSA GRUPPO SPORTIVO NUOVA MOLINAZZO - NATALE 2003
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Ho ardentemente desiderato celebrare questa festa della nostra Società Sportiva che tradizionalmente facciamo vicino alla festa di Natale.
Ho ardentemente desiderato celebrare questa festa con voi e questa messa non è l'anticamera della festa, ma è il fondamento della festa. È il perno su cui tutta la festa di questa sera deve appoggiarsi.
Dicendo «ho ardentemente desiderato celebrare questa festa di Natale con voi» mi viene in mente che il primo ad usare questa espressione è stato Gesù. Quando nella notte in cui stava passando da un vecchio modo di vivere ad un nuovo modo di vivere, quando stava nascendo per l'uomo un'era nuova in cui la morte sarebbe stata decisamente sconfitta, quando stava nascendo un nuovo movimento religioso, il cristianesimo, che avrebbe cambiato il mondo, quando stava nascendo un uomo nuovo, Gesù chiamò con se i 12, i suoi amici, i suoi discepoli, chiedendo loro di condividere con Lui questo Passaggio radicale dal vecchio al nuovo. Passaggio che ha portato alla sua morte e alla sua Risurrezione.
Questa sera attorno a questo altare, all'interno di questa festa, io vi chiamo, voi atleti, voi allenatori e dirigenti, voi genitori, voi amici di questa Società, vi chiamo a Passare dal vecchio modo di appartenere alla nostra società sportiva ad un nuovo modo. Questo nuovo modo, già iniziato, esige ORA una svolta più consapevole e più decisa.
Abbiamo cambiato lo statuto, abbiamo eletto un nuovo Consiglio Direttivo, ma questo corre il rischio di essere un'operazione di facciata, un imbiancare una struttura che continua a rimanere vecchia, se non si capisce, se non si vuol capire, che noi vogliamo, attraverso lo sport, (calcio, pallavolo, basket) vogliamo diventare Uomini e Donne completi. A noi sta a cuore l'uomo tutto intero, poi l'atleta.
Le letture di questa sere possono sembrare strane e invece servono molto per capire il tempo che stiamo vivendo.
Ci viene descritta la storia di due coppie anziane sterili. Incapaci di procreare. Un limite della natura impediva a questi coniugi di avere figli. E questo era un disonore.
Interviene una grazia particolare. L'angelo rivela a queste coppie che, anche se anziani, concepiranno un figlio: Sansone e Giovanni Battista.
Entrambe queste persone hanno una grossa importanza nella storia di Israele.
Noi viviamo in una Europa vecchia. Un'Europa che si trova con il fiato corto, non tanto nel mettere al mondo fisicamente i figli (anche questo), ma soprattutto nel generare culturalmente, nel dare loro un senso interessante per la vita.
Ci troviamo in un'Europa vecchia sul piano educativo. Ci troviamo di fronte a famiglie, genitori che non fanno fatica a tirar su dei bambolotti o delle bamboline, ma che sono incapaci di tirar su uomini e donne che sappiano dove va a parare la vita. Ci troviamo di fronte a tante realtà ecclesiastiche, a tanti Oratori, a tante società sportive che hanno le sedi nei nostri Oratori, che sanno allenare gambe ma non sanno allenare testa e cuore.
Gesù è venuto per questo. Gesù ha avuto un corpo umano come il nostro, bello e pieno di vita come il corpo di tanti giovani che fanno parte della nostra Società. Talmente bello e talmente attaccato al suo corpo che lo ha Risorto e vuole far Risorgere anche il nostro, ma che ti dice: «Senti amico, ma che vale vincere una partita, che vale avere tante cose, se poi perdi te stesso?». Che vale continuare a fare partite di calcio, pallavolo, basket se non impari a giocare la partita della vita. Sei un bravo atleta, ma umanamente con ci sei.
Ecco il passaggio.
C'è un'Europa vecchia, ci sono famiglie vecchie, ci sono oratori vecchi, ma c'è anche del Nuovo che s'avanza. Noi lo abbiamo intuito e vogliamo portarlo avanti.
Non so quanti di voi hanno colto veramente, o per lo meno, intuito il significato di ciò che ho detto.
Io vi prometto una cosa. La nostra Società, cioè ognuno di voi atleti, mi sta molto a cuore. Lo stesso vale per i dirigenti e i genitori dei ragazzi. Per questo vi prometto che fino a Pasqua dedicherò la maggior parte del mio tempo per riflettere su come far progredire la questione educativa nella nostra Società.
Chiederò di parlarne al Direttivo. Radunerò allenatori. Mi incontrerò con le varie squadre e quando avremo le idee chiare anche con i genitori.
Fra pochi giorni è Natale. Quel Gesù di cui ricordiamo la nascita è vivo ORA. È in cielo con il corpo Risorto ed è QUI.
Tutta la questione sta qui. Ed è la differenza tra me e molti di voi.
Io festeggio la nascita di Gesù che so essere vivo ORA, che mi chiede di dargli credito ORA, che mi dice: «Silvano credi in me si o no?».
Per molti di voi il Natale al massimo è un ricordo della nascita di Gesù, un fatto lontanissimo nel tempo, ma che ORA con la mia vita non c'entra più assolutamente NULLA.
L'Europa, molte istituzioni ecclesiastiche, molti Oratori, molte società sportive sono pieni di cristiani morti. Ma permettetemi, se uno è morto come cristiano, sta agonizzando come uomo.
Vi chiedo esplicitamente di lavorare su quanto ho iniziato a dirvi. Certamente, nessuno si illuda, in questi mesi non vi lascerò in pace. Perché una cosa mi è chiara: non posso tradirvi.
Anche oggi EDUCARE è possibile. E se è possibile, educare è anche doveroso. Ad ognuno di noi in fondo in fondo non preme vincere una partita di calcio, preme vincere la partita della vita.
Noi vogliamo aiutarci in questo.
BUON NATALE
MESSA DELLA SCUOLA MATERNA - NATALE 2003
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo
Voi come i pastori siete venuti qui per vedere Gesù.
Cosa si ricorda il giorno di Natale?
Che tanti anni fa, (2.000 anni fa circa), a Betlemme è nato Gesù che è Dio tra noi. Quindi a Natale festeggiamo il compleanno di Gesù.
Perché facciamo festa a Natale?
Perché Gesù è un bambino speciale. È Dio che si fa bambino. È Dio che ha creato il cielo e la terra, gli animali e le piante, noi; è il Dio con cui abiteremo per tutta la vita, che viene ad abitare tra noi perché la sua compagnia è indispensabile per diventare grandi: uomini e donne vere.
Facciamo festa a Natale perché Gesù è ancora vivo. È qui ORA. Non solo è in cielo con il corpo Risorto, ma è qui.
Voi siete venuti a vedere Gesù.
Voi siete venuti ad adorare Gesù
Voi siete venuti per parlare con Gesù.
È qui: nell'Eucaristia, nella Comunità, in me (Io rendo presente Gesù).
Quel Bambino nato tanti anni fa è presente ancora.
Anche noi abbiamo bisogno di Dio.
Per questo vi dò un compito: Ogni giorno, quando tornate dalla Scuola Materna chiedete alla mamma, o al papà, o ai nonni che vi portino qui in chiesa a vedere Gesù.
E voi gli direte: "Gesù aiutami a diventare un uomo e una donna come vuoi tu. Aiutami a stare con te".
IMMACOLATA 8 DICEMBRE 2003
Omelia del Parroco Don Silvano Colombo